Bioraffineria di Gela: procedono i lavori per la riconversione, ma è allarme lavoro

Milioni di euro sono già stati investiti per produrre anche in Sicilia, come a Marghera, i carburanti green, ma senza la raffineria l'indotto soffre dice la Cgil che, insieme all'amministrazione locale, denuncia anche i ritardi della politica regionale

La raffineria Eni di Gela, come già accaduto per quella di Marghera, diventerà presto una bioraffineria: l'impianto esistente verrà riconvertito per produrre carburanti meno inquinanti; dall'olio di palma e dai grassi animali nasceranno diesel, Gpl e nafta green. I lavori per la riconversione, a distanza di due mesi dall'ok della Regione che ha rilasciato le autorizzazioni, sono ufficialmente partiti lo scorso aprile. Qualche giorno fa, l'azienda del cane a sei zampe ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del progetto, contenuto nel Protocollo di intesa siglato il 6 novembre 2014 al ministero dello Sviluppo economico tra l'Eni, le organizzazioni sindacali, le istituzioni e Confindustria: circa 310 milioni di euro sono già stati investiti, con una proiezione a fine anno che si prevede possa superare i 400 milioni. Ma le sigle sindacali lanciano l'allarme lavoro e puntano il dito contro la Regione Siciliana, colpevole di fare ben poco per il territorio. Ad attaccare direttamente il Governatore Crocetta anche il sindaco della cittadina siciliana, Domenico Messinese, che denuncia "la totale assenza del presidente della Regione nel percorso per la soluzione della crisi economica e occupazionale di Gela".

Ignazio Giudice, segretario provinciale della Cgil, spiega a Today.it: "Abbiamo una serie di criticità dettate principalmente dalla burocrazia: sono una miriade le autorizzazioni necessarie per procedere con i lavori e vanno rilasciate da diversi enti. Tra questi, la Regione che ha dei tempi biblici anche per emanare una delibera". Ma non è solo la lentezza della macchina ad essere un problema: "Le cose andavano già male prima della firma del Protocollo ma adesso non vanno meglio: c'è una moria di posti di lavoro legati all'indotto", continua il segretario. La bioraffineria da sola, come investimento, non basterebbe. Cosa fare allora? "Il sindacato confederale ha proposto che l'Eni metta a disposizione le aree dismesse e le renda appetibili e attraenti per nuovi investitori in un mercato sempre più globale. Le aree devono essere bonificate e Gela dichiarata "area di crisi complessa" e ci devono essere dei vantaggi finanziari per chi investe qui", aggiunge Giudice. La delibera che dovrebbe riperimetrare l'area di crisi complessa però è ferma. La colpa? "Della politica - tuona il segretario provinciale della Cgil - che non fa nulla, né sul piano normativo né autorizzativo".

CANTIERI E LAVORATORI IMPIEGATI. Ad oggi sono impiegate nei lavori di costruzione della bioraffineria circa 130 risorse locali, di cui 100 per attività di cantiere e 30 per la fase di ingegneria. Nel corso del 2016, è previsto un picco di risorse dell’indotto locale superiore alle 200 unità a cui si andranno ad aggiungere ulteriori 50 risorse esterne. Sul fronte dell’occupazione nel periodo di attività, sono stati avviati 70 cantieri di cui 35 già completati; nella restante parte dell’anno se ne prevede di avviarne ulteriori 32. Per quanto riguarda l’impiego diretto, l’impegno assunto con il Protocollo prevede di mantenere a regime 400 risorse in raffineria. Il ricollocamento dei lavoratori, spiega Eni, è stato realizzato senza far uso di cassa integrazione, attraverso un programma di riqualifica e riposizionamento in altre realtà Eni.

IL PUNTO SULLE BONIFICHE. In anticipo di circa un anno, inoltre, a giugno sarà emesso l’ordine per l’approvvigionamento dell’impianto per la produzione di idrogeno Steam Reforming, uno dei sistemi principali del progetto. Relativamente al progetto di sviluppo offshore dei campi a gas di 'Argo' e 'Cassiopea' è stata completata la fase di ingegneria e si resta in attesa dell’esito del ricorso al Consiglio di Stato contro il rilascio della Valutazione di impatto ambientale e della concessione promosso da associazioni ambientaliste e da 4 Comuni della Sicilia, previsto nei prossimi mesi. Sul fronte del risanamento ambientale, tutte le attività autorizzate sono concluse o in corso di realizzazione. E' previsto di avviare altri 11 cantieri entro l'anno; tra questi, il più importante è relativo alla dismissione dell’impianto Isaf: la bonifica non è partita ma, dovrebbe iniziare nei prossimi mesi, dopo un lungo iter autorizzativo; si attende l’autorizzazione finale da parte della Regione.

E' SCONTRO TRA COMUNE E REGIONE.  A proposito di Regione, a lanciare dure accuse al Governatore Rosario Crocetta, durante una conferenza stampa convocata per fare il punto sulla raffineria, è il sindaco di Gela Domenico Messinese. Più volte la sua amministrazione avrebbe sollecitato, tra le altre cose, il varo della delibera della Giunta regionale di governo sulla perimetrazione della più grande area di crisi complessa d'Italia, quella di Gela, area già definita da oltre tre mesi (é composta da 12 Comuni con oltre 500 mila abitanti) e che ancora oggi non vede attuazione: "Una firma mancante blocca gli investimenti", spiega Messinese. "Noi siamo pronti a parlare con tutti. Chiunque voglia lavorare per questa città da noi troverà un alleato fidato", conclude Messinese invitando Crocetta ad andare a Gela per firmare e sbloccare l'impasse.

Il primo cittadino è stato tra coloro che hanno avallato il Protocollo d'intesa sin dall'inizio e questa posizione gli è costata cara: è stato espulso dal Movimento 5 Stelle. “È venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”, dichiaravano un anno fa i pentastellati per motivare l'espulsione. 

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