Risparmio idrico? Come recuperare l’acqua piovana e tagliare la bolletta

Una parte consistente del fabbisogno giornaliero d'acqua di un'abitazione privata potrebbe essere reperita con questo sistema

Risorsa preziosissima, l’acqua è anche quella maggiormente sprecata, soprattutto dai Paesi industrializzati. E l’Italia non è da meno. Secondo l’ultimo rapporto del Wwf, “l’impronta idrica totale dei consumi in Italia, ossia il volume totale di acqua dolce utilizzato per produrre i beni e servizi consumati dagli abitanti della nazione, è di circa 132 miliardi di m3 e comprende anche i consumi derivanti dalle importazioni”. “Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale), prosegue il rapporto, contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. Il consumo di acqua per usi domestici (per pulire, cucinare, bere, etc.) è solo il 4 % dell’acqua che consumiamo ogni giorno, mentre l’acqua “incorporata” nei prodotti industriali rappresenta il 7%”. 

Trovare soluzioni per il risparmio idrico diventa quindi un obiettivo primario: un esempio è quello del recupero delle acque piovane. A livello nazionale, il recupero dell’acqua è previsto nell’articolo 73 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 (modificato poi con il decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4) dove si esplicita che è necessario “l'individuazione di misure tese alla conservazione, al risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche”. Ed entrando nel dettaglio, nell’art.146 leggiamo che bisogna “realizzare nei nuovi insediamenti, quando economicamente e tecnicamente conveniente anche in relazione ai recapiti finali, sistemi di collegamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue e di prima pioggia”. Spetta poi alle Regioni definire queste modalità. Ad esempio la Regione Lazio nell’art.4 della L.R. 6/2008, prevede “l’utilizzo delle acque meteoriche, raccolte dalle coperture degli edifici, per l’irrigazione del verde di pertinenza, la pulizia degli spazi pertinenziali interni ed esterni, e per gli usi consentiti all’interno delle abitazioni. Le coperture dei tetti devono essere munite, tanto verso il suolo pubblico quanto verso il cortile interno e altri spazi scoperti, di canali di gronda impermeabili, atti a convogliare le acque meteoriche nei pluviali e nel sistema di raccolta per poter essere riutilizzate”. 

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Ma come è fatto e come funziona un impianto di raccolta di acque piovane? Prima di tutto viene inserito sul tetto dell’abitazione una superficie di raccolta dell’acqua. L’acqua così raccolta, attraverso un sistema di convoglio composto dalle grondaie, raggiunge un condotto di drenaggio che porta ad un contenitore di stoccaggio, solitamente interrato. Il recupero delle acque piovane, non solo è utile per il risparmio idrico, ma anche per i nostri portafogli: una parte consistente del fabbisogno giornaliero d'acqua di un abitazione privata, infatti, può essere ottenuta dalle acque piovane. Ad esempio per il risciacquo dei wc, per i consumi per le pulizie e il bucato, per innaffiare il giardino e per il lavaggio dell'automobile. Senza dimenticare, infine, gli effetti positivi che l’adozione massiva di questi sistemi avrebbe anche dal punto di vista della cosa pubblica; un esempio per tutti è la limitazione del sovraccarico della rete fognaria in caso di precipitazioni di forte intensità di acqua l’anno, che corrispondono a 6.309 litri pro capite al giorno.

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