Gianna Nannini: "In passato dipendente dalla cocaina, quando collassai a un concerto dissi basta"

La rocker, che tra pochi giorni uscirà con il nuovo singolo 'La differenza', si è confessata senza filtri in un'intervista a Vanity Fair

Gianna Nannini

63 anni, una figlia - Penelope, nata nel 2010 -, 19 album alle spalle e uno in uscita, 'La differenza', da cui prende il nome il suo nuovo singolo. Gianna Nannini ha esperienza e carriera per confessarsi senza filtri e lo ha fatto con Vanity Fair: l'adolescenza, gli esordi, la vita privata e i momenti più difficili, la rocker non si è risparmiata nell'intervista in uscita il 2 ottobre.

"Tutti mi dicono che so' pazza, ma credo semplicemente che quando uno è se stesso sembra matto" ha spiegato. Sicura e determinata, ma non da sempre: "Mi è capitato di morire e poi rinascere. All'inizio degli anni '80 sono stata molto male. Ero piena di paranoie, vivevo una crisi profonda, avevo un io diviso, uno stato mentale alterato e paura di ogni cosa, come una bambina. Ero divisa a metà e a tratti riaffioravano frammenti dell'infanzia a cui non avevo dato nessuna importanza. Quando ero piccola mio padre mi diede uno schiaffo e mi tolse una pasta con la crema dalle mani. Fu una tragedia inconscia, che interiorizzai. Per anni non ho più toccato una pasta alla crema, mi terrorizzava la sola idea".

Non fu l'unico periodo buio. Gianna Nannini, molti anni fa, ha avuto anche dei problemi con la droga: "Tranne l'eroina, le ho provate tutte. Dalla cocaina, per un po' di tempo, quasi quarant'anni fa, sono stata dipendente. Ero a Londra e ce la portavano in studio con la stessa semplicità con cui oggi ti consegnerebbero un panino. Non stavo mai senza, ci viaggiavo, ero del tutto incosciente. Un giorno vado in bagno e mentre scarto il sasso rosa, quello mi cade nel cesso. Lo vedo sparire nell'acqua e, mentre si scioglie lentamente e sto per metterci le mani dentro, mi dico: 'Non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così'. Ho smesso lì. Il giorno dopo. Poi ho avuto una ricaduta, ma dopo aver fatto un tiro e aver bevuto una tequila prima di un concerto, collassai e dissi definitivamente basta".

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Infine sull'omosessualità: "Ami gli uomini? Ami le donne? Sempre le stesse domande, davanti alle quali uno vorrebbe dire soltanto: 'Ma te li fai i cazzi tuoi?'. Eppure sarebbe semplice: a me le divisioni, a partire da quelle di genere, non mi hanno mai interessato granché. Ho sempre amato uomini e donne e soprattutto non ho mai avuto freni nel sentire e seguire quello che volevo. Le ho sempre rifiutate, le definizioni. Al termine 'coming out', che ghettizza, ho sempre preferito la parola libertà. Alla parola gay, che ti pretenderebbe felice e ormai non usano più neanche in America quando indicono un pride, preferisco frocio. Chi è libero nel linguaggio è libero dentro".

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