Clima, Lima 2014: passi in avanti per l’ambiente ma la strada rimane in salita

Si è conclusa domenica, con due giorni di ritardo, la ventesima Conferenza delle parti sul clima: ecco i risultati ottenuti

La Conferenza di Lima si è appena conclusa, ma il percorso verso Parigi 2015 è solo agli inizi. Un accordo in particolare ha spianato la strada verso il grande appuntamento della COP 21, prevista a Parigi nel dicembre 2015: parliamo del Lima Call for Climate Action, anche se raggiunto con più di 30 ore di ritardo sulla tabella di marcia.  

Il Lima Call for Climate Action  ha definito, infatti, una volta per tutte “il principio della responsabilità comune, ma differenziata” degli Stati nei confronti del clima. Cosa vuol dire? I cambiamenti climatici sono una realtà tangibile e tutti i Paesi devono, ognuno in base alle proprie forze, farsi carico della questione. Questo fatto, nel corso della Conferenza delle Parti, è stato accettato da tutti i Paesi che si sono resi conto di come non si possa più tergiversare sul problema e trovandosi tutti d’accordo sul fatto che occorra limitare le emissioni per contrastarli.
Si legge infatti nell’accordo che “la Conferenza delle Parti, sottolinea il suo impegno a raggiungere un accordo ambizioso nel 2015 che rifletta il principio delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità, alla luce delle diverse circostanze nazionali”.
Ma come si applica questo principio? Si legge sempre nell’accordo che ogni nazione deve intraprendere delle azioni per mitigare, ridurre o limitare il cambiamento climatico ma soprattutto per rimanere entro i 2 gradi centigradi, come prefissato dalla Cop di Copenaghen.
Tuttavia, nonostante questo importante passo in avanti, il documento presenta alcuni punti di debolezza, zone d’ombra che non sono state chiarite. Bisogna, infatti, definire il quadro normativo all’interno del quale inserire questi impegni nazionali. Nel corso della Conferenza “non si è riusciti ad individuare un criterio più generale che tutti i Paesi avrebbero dovuto seguire per individuare i propri  target, i propri obiettivi di riduzione”, ci ha spiegato Andrea Barbabella, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.  

Altro strumento importante uscito fuori dall’accordo, oltre all’incentivo al Fondo Verde per il Clima, già istituto nella COP di Durban, è quello del “Loss and Demage”: si tratta di fondi per i danni che già vari Paesi stanno subendo a causa dei cambiamenti climatici in essere.
Anche in questo caso non è stato ancora definito dall’accordo, il come e il chi: chi deve risarcire chi e in che modalità.  
Insomma, dei passi avanti sicuramente sono stati fatti ma la strada per Parigi 2015 e per il superamento del trattato di Kyoto è stata appena tracciata.

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