Francesca Alotta: "Nel nuovo disco il mio riscatto e l'amore per mio padre" | L'INTERVISTA

La cantante, tra i protagonisti della prima edizione di "Ora o mai più" dopo anni difficili, torna con l'album "Anima Mediterranea", una raccolta di brani antichi riarrangiati

Francesca Alotta

Con "Ora o mai più" si sono riaccese le luci della ribalta, ma il vero successo per Francesca Alotta è quello tutto personale, fatto di amore e radici, che porta il nome del suo nuovo album "Anima Mediterranea", dedicato al papà, scomparso diversi anni fa e con cui condivideva il sogno di questo progetto musicale. 

Francesca - perché ti viene da chiamarla semplicemente per nome già dopo il primo minuto al telefono - si commuove quando ne parla. In quei brani antichi, siciliani e napoletani, tanto amati dal papà tenore, riarrangiati tra pop, jazz e soul, c'è tutto di lei, della sua storia e di quello in cui continua a credere, la potenza della musica. E la trasmette anche in un'intervista che si trasforma empaticamente in un'amabile chiacchierata.

Sei tornata con un nuovo disco, un omaggio alla canzone italiana. Cosa manca alla musica di oggi di quei brani antichi? Se manca qualcosa...
"Per me manca un po' la poesia, la melodia. Oggi sembra quasi che la melodia sia sinomino di antiquato e poco moderno, ma non è così. La nostra scuola, da Puccini a Verdi, è pazzesca, ha radici molto importanti. Non esistono quasi più canzoni che si ricordano nel tempo perché manca questa melodia che ti fa entrare dentro e ti emoziona per sempre, non solo in un periodo. Forse 'Non amarmi' è uno degli ultimi evergreen rimasti, perché oltre al testo che parla di un tema molto importante, l'amore verso un disabile, ha una melodia molto bella. Oggi questo si è perso. Il disco nasce da tanti anni fa. Mio padre era un grande tenore, quando ero piccola lo ascoltavo cantare queste melodie antiche siciliane e napoletane e sono rimasta incantata. Avevamo in progetto di farlo insieme, purtroppo è scomparso all'improvviso e non ci siamo riusciti. Per me è stato un impegno morale, un po' perché lo sento ancora vivo e poi perché era una promessa che ci eravamo fatti. Tutto il disco è dedicato a lui. C'è anche un pezzo scritto da me per lui e il brano 'Suona chitarra mia' con cui mio padre nell'81 vinse il Festival della Canzone Siciliana, quell'anno presentato da Pippo Baudo. C'è tanto di mio padre e tanto di me in questo album".

Giovedì 6 dicembre sei al Teatro degli Eroi a Roma, seguirà un tour?
"Siamo già stati a Malta, a Zurigo, un po' in giro per l'Italia. Il prossimo anno saremo negli Stati Uniti, a New York, sta piacendo moltissimo questo disco. Per me è una soddisfazione enorme. Mi sono prodotta da sola, hanno collaborato musicisti straordinari come Massimo Moriconi, il contrabbassista storico di Mina, Cristiano Viti, che mi ha cucito addosso gli arrangiamenti, trenta coristi, Luca Tufano alla chitarra acustica, Simone Talone alle percussioni. Ti racconto come è andata con Moriconi, perché ancora non ci credo. Sono andata a casa sua, c'era la sua fidanzata. Io sognavo dicesse di sì al mio disco, gliel'ho fatto ascoltare. Sente il primo brano e fa: 'Non credevo, come canti bene. Questa è world music, sognavo di fare un disco così da tanto'. E la fidanzata di la fa: 'Vuol dire che gli piace'. Sono stata felicissima. Ci ho messo quattro lunghi anni di gestazione e finalmente questo bimbo viene alla luce con tutto l'amore che c'è dietro. Tutto curato da me".

Meglio il palcoscenico o lo studio di registrazione?
"Ogni momento ha un suo fascino. Decisamente prediligo la parte live, soprattutto mi piace il teatro perché è una dimensione in cui c'è un ascolto diverso, c'è attenzione, riesci a donare ogni sfumatura, In teatro si crea un'empatia, qualcosa di fortissimo, che in un concerto all'aperto manca perché è più dispersivo. Il live in teatro è la mia dimensione ideale, anche se non è remunerativo come gli altri tipi di concerto. Il mio desiderio è continuare su questa strada, è lì che trovo la gioia più grande e a una certa età cerchi di realizzare i sogni più profondi. Non hai più voglia di clamore ma di sostanza".

Dalla vittora a Sanremo nel '92 con "Non amarmi" a "Ora o mai più". Cosa è successo in quel lungo gap?
"C'è stato Sanremo anche l'anno dopo con "Un anno di noi", poi ho fatto un altro disco nel '97, "Domenica In" cinque volte. Dal '98 ho vissuto momenti molto brutti. Ho perso un bambino, è morto mio padre, ho avuto una brutta esperienza di violenza psicologica da parte di un compagno. Mia mamma si è ammalata di cancro, sai quando ti accade tutto insieme. In quel periodo mi sono chiusa in me stessa, non avevo la forza di reagire, poi ho iniziato a lavorare su questo progetto, è arrivato 'Ora o mai più', e ho iniziato a sentire la voglia di riscatto. Ho accettato di fare 'Ora o mai più' perché potevo cantare il mio inedito. Avevo questa canzone che parla di una donna che si ribella a una violenza familiare ed era l'occasione perfetta per lanciare un messaggio a tutte le donne. L'amore verso se stesse è fondamentale. Dall'adolescenza in noi donne nasce la mancanza di autostima che ci porta ad accettare cose che sono inaccettabili. Desideravo fortemente urlare al mondo che era successo anche a me. Si può uscirne fuori e bisogna far capire che non bisogna vergognarsi. Era questo il mio messaggio anche se è stato doloroso per me parlarne e tirare tutto fuori. La musica ha una potenza straordinaria, anche una canzone può farti riflettere e darti la forza di superare un momento difficile"

Parlando ancora di Sanremo, a un ritorno all'Ariston, magari sempre in coppia con il tuo grande amico Aleandro Baldi, ci hai mai pensato?
"A dir la verità ce l'hanno offerto per due volte, ma Aleandro non ha più desiderio di andare. Forse un po' si è adagiato, non ha tanta voglia di continuare. L'ho visto più spento del solito, ma spero gli torni la voglia"

Grazie Francesca...
"C'è un nuovo progetto con Lisa"

Posso scriverlo?
"Siamo ancora in una fase embrionale, ma faremo qualcosa insieme. Un progetto teatrale".

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