UrBes 2015: aumentano le aree pedonali e le ciclabili, male il trasporto pubblico

Lo studio sul benessere equo e sostenibile nelle città, giunto alla seconda edizione, interessa 29 Comuni italiani. Ecco come è cambiata la mobilità in città

A livello nazionale, dal 2008 al 2012 la disponibilità di aree pedonali nel complesso dei comuni capoluoghi di provincia è aumentata e lo stesso vale per le piste ciclabili. A dirlo il rapporto sul Benessere equo e sostenibile nelle città (UrBes2015), realizzato dall'Istat. 

Tra le città metropolitane, come prevedibile, è Venezia a detenere il primato della aree pedonali ma valori superiori alla media spettano anche a Firenze, Cagliari, Torino e Napoli. La densità delle piste ciclabili, che dipende in parte anche dalla conformazione del territorio, è fortemente connotata a vantaggio delle città del Nord e del Centro (con l’eccezione di Genova), ma progressi significativi hanno interessato negli ultimi anni anche Napoli e Cagliari. Tra le altre città aderenti a UrBes, spiccano per la disponibilità di aree pedonali Parma e Pesaro, per quella di piste ciclabili Brescia, Bolzano e Reggio Emilia.

Male il dato sui tempi medi giornalieri di percorrenza dei tragitti da casa al luogo di lavoro o di studio che si allungano. Rispetto al dato medio nazionale, pari a 23,4 minuti nel 2011, una situazione sfavorevole riguarda le città metropolitane del Nord e del Centro insieme a Napoli, con un picco nel caso della capitale, dove il tempo medio giornaliero di mobilità per studio o lavoro ammonta a 34 minuti su base provinciale e a 33,5 per i residenti nel capoluogo. La correlazione con la diversa scala della dimensione urbana trova conferma nelle altre città UrBes, le quali presentano tutte tempi medi di mobilità inferiori alla media nazionale.

E' chiaro che lo stato dei trasporti pubblici locali rappresenta una componente importante per favorire la riduzione della congestione urbana. Tale aspetto, misurato in termini di posti-km offerti in totale dai mezzi di trasporto (autobus, tram, metro, filovie), evidenzia una tendenza alla riduzione dell’offerta nel complesso dei capoluoghi di provincia: infatti, tra il 2009 e il 2012 questa passa da 5071,8 a 4794 posti-km per abitante. 

Tra i servizi a supporto della mobilità, il rapporto dedica attenzione verso quelli più innovativi. L’indicatore adottato da UrBes considera la presenza/assenza di 9 tipologie di servizi di mobilità sostenibile e di infomobilità: car sharing, bike sharing, semafori ‘intelligenti’, display informativi in strada, paline elettroniche alle fermate del trasporto pubblico urbano, sistemi elettronici per il pagamento degli accessi alle ZTL, sms per segnalazioni sul traffico della rete stradale, informazioni su traffico, parcheggi, percorsi migliori etc. fruibili tramite palmari, siti Internet con informazioni su linee, orari e tempo di attesa alla fermata del trasporto pubblico. Tra i capoluoghi delle città metropolitane, Bologna utilizza tutte le tipologie, Genova 8 su 9, Roma, Milano e Torino 7 su 9. Tra le città non metropolitane, Brescia e Verona risultano le più attrezzate.

Il rapporto. Indaga su 12 macro tematiche: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi. La rete delle città coinvolte comprende le 10 Città Metropolitane (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio Calabria), le 4 Città Metropolitane già previste ma non ancora costituite (Palermo, Messina, Catania e Cagliari) e altri 15 Comuni: Brescia, Bolzano, Verona, Trieste, Parma, Reggio Emilia, Cesena, Forlì, Livorno, Prato, Perugia, Terni, Pesaro, Potenza, Catanzaro.

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