INTERVISTA | Nadia Rinaldi: “L’isola poteva darmi tanto, invece mi ha lasciato molta amarezza”

Seconda eliminata nel reality di Canale 5, l’attrice romana fa un bilancio della “sua” Isola. Dal tuffo dall’elicottero ai nodi da sciogliere (vedi alla voce “Canna-gate”). Fino al ritorno tra le braccia dei figli Riccardo e Francesca

Nadia Rinadli, 50 anni, terza eliminata dall'Isola dei Famosi

“Ho accettato di partecipare ad un reality show a cui avrei potuto dare tanto e che poteva lasciarmi altrettanto. Invece resta tanta amarezza, perché al ritorno mi ritrovo quasi a dovermi difendere da non so neanche io cosa”.

Nadia Rinaldi, seconda eliminata all’Isola dei Famosi, è un fiume in piena. L’Isola più controversa di sempre non soddisfa neanche lei. Colpa del cosiddetto “Canna-gate” che sta immancabilmente ricadendo su gran parte del cast e dei suoi buoni propositi che sulle spiagge dell’Honduras non hanno trovato i giusti interlocutori. Ad attenderla al ritorno in Italia, gli adorati figli Riccardo e Francesca Romana, nuovi ed importanti progetti teatrali, ma anche polemiche che ritiene ingiusto le siano piombate addosso. 

Quando parli di “difenderti” ti riferisci al ‘caso marijuana’, ovvero al presunto uso di droghe leggere da parte di Francesco Monte.
Sì. Ad oggi, anziché avere la possibilità di raccontare cosa mi hanno lasciato nel cuore i 15 giorni di permanenza sull’Isola, sono chiamata a discutere di questo.

Ci sono in ballo accuse molto forti nei confronti di un concorrente...

Certamente, ma è sbagliato che siamo chiamati a risponderne tutti quanti. Chiedere a noialtri naufraghi cosa abbiamo visto e cosa ricordiamo, coinvolgerci ed accanirsi su di noi è ingiusto. La verità se la sanno la sanno loro e sono loro a dover prendere i provvedimenti necessari.

Sei stata eliminata molto presto, durante la terza puntata. Che cos’è che i naufraghi non hanno capito di te?

In realtà hanno capito fin troppo. E cioè che sarei stata una concorrente forte, quindi era il caso di abbattermi subito. 

L’Isola si è rivelata più o meno difficile di quanto ti aspettavi? 
Sono soddisfatta. Ho dimostrato di farcela. Pur essendo capitata nelle settimane più difficili, ovvero quelle del nubifragio, non ho fatto né più né meno degli altri. Ho resistito benissimo alla mancanza di cibo, forse perché ho ancora mie riserve che mi possono aiutare (ride, ndr). 

E la convivenza forzata?
Mi è dispiaciuto vedere come si andava a cercare il pretesto per litigare per far succedere qualcosa, perché altrimenti in quei giorni non accadeva nulla. Nelle prime settimane, infatti, il meteo non era dalla nostra parte, non avevamo il fuoco, avevamo poco cibo. Di fronte a questo, invece di unirci e fare qualcosa di bello, hanno iniziato subito dinamiche varie. Prima le storielle d'amore, vedi Monte-Paola. Poi si è creata la prima coalizione: Rosa e Marco, infatti, si sono alleati alla coppietta, e tutti insieme si sono dissociati dal resto del gruppo. Tanto astio si poteva evitare. 

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Con Rosa non ti sei proprio trovata.
È un po’ una stratega. Quando scoppia una lite, devono essere sempre gli altri a chiederle scusa, lei non fa mai un passo avanti. Nel corso dell'ultima puntata, ha attuato lo stesso comportamento con Alessia Mancini. Si sente molto sicura perché ha alle spalle un'agenzia importante, e secondo me è quella che stanno spingendo di più. Ma mai essere troppo sicuri, perché le cose possono cambiare da un momento all'altro. Anche Monte doveva essere uno sicuro...

Cosa non ti ha convinto dei concorrenti più giovani?
Tra noi poteva esserci uno scambio generazionale interessante. E invece è stata un’occasione mancata. Il confronto non è scontro, ma è fatto di intelligenza. Se da una parte, infatti, ci siamo noi, che abbiamo bisogno del consiglio dei ragazzi per rimanere allenati, dall'altra ci sono loro che possono beneficiare della nostra esperienza, soprattutto se vogliono diventare attori. Un confronto del genere avrebbe fatto bene al programma. E pure al pubblico. E invece è emerso solo che i giovani sono una generazione di prepotenti e che, secondo loro, le generazioni vecchie sono inutili, da abbattere. Parlando con loro, si può chiacchierare solo di serate, di “Uomini e donne”, di quello che hanno fatto. Neanche la curiosità hanno dalla loro parte…

Ovvero?
Se nominavi Steno, non sapevano neanche chi fosse. Vogliono fare questo mestiere ma poi hanno poca preparazione e poca cultura, e mi dispiace, perché questa una professione che richiede curiosità, mentre loro si limitano a ciò che vedono nella fiction. Per loro esistono solo queste fiction qui, esiste “Furore”… (Francesco Monte è in "Furore", ndr)

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Chi vince secondo te?
Ora sono saltati tutti i giochi. La sensazione comune, all’inizio, era che avrebbe dovuto vincere Monte, ma forse il suo errore è stato proprio sentirsi troppo tranquillo e spavaldo. Adesso sta avendo importanza Francesca Cipriani: è la protagonista femminile dello show. 

La Cipriani “ci è o ci fa”?

A volte esagera. Ha studiato il personaggio della “pupa” da anni e lo fa anche bene. Ma deve accettare che non è più “pupa”. Anche perché così rischia di diventare la pantomima di sé stessa. È intelligente, ma a volte sembra che il ruolo che interpreta prenda il sopravvento sulla sua personalità, che è molto fragile. Presa in disparte, invece, quando ha sprazzi di lucidità, è buona e sensibile. E io vorrei tanto che tenesse per un po' le coroncine di fiori nell'armadio e si facesse conoscere per quella che è, ovvero qualcuno sicuramente migliore di ciò che propone e vende. Poi va beh, il suo personaggio fa colore, serve allo show e va bene così…

Qual è, invece, il ricordo più bello di quest'esperienza che porterai con te?
Un momento semplice: l'emozione del lancio dall'elicottero. Era da tempo che non provavo una cosa del genere. L'ultimo lancio con paracadute lo avevo fatto a “La Talpa” anni fa, a 4800 metri di altezza. I 6 metri dell’Isola possono sembrare pochi, ma con il mare agitato non è un’impresa semplice.


Tra i motivi che ti hanno spinta a partire, c’era anche la voglia di staccare da tutto per fare pace con il tuo passato, in particolare con la separazione da Francesco Toraldo, padre di tua figlia Francesca. Ci sei riuscita?

Sono tornata con tutte le buone intenzioni per ritrovare un dialogo amichevole, ma pare non sia possibile riuscirci. Si è sentito offeso perché ha equivocato una mia parola in occasione di un'intervista che ho rilasciato. E sono nate nuove polemiche

Cioè?

L'ho definito "scemotto". Un termine che a Roma non ha una valenza negativa come può sembrare. A mia figlia dico che il padre è “uno scemotto” per spiegarle perché a volte non mantiene gli appuntamenti dati. Le dico “sai com’è papà, è un po’ scemotto, lavora di notte e la mattina fa fatica a svegliarsi”. Lui lo è venuto a sapere e mi ha accusata del fatto che mediaticamente ne è uscito male. Ma secondo me non è questo ciò che fa uscire male una persona quando è presente continuativamente nella vita di un bambino. Comunque gli ho chiesto scusa e non voglio più polemizzare. 

Oggi sei pronta per un nuovo amore?
No
. All'amore bisogna essere predisposti. Serve avere la testa sgombra per permettere a qualcuno di avvicinarsi. Non dico che ho chiuso con gli uomini, perché non è bello rimanere soli, soprattutto quando i figli crescono e si cercano nuovi stimoli, ma non è ancora arrivato il mio momento. E poi la mia bambina è piccola.

A proposito di figli, Riccardo ha ereditato da te la passione per la recitazione: vuole diventare attore. Questo ti entusiasma o ti fa paura?

È giusto stimolare i figli a raggiungere i propri obiettivi, quindi lo incoraggio sempre. Ma allo stesso tempo il suo sogno mi intimorisce. È normale. Avrei preferito che facesse il chirurgo plastico (ride, ndr), perché mentre il telefono del chirurgo va in ebollizione, quello dell'attore squilla molto meno. Il mondo dello spettacolo è sacrificio, è studio, sono ore di prove, sono le tournée e girare l’Italia in lungo e in largo. I successi lampo lasciano il tempo che trovano. La velocità con cui arriva la popolarità è direttamente proporzionale ai tempi di caduta. Per questo voglio che Riccardo studi, come ha fatto e sta facendo. La sua è gavetta vera: ha cominciato da “runner”, portando l'acqua agli attori nei camerini.

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Quale formazione sta seguendo?

Studia teatro, cinematografia e legge i classici. Il padre gli ha regalato “Romeo e Giulietta”. Sembra una rottura di scatole, ma consigliare di prepararsi su testi come “Sogno di una notte di mezza estate” è il suggerimento migliore che un genitore può dare ad un figlio per prepararlo a questo mondo, che è una lavatrice capace di distruggerti se il lavaggio è fatto male. I giovani di oggi, purtroppo, sono pronti a fare tutto ma non sono preparati a subire le sconfitte. 

Perché secondo te?

Il fatto che i genitori gli abbiano dato tutto li porta ad aspettarsi sempre un riscontro positivo. Invece bisogna stare con i piedi per terra ed essere pronti alle porte in faccia, perché anche quelle sono costruttive. È capitato che chiamassero Riccardo per un provino e lui non si sentisse pronto. Aveva paura e cercava scuse per non presentarsi. Io l’ho spronato ad andare lo stesso, gli ho detto “Al posto tuo c’è un altro che corre, fa il provino, non rompe le palle e prende il tuo posto”.

Hai dedicato gli ultimi trent’anni della tua carriera al teatro. A che cosa lavorerai adesso?

Amo il palcoscenico, e poi in questi anni ci sono stati molti meno ruoli disponibili al cinema. Riprenderò in mano lo spettacolo “Donne” di Stefano Fabrizi. E intanto sto scrivendo uno spettacolo tutto mio con canzoni e monologhi. 


Di cosa tratterà?
Sarà brillante ma non mancheranno momenti commoventi. Ed anche questo sarà dedicato al mondo femminile. Io sono così: per me le donne devono trionfare. Nella vita privata, purtroppo, ci capita di subire troppe mancanze. Ce la prendiamo sempre con questi uomini un po’ presuntuosi, ma alla fine dobbiamo renderci conto che… non je la ponno fa'. Lo dedicherò alla femminilità. In tutte le sue sfaccettature.

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