Marco Carta: "Voglio adottare un bambino, spero di poterlo fare in Italia" | L'INTERVISTA

Il nuovo singolo, il coming out, la carriera e il desiderio di costruire una famiglia con il fidanzato: il cantante si è raccontato senza filtri a Today

Marco Carta

"Ti stavo aspettando". Così Marco Carta risponde al telefono, squillato con qualche minuto di ritardo, pronto a condividere uno dei suoi momenti più belli. Il nuovo singolo, l'amore, ma soprattutto la libertà di non nascondersi più. Un coming out - fatto in diretta a Domenica Live - che gli è costato qualche critica, con i soliti "complottisti" concentrati più sul calendario e le tempistiche che sui sentimenti di un ragazzo innamorato e felice di poterlo finalmente gridare con la sua musica. Marco scrolla le spalle, non c'è spazio per le polemiche, ma solo per il futuro. 

Marco Carta, un singolo per il coming out: "Ho chiuso gli occhi e l'ho baciato"

In "Una foto di me e di te", il tuo ultimo singolo, ti sei messo a nudo. Dal difficile rapporto con tuo padre all'amore per un uomo, hai toccato tasti finora mai sfiorati pubblicamente. Cosa è stato più complicato?
"Sì, sono due cose di cui non avevo ancora mai parlato. Ho parlato molto di mia madre in passato, mio padre invece l'ho tirato poco in ballo. Non saprei dire cosa è stato più difficile tirare fuori. Di mio padre ne parlo sempre con grande rimorso e senso di impotenza, perché ero troppo piccolo per fare qualcosa, ma anche parlare della mia vita privata mi costava molto, anche se quando ho scritto la canzone era tutto già chiaro da tempo".

La mancanza di un padre e l'omosessualità, hai legato queste due cose nella stessa canzone. Pensi si parlino in qualche modo?
"Sono correlate, ma non ti saprei dire ancora come. Sto cercando di ascoltare dentro di me una voce che mi spieghi perchè queste due cose sono collegate. Io istintivamente le ho abbinate, è qualcosa che sento dentro. Forse avendo cercato per così tanto tempo una figura paterna, maschile, probabilmente qualcosa è cambiato. Il dubbio sul mio orientamento sessuale me lo sono trascinato fino a 22 anni, poi ho capito".

Il coming out in diretta tv ha solletato diverse critiche. Te ne sei pentito?
"Assolutamente no. Il mondo è fatto anche di critiche, è giusto che ci siano ed è giusto che se dico una cosa pubblicamente ognuno dice la sua. Non si può sindacare però su quando l'ho detto, quello spetta solo a me. Sono felice di averlo detto adesso, prima non sarei stato pronto a gestire il carico di stress, né le critiche che a volte sono eccessivamente cattive. Probabilmente avrei sofferto tanto".

E' stato un percorso difficile?
"Tutti pensano sia stato difficile, in realtà no. Anche per quanto riguarda il coming out ero sereno, quello principale lo avevo già fatto da tempo con gli amici, a casa, nel mio micromondo. Ero molto sereno".

Ti spaventava di più il pubblico?
"Non i fan, ma il mondo in generale che forse non avrebbe capito e mi avrebbe ucciso con il 'si sapeva già, avresti dovuto dirlo 10 anni fa'. Ripeto, io lo dico come e quando voglio. Tanti ragazzi e ragazze invece si sono complimentati, persone che hanno trovato il coraggio prima di me, ma anche persone che ancora non l'hanno trovato".

A darti coraggio anche l'amore. Vorresti dei figli con il tuo fidanzato?
"E' presto per parlarne. Voglio dei figli, ma non è ora il momento. A un bambino bisogna dedicargli tanto tempo e dargli tutto l'amore del mondo. Ora vorrei fare delle cose importanti per la mia carriera e poi sicuramente penserò a un figlio, entro i 40".

Pensi all'adozione?
"Sì. Dovrei andare fuori dall'Italia per questo purtroppo, anche se ho 33 anni e spero che entro i 40 cambi qualcosa. Preferisco l'adozione per un semplice motivo: ci sono tanti bambini che potrebbero vivere in condizioni migliori. C'è stata una polemica dopo la mia intervista sul Corriere in cui ho parlato dell'utero in affitto. Non ho mai detto che è inumano, come è stato scritto, ho detto che io non utilizzerei mai questa pratica ma senza giudizio e senza criticare chi lo fa. Se mio fratello o un mio amico dovesse ricorrere a questa pratica sarei felicissimo, perché la vita è sempre qualcosa di stupendo. Io sono stato adottato e mi viene istintivo adottare. Mi ricorderò sempre di un bambino in Africa che mi guardava, mi ha preso la mano e non mi voleva più lasciare. Preferisco adottare per questo motivo".

Adesso certamente ti senti più libero. Quanto inciderà questo nella tua musica?
"Sicuramente molto. Non so ora cosa scriverò e cosa dirò perché è presto, ma sono certo che mi aiuterà a fare musica in maniera più libera. Non dovrò cambiare il lui in lei ad esempio. Farò le cose più istintivamente, come mi andrà di fare. Questo mi mancava, mi sentivo un po' in gabbia".

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