Natale 2015: 5 consigli per scegliere l'albero a minor impatto ambientale

In un momento in cui tutti i big della Terra sono riuniti a Parigi a parlare del futuro climatico del nostro Pianeta anche noi possiamo fare piccoli gesti significativi. Ecco la guida realizzata dagli  esperti  del  Pefc  Italia,  il  sistema  di certificazione per la gestione forestale sostenibile

Il ponte dell'Immacolata si avvicina e nei prossimi giorni gli italiani faranno l'albero di Natale. Vero o di plastica? In molti si faranno questa domanda. Per decidere quale scelta fare potrebbe essere utile sapere che l’abete di plastica ha un impatto ambientale maggiore degli alberi veri; a patto però che quest'ultimi siano coltivati e  provenienti  da  boschi  gestiti  in  modo  sostenibile. In un momento in cui tutti i big della Terra sono riuniti a Parigi a parlare del futuro climatico del nostro Pianeta, “l'acquisto dell'albero natalizio – spiega il segretario generale del Pefc Antonio Brunori – è un'azione apparentemente piccola ma che in realtà può trasformarsi in un tassello importante per fare la nostra parte nella riduzione delle emissioni di gas serra e per orientare il mercato in senso più ecologico”.

Gli  esperti  del  Pefc  Italia,  il  sistema  di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e nel mondo, propongono una  serie  di  suggerimenti  che  possono  contribuire  a  ridurre  le emissioni  di  gas  serra  e  a consolidare un importante settore produttivo:

1)  rifiutare  alberi  di  plastica  perché  derivano  dal  petrolio  e  quindi  hanno  costi  ambientali  e  di smaltimento molto elevati. Secondo uno studio di Coldiretti, i cinque milioni di alberi finti che verranno acquistati quest'anno emetteranno gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina. “Poi 
l'abete  in  casa  respira,  assorbe anidride  carbonica  e  rilascia ossigeno,  ma  anche  oli  essenziali  che purificano e aromatizzano la stanza”.

2) leggere sempre l'etichetta. “Sul tagliando che troviamo sull'albero o sul cimale – spiega Brunori - devono essere riportate la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l'età dell'albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni alle specie autoctone)”.

3) optare per alberi prodotti da realtà forestali certificate Pefc. “Lo schema di certificazione garantisce infatti la massima trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei nostri territori” prosegue Brunori. “Ci sono centinaia di aziende già certificate. Scegliere loro prodotti significa rafforzare un circolo virtuoso e contribuire a modificare le scelte imprenditoriali delle aziende della filiera bosco-legno”.

4) preferire alberi provenienti dal nostro Paese: “Più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato, meno chilometri farà fino a casa nostra e quindi minore sarà il suo impatto sull'ambiente in termini di emissioni nocive”. Rispettare questa regola non è difficile. Il 90% degli abeti italiani  disponibili  sul  mercato  natalizio  deriva  da  coltivazioni  specializzate  che  occupano  oltre  mille piccole aziende agricole tricolori. Il restante 10%, venduto senza radici (i cosiddetti cimali o punte d'abete) derivano da normali pratiche di gestione forestale che prevedono interventi di diradamento indispensabili per far sviluppare meglio le nostre foreste

5) passate le feste, smaltire l'albero in modo corretto. E in tal senso il ripiantarlo in un bosco non è sempre l'opzione più corretta. “L’abete rosso (il Picea abies che rappresenta circa l’80% di quelli presenti sul  mercato  nazionale)  è  un  albero  spontaneo  solo  sull’arco  alpino  e  in  alcune  aree dell’Appennino Tosco-emiliano”, ricorda Brunori. “Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico perché purtroppo la maggior parte degli abeti viene dall'estero,e magari non conosciamo l'origine e il patrimonio genetico”. Meglio quindi piantarlo nel giardino di casa, per chi ne ha uno. E se l'albero si è seccato durante le feste, va destinato alla raccolta compostabile per permettere la sua trasformazione in compost che verrà poi usato come fertilizzante per nuove piante.

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