Marco Carta rompe il silenzio: "La mia notte in cella, come un animale in gabbia"

Il cantante è stato arrestato con l'accusa di furto aggravato nella serata di venerdì 31 maggio e poi rilasciato

(Nel video in alto, il racconto di Marco Carta a 'Live - Non è la d'Urso)

Marco Carta racconta la sua verità a 'Live - Non è la d'Urso'. Il cantante 34enne, arrestato venerdì 31 maggio con l'accusa di furto aggravato di magliette e poi rilasciato il giorno dopo, smentisce ogni accusa e racconta la notte trascorsa in cella. 

Marco Carta arrestato: il suo racconto

In un primo momento, Carta è stato accusato di furto aggravato alla Rinascente di piazza del Duomo a Milano, poi il giudice di Milano non ha convalidato l'arresto e non ha applicato nessuna misura cautelare. “Suona l’allarme - ricorda Marco - arriva la vigilanza, ci fermano. Io faccio vedere la mia borsa e dentro c’erano cose comprate con tanto di scontrino. Poi ci portano in uno stanzino, aprono la borsa di lei e ci sono 6 magliette. Poi è arrivata la Polizia, io ero incredulo, ci facevano domande, ci hanno perquisiti e io ero molto scosso. Poi ci hanno detto ‘dovete seguirci, ci potrebbe essere un arresto’".

La serata di Carta è proseguita in una volante della polizia e poi "al fresco", come dice lui stesso. "Dentro una macchina della Polizia ci hanno portato al fresco come si dice, dentro un carcere, dentro ad una cella, sì, dentro una cella, separati io dalla mia amica. Io facevo avanti e indietro, mi sentivo un animale in gabbia. Ero senza cellulare, non potevo avvisare il mio fidanzato, che fino a notte fonda non ha sputo più nulla di me. Mi hanno detto che ero sotto arresto e che non potevo sentire nessuno se non un avvocato". E ancora: "Sono rimasto in cella fino alle 4:30 del mattino, poi una pattuglia mi ha accompagnato a casa. Si vedeva che ero scioccato e che non stavo bene, fissavo il vuoto. Anche se a casa, la mattina continuavo ad essere arrestato". 

Il giorno successivo è stato tempo di processo. "Alle 8 del mattino la Polizia è tornata a prendermi, siamo andati al processo. Il magistrato ha visionato i documenti per ore e non ha trovato prove certe e c’erano cose che non tornavano nelle dichiarazioni messe a verbale. Adesso sono indagato, ma non rinviato a giudizio". 

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