Whirlpool e le sue sorelle: Di Maio ha in mano il destino di centinaia di lavoratori

Mercoledì 12 giugno 'riapre' il Ministero dello Sviluppo Economico, che ha convocato diversi tavoli di crisi per discutere della situazione produttiva e occupazionale di alcune aziende in difficoltà: si parte con Ast, Iveco Defence e Whirlpool

Il vicepremier Di Maio davanti al Mise (FOTO ANSA)

Giugno si preannuncia un mese ricco di lavoro per il ministro del Lavoro Luigi Di Maio. A partire da mercoledì 12 giugno sui tavoli del Ministero dello Sviluppo Economico arriveranno i casi delle principali aziende in crisi, casi in cui ci sono in gioco i destini di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Dalla Whirlpool alla Blutec, soltanto nel mese di giugno il leader pentastellato dovrà trovare il bandolo della matassa di almeno sette vertenze, cercando le migliori soluzioni per risolvere le crisi produttive e occupazionali delle aziende in esame. Come confermato dal calendario diffuso dal Mise, si inizia il 12 giugno con ben tre tavoli: alle ore 10 la vertenza Ast, alle 14 sarà il turno di Iveco Defence, prima di entrare nel vivo alle ore 17 con il tavolo Whirlpool, tra i più ostici e complicati. Vediamo nel dettaglio quali sono le situazioni delle prime tre aziende con cui il ministero di Di Maio dovrà trovare la strategia per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti a rischio licenziamento. 

Caso Ast, intesa ad un passo

Il primo caso che arriverà sui tavoli del Mise è quello dell'Ast, l’Acciai Speciali Terni, in cui le posizioni delle organizzazioni sindacali e quelle dei vertici aziendali si sono avvicinate notevolmente negli ultimi mesi. Dopo una lunga trattativa in cui è stato presente anche il vice capo di gabinetto del Ministero Giorgio Sorial, sembra sia stato trovato l'accordo per il nuovo piano industriale. Gli occupati, nel biennio 2019-2020 saranno 2350, a fronte di 2367 occupati ad oggi, 50 in più rispetto alla precedente proposta. L’azienda avvierà la procedura di licenziamento per una quarantina di lavoratori, ma si è impegnata ad assumere una ventina di somministrati. Per l’esercizio 2018-2019 l’acciaio fuso si attesterà su 940 mila tonnellate, nel 2019-2020 dovrebbe superare, di poco, 1 milione. 

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C’è la disponibilità di concedere 500 euro pro capite, come una tantum, mentre per il prossimo anno fiscale, 1000-1200 euro. Al netto di questa situazione, mercoledì 12 giugno sul tavolo del Mise potrebbero arrivare due documenti: uno prettamente legato al piano industriale, che tratterà di investimenti, organico e assetto impiantistico, mentre l'altro parlerà della piattaforma integrativa che dovrebbe concretizzarsi in un premio di risultato per i lavoratori. Per quanto riguarda invece le 50 unità lavorative da 'tagliare', i rappresentanti sindacali chiederanno di rivedere la procedura di licenziamento, magari chiedendo delle formule che prevedano delle fuoriuscite incentivate volontarie. 

Iveco Defence, si attende la svolta

Sempre mercoledì 12 giugno, alle ore ore 14, sarà la volta di Iveco Defence Bolzano azienda del gruppo Cnh Industrial, un caso in cui ci sono in ballo centinaia di lavoratori, che vide una prima svolta arrivare dopo l'incontro avvenuto al Mise lo scorso 19 marzo. Quel giorno i rappresentanti del dicastero dello Sviluppo Economico e del Ministero della Difesa avevano comunicato alle organizzazioni sindacali e alla dirigenza aziendale di aver raggiunto l'intesa per lo sblocco delle commesse, attraverso uno stanziamento di durata decennale spalmato gradualmente fino al 2029.

Una notizia positiva che in quel momento servì a dare tranquillità ai 700 dipendenti dello stabilimento di Bolzano, anche se, come chiarito dagli esponenti sindacali a marzo, i lavoratori avrebbero dovuto avere ancora pazienza: "L'iter burocratico per rendere esecutivo tale accordo deve essere ancora completato, e i tempi comunicati sono di un paio mesi. Si tratta di una notizia positiva, speriamo che i tempi auspicati oggi non siano disattesi. Si darebbe tranquillità agli otre 700 dipendenti di Bolzano che dal 2016 sono in Cigo e questa incertezza è durata fin troppo tempo, con il rischio di incappare nei limiti di utilizzo degli ammortizzatori sociali che ad oggi troverebbero copertura fino al 2020". I 'due mesi' preventivati dai sindacalisti sono passati, motivo per cui dall'incontro previsto al Mise ci si aspetta una 'fumata bianca' per i lavoratori degli stabilimenti di Vittorio Veneto e Bolzano, che producono mezzi tecnologicamente avanzati per la difesa e la protezione civile.

Whirlpool, la vera 'gatta da pelare'

La giornata 'di fuoco' al Mise si concluderà alle ore 17 con il tavolo più scabroso e complesso: quello relativo al caso Whirlpool. Al centro dell'attenzione c'è lo stabilimento di Napoli, in cui lavorano circa 420 persone, che il colosso statunitense intende riconvertire e poi cedere come ramo d'azienda, cercando di mantenere ''la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali, al fine di creare le condizioni per un futuro sostenibile del sito napoletano''. 

Nonostante questa premessa della Whirlpool i sindacati temono che questa 'manovra' porti alla chiusura dello stabilimento di Ponticelli a Napoli, con oltre 400 lavoratori rischiano di perdere la loro occupazione e di conseguenza la loro forma di reddito. Dal 31 maggio scorso gli operai sono in presidio permanente davanti allo stabilimento, mentre oggi, lunedì 10 giugno, gli operai hanno cominciato un sit-in via Argine, a Napoli,  bloccando la strada nei pressi dello stabilimento che l’azienda intende cedere. La protesta è nata a seguito del diffondersi di voci che fanno riferimento all'esistenza di una cordata per acquisire Whirlpool Napoli.

"Per noi è fondamentale che Whirlpool rimanga a Napoli ed è questa la nostra base per un negoziato - dichiara Giovanni Sgambati, segretario della Uil Campania -Andremo avanti con la campagna 'Io non compro Whirlpool se non produce a Napoli'".

In attesa che il 12 giugno arrivino notizie sul loro futuro, dal presidio davanti allo stabilimento napoletano della Whirlpool arriva il grido d'allarme dei lavoratori: "Avevamo un lavoro, un futuro, una serenità. Ci hanno tolto tutto in un secondo - hanno raccontato ugli operai ai microfoni di NapoliToday -  Giovedì abbiamo lavorato e nessuno ci ha detto nulla. Venerdì abbiamo trovato i cancelli chiusi. Quella 'x' ci ha ucciso, ci hanno voluto cancellare''. Il prossimo 12 giugno tutti gli occhi saranno puntati sul Mise e su Di Maio, con la speranza che dal Ministero (e l'Italia) non si faccia prendere per i 'fondelli'. 

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I prossimi appuntamenti al Mise

Dopo la giornata 'di fuoco' di mercoledì 12 giugno, altri tavoli di crisi attendono Di Maio e il suo ministero. Il 18 giugnos sarà la volta del tavolo Csp, il 20 giugno toccherà alla Semitec, mentre il 21 giugno sarà il giorno della vertenza Blutec. L'ultimo appuntamento del mese sarà quello del 26 giugno con il tavolo Sider Alloys Italia, mentre luglio inizierà con il tavolo Abb

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