Cambiamenti climatici, l'allarme di Greenpeace: l'Artico si scalda in fretta

Secondo l'associazione, il ritmo sarebbe due volte più veloce del resto del pianeta e lo scioglimento dei ghiacciai nell'area ha ripercussioni sull'intero globo

Alla vigilia della giornata mondiale degli oceani, Greenpeace lancia l'ennesimo allarme sul tema del riscaldamento globale. In particolare, l'associazione ambientalista punta i riflettori sulle condizioni climatiche dell’Artico: si sta scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero pianeta.

A mostrare tutte le sfaccettature del problema è il nuovo rapporto scientifico “What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”: ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico, l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere gravi conseguenze anche sulle nostre vite. "Estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate - spiega Greenpeace - a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli".
 
Gli effetti del riscaldamento globale nell'area artica. Negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso. Ad aprile, in Groenlandia, gli esperti sono rimasti increduli: circa il 12% della calotta di ghiaccio si è sciolta di un millimetro, un record assoluto causato dalle alte temperature; i ghiacciai, solitamente, si sciolgono da inizio giugno a settembre.

Il ritiro dei ghiacci, tra le altre cose, rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.
 
La petizione di Greenpeace. L'associazione chiede che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva. Nelle prossime settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario. Quasi otto milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.

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