Lotta allo smog, Legambiente chiede al Governo "1000 treni per i pendolari"

Per ridurre l'inquinamento, l'associazione ambientalista rilancia un vecchio progetto annunciato da Prodi nel 2006 ma mai realizzato

Più risorse al trasporto locale, standard più alti di qualità e di efficienza, sia nei tratti gestiti da Trenitalia sia in quelli assegnati ad altre società. E' questa la ricetta di Lergambiente per ridurre l'inquinamento. In realtà il progetto “1000 treni per i pendolari”, è vecchio; annunciato dal governo Prodi nel 2006 non è stato mai realizzato. L'associazione ambientalista, insieme a Federconsumatori, Movimento in Difesa del Cittadino, Cittadinanzattiva, Rete della conoscenza, Comitato pendolari siciliani, Comitato pendolari Orte, Comitato pendolari della Roma Lido, Comitato pendolari ferrovia Roma Nord, ha deciso di rilanciarlo facendone l'oggetto di una petizione.
 

Ogni giorno - si legge nel testo della petizione - circa 3 milioni di pendolari usano i treni regionali per il lavoro o lo studio, con mezzi insufficienti, spesso affollati, vecchi e sporchi, come denunciano da tempo le associazioni ambientaliste e dei consumatori. Negli ultimi anni i cittadini hanno pagato tariffe più alte per un servizio ferroviario regionale sempre peggiore, mentre gli investimenti del Governo privilegiavano l'Alta Velocità e l'autotrasporto, al contrario di altri paesi europei. L'allarme smog degli ultimi mesi dimostra quanto sia necessario un servizio di trasporto pubblico efficiente, alternativo all'auto privata. 

Ecco le dieci linee peggiori d'Italia

Il rapporto Pendolaria 2016. Lo studio, presentato a gennaio, ha fotografato un'Italia dove si viaggia ancora a due diverse velocità: nell'estremo Sud la situazione è disastrosa mentre va decisamente meglio da Salerno in sù. Da una parte, infatti, abbiamo il successo di treni ad Alta velocità che si muovono tra Salerno, Torino e Venezia, con una offerta sempre più ampia, articolata e con sempre più persone che ogni giorno ne usufruiscono e dall’altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-22,7% dal 2010 al 2014) su tutte le altre direttrici nazionali, dove si è rimasti fermi agli anni Ottanta come tempi di percorrenza.


 

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