Zero Waste Italy si mobilita contro gli inceneritori: no allo Sblocca Italia

Tre giorni di iniziative in tutta Italia per dire no alla costruzione di nuovi impianti e accelerare la discussione in Parlamento sulla proposta di legge sui rifiuti zero, firmata da oltre 85mila cittadini

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy

Comitati, gruppi, associazioni, movimenti locali e nazionali hanno accolto l'appello di Zero Waste Italy e sono scesi in diverse piazze italiane per dire no agli inceneritori, nel corso di una tre giorni di mobilitazione che si conclude oggi. Le proteste, contro l'articolo 35 dello Sblocca Italia, sono state organizzate in vista dell'incontro della Conferenza Stato Regioni in programma oggi, a Roma, dove si discuterà l'articolo contestato, il cui punto più criticato riguarda i criteri con cui gli inceneritori da realizzare vengono assegnati alle varie regioni. Dodici i nuovi inceneritori che dovrebbero vedere la luce in 10 diverse regioni.

"La scelta di localizzare la sensibilizzazione sui territori deriva soprattutto dalla volontà di mettere in guardia le istituzioni regionali", spiega il presidente Rossano Ercolini. "Questo assist all'industria sporca dell'incenerimento mentre sempre più si scopre anche il valore economico ed occupazionale delle materie prime seconde contenute nel cassonetto (da ritenersi una miniera urbana) oltre ad essere il solito regalo alle lobby che usano i territori e le loro comunità come semplici caselle di una scacchiera da cui trarre profitti concentrati in pochissime mani (paradossalmente foraggiato con le bollette pagate dai cittadini) costituirebbe una inaccettabile contrapposizione alla applicazione delle "buone pratiche" verso Rifiuti Zero".

La controproposta di Zero Waste Italy. Ripristinare il vuoto a rendere. Realizzare un piano nazionale del riciclo. Accelerare la discussione in Parlamento della proposta di legge sui rifiuti zero, firmata da oltre 85mila cittadini. 

Tra gli altri hanno spostato la causa il WWF che chiede al Ministro dell’Ambiente Galletti di ritirare il decreto e aprire un confronto con il mondo scientifico, le Regioni e le comunità locali: "L’intervento dirigistico voluto dal Governo per la realizzazione nel nostro Paese di 12 nuovi inceneritori di rifiuti (che si andrebbero ad aggiungere ai 42 già attivi e ai 6 già autorizzati) classificati come infrastrutture strategiche nazionali è teso a imporre alle Regioni una politica retrograda sul piano ambientale ed economico-sociale, che non ha spazio in Europa e non ha futuro in Italia", spiega l'associazione in una nota.

Dello stesso avviso Legambiente. "Chi pensava che con lo Sblocca Italia, l’estrazione degli idrocarburi, le nuove grandi e inutili opere, il governo avesse toccato il fondo delle politiche ambientali, sbagliava di grosso. L’ultima conferma arriva con lo schema di Dpcm sull’incenerimento dei rifiuti in attuazione dell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia che prevede 12 nuovi inceneritori in Italia (3 nel nord Italia, 4 nel centro, 3 nel Sud e 2 in Sicilia) che si aggiungerebbero a quelli già attivi, di cui non si prevede lontanamente lo spegnimento, neanche di quelli evidentemente “cotti” e quindi da dismettere (e ce ne sono diversi). Si tratta di una proposta da respingere al mittente per tanti motivi evidenti", afferma il vicepresidente Stefano Ciafani. Il primo motivo è che Palazzo Chigi fa finta di non vedere che ancora una volta manca l’oggetto del contendere, e cioè i quantitativi di rifiuti. Il secondo motivo è che ancora una volta si guarda agli interessi di poche società e non a quelli del paese. Il terzo motivo è che questo schema di dpcm non fa altro che spostare l’attenzione su un piano che non si concretizzerà mai per questioni politiche (tutte le Regioni hanno già detto “no grazie”), sociali (quali sono i territori disponibili ad ospitare impianti di questo tipo?), ma soprattutto economiche. Insomma non scherziamo: se il governo vuole lavorare sul serio sulla gestione dei rifiuti cancelli questa bozza di Dpcm e scriva un nuovo testo che punta davvero all’economia circolare. Basterebbe rivedere completamente il principio di penalità e premialità economica nel ciclo dei rifiuti e il cambio di passo sarebbe garantito", conclude la nota di Legambiente. 


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