"'Furore il vento della speranza', la miglior fiction che abbia mai fatto": l'intervista a Francesco Testi

Lo vedremo dal 14 maggio nella nuova fiction di Canale 5 nei panni di Vito Licata, giovane siciliano migrato in Liguria in cerca di lavoro e dignità dopo le macerie della seconda guerra mondiale, ma la discriminazione nei confronti di un meridionale pesa come un macigno, forse anche più della povertà

Veronese, classe 1978, Francesco Testi ha sempre avuto le idee chiare su quello che voleva fare "da grande". L'attore. Lo sapeva fin da ragazzino e lo sapeva anche quando giocava a pallavolo in Serie B, sport che ha lasciato dopo un infortunio. Le prime comparsate in tv, qualche ruolo in teatro e poi l'esperienza del Grande Fratello, nel 2007, importante trampolino di lancio che non ha mai rinnegato anche se tutto il successo venuto dopo è stata farina del suo sacco. Abbiamo sentito Francesco Testi al telefono e ci ha raccontato qualcosa in più sulla nuova fiction di cui è protagonista, ma non solo.

Mercoledì 14 maggio va in onda la prima puntata di "Furore, il vento della speranza", nuova fiction di Canale 5 che ti vede tra i protagonisti insieme a Massimiliano Morra, Giuliana De Sio, Alessandra Martines e Cosima Coppola e Tullio Solenghi. Il film, ambientato nei primi anni '50 che seguono la fine della Seconda Guerra Mondiale, tocca temi delicati come la discriminazione, la povertà e la profonda spaccatura tra Nord e Sud. Sono ancora attuali secondo te in Italia?
"Purtroppo razzismo e classismo lo sono ancora, anche se in modo diverso. Nella fiction la famiglia Licata, siciliana, vive in miseria e decide di andare in Liguria dallo zio che lavora in un cantiere edile. E' l'unica soluzione che hanno per uscire dalla povertà, anche se una volta lì tutta la famiglia si scontra con il razzismo nei loro confronti e il disagio della discriminazione. E' una grande storia di personaggi che si battono contro l'intolleranza. Rapportato ad oggi il razzismo nei confronti dei meridionali è meno radicato, ma sicuramente è ancora presente. Qualsiasi tipo di diversità crea disagio nelle persone ignoranti e non è un segreto che 60/70 anni fa l'uomo era meno evoluto e l'ignoranza era imperante. Oggi per fortuna non è più così, o quantomeno è sopita".

Nella fiction tu sei Vito Licata. Parlaci di questo personaggio
"Vito è un personaggio estremamente semplice da raccontare. E' il capofamiglia dei Licata, suo padre è morto quando era bambino e ha sulle spalle tutte le responsabilità. Lavora nei campi da quando era ragazzino insieme al fratello più piccolo, Saruzzo (Massimiliano Morra), ma ad un certo punto si rende conto che in Sicilia non c'è più futuro e che nel loro paese non c'è più possibilità per sopravvivere. Così decide di andare con tutta la famiglia in Liguria da suo zio che lavora in un cantiere perchè è l'unico aggancio per andare via da lì. Lui, come tante persone umili di una volta, vede il lavoro come pane per mangiare. Inizia a lavorare in Liguria ma deve affrontare tante altre difficoltà, tra cui un forte contrasto con il fratello che entra in contatto con una sindacalista (Giuliana De Sio) che preme per far valere i diritti dei lavoratori, ma Vito ha paura che questo sia pericoloso per il loro lavoro. Sempre il fratello vuole iniziare a studiare, ma Vito nella sua semplicità non ne comprende l'importanza e vede anche lo studio come un ostacolo al lavoro. Insomma umiltà, rispetto per la famiglia e coerenza con le proprie idee sono le caratteristiche principali di Vito Licata".

Quanto Vito Licata c'è in Francesco Testi?
"C'è tutta la parte legata alla protezione della famiglia, ma indubbiamente l'epoca diversa in cui siamo nati e cresciuti conta. Io so che è necessario studiare ed è importante far valere i propri diritti. Diciamo che in me c'è un 40% di Vito Licata".

Un aneddoto divertente sul set...
"All'inizio c'è una scena dove io e Massimiliano Morra corriamo su un prato. Dovevamo correre disperati verso casa, ma è stata un'impresa. Avevamo delle scarpe strettissime e il terreno era sconnesso, dopo 4 ciak non ne potevamo più. Alla fine eravamo distrutti e tutti e due con le vesciche ai piedi".

Tu hai un passato da sportivo, giocavi in serie B a pallavolo ma hai dovuto lasciare a causa di un infortunio. Nel 2007 c'è stata l'esperienza del Grande Fratello che ti ha regalato la popolarità e nel 2009 il debutto come attore in "Caterina e le sue figlie". Era questo che volevi fare "da grande"?
"Senza dubbio questo era quello che volevo fare. Il mio debutto che ricordano tutti è quello del 2009, ma in realtà avevo già fatto teatro l'anno prima accanto a Manuela Arcuri al Parioli di Roma e altri piccoli lavori per la tv in passato, anche prima del Grande Fratello. Il reality è stata un'esperienza divertente della mia vita, non lo rimpiango, ma non mi ha aiutato nel mio lavoro. Quello che volevo fare lo sapevo, la mia strada ce l'avevo già in testa da anni".

Il ruolo più difficile e quello più divertente
"Il più divertente quello in "Caterina e le sue figlie 3", dove interpretavo un conte molto ricco che voleva far innamorare Alessandra Martines ma si fingeva un burino. E' stata l'unica commedia televisiva che ho fatto e spero di tornare a farne un'altra. Il più difficile sicuramente questo di Vito Licata per tanti motivi: l'evoluzione del personaggio, la gestione della coerenza delle scene, la lunga serialità e poi anche per il fatto che io sono veronese e Vito siciliano. In questo però ho avuto un grande aiuto. Da quando ero piccolo sono molto legato a una famiglia di Agrigento, la famiglia Alessi e nell'interpretazione di Vito mi sono ispirato a Giovanni Alessi, il mio padrino di cresima. Questa cosa me la diceva sempre Lando Buzzanca, con cui ho lavorato, cioè che per un attore è importante lavorare sui rapporti. Conoscendo bene Giovanni e prendendo ispirazione da lui sono riuscito a fare un ottimo lavoro, il migliore che ho mai fatto".

Hai girato diverse fiction accanto a Gabriel Garko ("L'onore e il rispetto", "Il peccato e la vergogna"), anche lui senza dubbio un altro bellissimo delle fiction e molto amato dal pubblico femminile. Siete mai stati in competizione?
"No, la competizione la creano e provano a crearla certi giornalisti. Non sono mai stato in competizione con nessuno. Sono uno che guarda al futuro e cerca di migliorare sé stesso".

Nonostante il successo, tu stesso hai raccontato di aver attraversato un periodo buio che sei riuscito a superare grazie a Dio e alla tua compagna. Che significato hanno nella tua vita la fede e l'amore?
"Un significato molto alto entrambi. Sono accomunati da uno stesso principio. Se hai fede devi dare e ringraziare per quello che ti viene dato, non chiedere. In amore è lo stesso, devi dare con il piacere di dare e non per volere. Hanno lo stesso principio l'amore e la fede. La fede aiuta la persona in momenti difficili a sorreggere la propria psiche che non ce la fa da sola, l'amore è quello che più di ogni altra cosa fa andare avanti il mondo".

Come ti vedi tra vent'anni?
"Tra vent'anni spero di aver completato un percorso attoriale che mi faccia fare lavori gratificanti e di aver portato a termine lavori anche al cinema. Poi mi vedo con una famiglia mia e almeno un paio di figli".

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