INTERVISTA | Riccardo Mandolini: “Sulle orme di mamma Nadia (Rinaldi)”

Diciotto anni, figlio d’arte, l’erede dell’attrice romana racconta a Today.it le sue ambizioni nel mondo dello spettacolo. Dalle lezioni con Giancarlo Giannini al debutto sul palco. Senza dimenticare il rapporto ("Fantastico ma conflittuale") con la madre: "Ne abbiamo passate tante, le abbiamo superate tutte"

Riccardo Mandolini, 18 anni, insieme alla mamma Nadia Rinaldi, 50

Il sorriso è lo stesso. Ed anche le ambizioni. Riccardo Mandolini, 18 anni, è cresciuto nel “dietro le quinte” del mondo dello spettacolo e gli è stato utile a scoprire la stessa passione della mamma, l’attrice Nadia Rinaldi: "Sin da piccolo ho vissuto i teatri, i camerini, i set. Ma se prima sentivo quest'ambiente come ‘casa mia’, durante l'adolescenza il mio sguardo è cambiato ed ho cominciato ad avere gli occhi degli ‘addetti ai lavori’. Mi sono tuffato nella passione scoperta per i film, per le storie”.

Da lì il primo spettacolo teatrale, a 13 anni. “Si intitolava Steve e Bill – racconta a Today – Era la storia di un incontro mai avvenuto tra Steve Jobs e Bill Gates da adolescenti: ragazzini che sarebbero diventati geni. Un racconto in parte fantastico, ma mi ha molto affascinato”.  E ancora Sempre colpa dei grandi, poi il musical M.A.F.I.A. In questi giorni è spesso in tv per sostenere la mamma, reduce dall’esperienza - celebre ma non semplice - allIsola dei Famosi. Negli studi televisivi mai una parola di troppo nonostante la giovane età. E su Twitter è sempre pioggia di complimenti da parte delle coetanee (“Ma come si chiama precisamente il figlio della Rinaldi?”, “Come cresce bene il figlio della Rinaldi”, ecc.) 

Ma lui ci scherza su: “Non ho Twitter” e “In questo momento voglio guardare al mio obiettivo, non alle ragazze”. Riccardo, insomma, è tutto l’opposto di tutto ciò che lo stereotipo del “figlio d'arte” mormora nella mentalità comune: ha la risolutezza e l’umiltà del ragazzino che no, non è cresciuto dentro una campana di vetro. Merito anche di mamma. E di papà. Ma alla fine, si sa, non è mai sempre e solo merito o demerito dei genitori. 

Riccardo, perché la recitazione? 

Ho capito che mi piace la possibilità di interpretare personaggi, quella magia di raccontare in poche battute mille sfaccettature di una personalità. Non mi interessa esclusivamente il discorso di apparire di fronte alla telecamera, ma mi affascina il lavoro nella sua totalità: anche scrivere, costruire un protagonista.

“Rubare con gli occhi” in casa, però, è una fortuna che non basta. Quale formazione stai seguendo?

Ho frequentato la scuola “Studio Cinema” fino allo scorso anno. A fare lezione c’erano attori e registi del calibro di Giancarlo Giannini e Michele Placido. Ho lavorato in teatro e mi sono sperimentato in un piccolo ruolo cinematografico (in Al posto tuo, Max Croci, 2015, ndr): il prossimo passo sarà proprio approfondire gli studi di cinema per avere una preparazione più completa possibile. Intanto frequento il terzo anno di liceo artistico a Roma.

I tuoi idoli?

Lo stesso Michele Placido, ad esempio. Se dovessi sognare qualcuno a dirigermi penserei proprio a lui. Poi Marco Giallini, Filippo Timi. E le “nuove leve” Alessandro Borghi e Luca Marinelli.

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                    Sopra: Riccardo con Alessandro Borghi

La tua è una bella sfida, considerando che l’etichetta di “figlio d'arte” è sempre in agguato. 

L’ho messo in conto. Ma è un fattore che, allo stesso tempo, mi rende orgoglioso da sempre. Per carità, non che mi sia mai piaciuto presentarmi come "figlio di", ma la popolarità dei miei non mi è mai pesata. Da bambino, ad esempio, la curiosità dei miei compagni era forte, mi chiedevano se conoscessi questo o quell’altro personaggio, ma ho sempre percepito la mia famiglia come “normale”. 

Nadia come ha preso la tua scelta?

Mi ha detto che avrebbe preferito facessi il chirurgo plastico (ride, ndr). Mi ha messo in guardia dal fatto che è un mestiere che non dà sicurezze. Ma nella vita bisogna fare ciò che rende felici. Avrei potuto studiare da chirurgo e diventare ricco e famoso, ma sarei andato tutti i giorni a lavorare con l'infelicità dentro. Un mestiere che piace, invece, ha in sé una parte di divertimento. Certo, ci vorrà determinazione

Il traguardo che al momento ti rende più orgoglioso.  

Aver firmato la sceneggiatura di “Lasciami volare”. Ne sono coautore insieme a mio padre (lo sceneggiatore Mauro Mandolini, ndr). E’ uno spettacolo tratto da una storia vera, quella di un ragazzo che si è suicidato sotto effetto di stupefacenti. Avevo 15 anni e papà ha pensato di coinvolgermi nella stesura del testo per portare il mio sguardo di adolescente. 

A te è mai capitato di "cadere" in rischi di questo tipo?

No. Non nego che a Roma succede che in discoteca, alle feste, o anche semplicemente nelle scuole, sia facile confrontarsi con realtà del genere. Ma io anche nei momenti difficili – che ci sono stati – non mi sono mai consolato con alcool e simili. Non amo perdere il controllo. E poi ho un rapporto schietto con i miei genitori: il dialogo è stato l’antidoto.

Visto da fuori, il rapporto con tua madre sembra fantastico.

E lo è. Ma è anche conflittuale. Siamo “amici” e questo è ambivalente, nel senso che lei mi aiuta in ogni problematica, che riguardi la scuola, le ragazze o le amicizie, ma proprio per questo succede di scontrarsi. Non vengo trattato come un ragazzino: da quando ho 13 anni, i miei mi hanno stimolato ad essere indipendente e a prendermi responsabilità. 

Cioè?

Sono cresciuto con principi sani e questo mi ha insegnato a fare le cose per me stesso. Ho vissuto la scuola come una cosa "per me", non come un "se vanno bene le verifiche, avrò una ricompensa". Poi ovvio: i regali sono arrivati, ma non sono stato viziato. Un esempio? Mamma mi ha sempre fatto prendere i mezzi pubblici. Può sembrare banale, ma non lo è. Significa rimanere ancorati alla vita reale, e collezionare esperienze è importante per un attore.

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Un pregio e un difetto di mamma.

Ammiro la sua capacità di essere sempre solare. Di riuscire a trovare il lato positivo delle cose anche nelle situazioni più difficili. Difetti non so trovarne. Mamma è una donna molto dolce, non è solo la litigata con Rosa Perrotta o con Lemme. 

Come giudichi il suo percorso all’Isola?

L’ho vista stare male durante la prima settimana: o piangeva o litigava. Durante la seconda, invece, aveva un altro sguardo e se l'è goduta, ma questo non è emerso dalle clip. A tratti, infatti, ho avuto l'impressione che più che un gioco fosse un gioco al massacro, ma capisco che la tv ha le sue dinamiche. Ah, poi c’è da dire che, finché non è tornata, sono rimasto un po’ offeso con lei…

Perché?

Ero convinto che non mi avesse fatto gli auguri nel giorno del mio compleanno. Poi invece mi ha spiegato che mi aveva dedicato la nostra canzone, “L’emozione non ha voce”, ma che quella scena non è stata mandata in onda. Avevo seguito i daytime giorno e notte aspettando i suoi auguri…

Hai anche aspettato che tornasse in Italia per festeggiare i 18 anni.

Sì, e avevo chiesto alla produzione di non farglielo sapere perché ero sicuro che si sarebbe messa a piangere, come poi è avvenuto quando Mara Venier glielo ha detto in diretta. Prima di partire mi aveva organizzato una festa in tutti i dettagli: aveva invitato amici, pagato il locale, confezionato i regali. Mamma è una donna che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, ma è anche una persona sensibile. 

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  Sopra: Riccardo e Nadia ospiti di "Domenica Live"

Della tua famiglia hai detto "Ne abbiamo passate tante, le abbiamo superate tutte".

Mi riferisco anche all'ultima separazione di mia madre, quando ci siamo trovati da soli io, lei e Francesca (la sorella, figlia del pittore Francesco Toraldo, ndr) a Pescara, perché la storia era finita. Lì ho capito che nei momenti difficili le famiglie si uniscono. Non ho fatto il cane bastonato, il figlio piagnone, perché è proprio quello il momento in cui se ti allontani ti perdi… 

La vostra è una "famiglia allargata".

Ma Francesca è mia sorella al mille per mille. La parola "sorellastra" non è mai stata contemplata. Con il fatto che suo padre, poi, vive in un'altra città e lo vede di meno, io sono per lei il punto di riferimento maschile, pur restando sempre il fratello con cui bisticciare.

E l’amore come va? Su Facebook risulti impegnato...

Non aggiorno il profilo da tempo. Sono single.

Da quando frequenti i salotti televisivi, però, il tuo profilo Instagram è affollato di nuove follower...

Ho 400 messaggi non letti e mi scrivono molte ragazze, anche bellissime, ma la verità è che a me, da un po’, piace la stessa ragazza. Mi piaceva prima di andare in tv e mi piace adesso. E ora come allora non mi si “fila”. Insomma, non è cambiato niente… (ride, ndr)

Tu all'Isola dei Famosi andresti mai?

Non so. Sicuramente non ora, perché andrei come "figlio di Nadia Rinaldi". Magari più avanti. Ma capiterà solo quando avrò costruito il percorso di Riccardo Mandolini. 

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