Il ritorno del vinile, Marco Tesei: "Lì dentro non solo musica, ma una cultura" (INTERVISTA)

Nel nuovo libro del giornalista un viaggio alla scoperta, o meglio, riscoperta del supporto analogico più amato

Marco Tesei

Se l'avvento del cd aveva mandato definitivamente in pensione il caro e 'vecchio' vinile, con l'overbooking digitale di oggi si sta riscoprendo l'amore per i dischi di un tempo. Una riscoperta che non riguarda solo i nostalgici, ma anche i giovanissimi, per non parlare degli artisti che decidono di stampare o ristampare nuovi e vecchi album. 

Marco Tesei, giornalista e voce storica di Radio Rai, ha scritto un libro su questa nuova primavera musicale e in 'Mondo Vinile' ci guida in questo viaggio tra ricordi personali e racconti dei tanti personaggi che ha fatto salire a bordo. 

Da qualche anno c'è un ritorno al vinile. Come se lo spiega?
"In realtà ho sempre pensato che il vinile non fosse mai scomparso. Il cd è stato il suo peggior nemico, quando si è diffuso, ma oggi è tornato indietro mentre il vinile è tornato in auge, dimostrando di non essere così perfetto dal punto di vista dell'ascolto, come si diceva. Forse più pratico, manegevole, ma il vinile ha delle caratteristiche che fortunatamente si sono riscoperte. Sono tornate quelle suggestioni che lo avevano fatto esplodere al momento della sua nascita".

Una riscoperta che riguarda anche i più giovani e non solo i nostalgici. Considerando i nuovi generi musicali, sempre più tendenti alla perfezione formale, mi viene in mente ad esempio l'utilizzo dell'autotune, questo 'ritorno al passato' è un bene?
"Nel libro ho conversato con 21 persone legate al mondo della musica, da Massimo Bonelli, che è stato il direttore generale della Sony, a Filippo De Fassi che produce i vinili, poi Mario Pezzolla, un deejay della prima ora, Massimo Cotto, un altro grande dj e musicologo, Mimmo Locasciulli, Dario Mondella, il figlio del grande Michele Mondella, Silvana Casato. Dalle risposte di queste persone viene fuori che il vinile è stato un momento importante della storia della musica, un contenitore in cui c'è tutto: la storia, l'antropologia, la moda. Il vinile può essere utile oggi ai giovani perché è anche un modo per apprendere una cultura e per recuperarla. Non dimentichiamoci che il vinile non è soltanto la musica ma anche quello che c'è fuori, la copertina. Ci sono ceninaia di libri sulle copertine del vinile".

Nel libro, come ha già detto, ci sono interventi di tanti personaggi. Quello che l'ha sorpresa di più?
"Carlo Montana, un artista che ha cominciato a dipingere da ragazzo e oltre ad essere un amante della musica, ha scoperto di essere portato per la riproduzione dei volti delle rockstar. E' stato il primo a fare dei ritratti dal vivo mentre i cantanti si esibivano. Lui stesso racconta che dipingere sul palco dal vivo è stato emotivamente complicato all'inizio, perché era abituato a farlo nel suo studio, in perfetta solitudine. Una volta realizzò un ritratto di Eugenio Finardi con il volto all'interno della lingua dei Rolling Stones. 

Montana un grande artista, ma lei non è da meno come giornalista. Ha lavorato per 35 anni a Radio Rai, realizzando oltre 600 interviste ai più grandi della musica italiana. Il più difficile?
"Ho trovato una chiave interpretativa quasi con tutti, non ricordo un artista particolarmente difficile da scoprire. Forse alcuni personaggi del cinema, nella mia carriera ho intervistato anche loro e ci tengo a precisare che tra cinema e musica c'è un'interazione assoluta. Dino Risi lo temevo un po', pensavo fosse scorbutico, questo almeno si diceva di lui, in realtà quell'intervista fu un successo totale. Federico Fellini, invece, lo portai in macchina sul lungotevere. C'è stata qualche difficoltà nel farlo parlare e alla fine fu quasi lui a intervistare me. Uno invece con cui non sono riuscito a sfondare come avrei voluto è stato Mario Monicelli, che aveva un carattere un po' particolare ed è rimasto sulle sue".

Tre pilastri del cinema. E della musica invece?
"Non dimenticherò mai quando mi trovavo a casa di Morandi e per caso arrivarono Lucio Dalla e Mogol. Mi sono trovato improvvisamente tra tutti loro. Una disponibilità incredibile, l'umanità, la capacità di relazionarsi subito..."

Oggi che panorama musicale abbiamo davanti secondo lei?
"La musica si evolve, come tutte le cose. Ci può essere la qualità anche nel rap, ci mancherebbe, come in tanti altri generi. A volte invece manca la qualità, questi testi con le parolacce, questa ripetitività dei toni. La cultura musicale è importante. Bisogna conoscere quello che c'è stato prima, anche per fare del nuovo, ma del nuovo vero".

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Dall'analogico al digitale. Si stava meglio quando si stava peggio?
"Io credo che bisogna saper usare tutto. Non dobbiamo farci usare dalle nuove tecnologie, ma dobbiamo usarle bene noi per i nostri fini e i nostri desideri. Io non credevo che l'analogico fosse insostituibile. Oggi analogico e digitale convivono, tra qualche anno parleremo di altri sistemi ancora. L'importante è avere qualcosa da dire e da dare, poi ci sono gli strumenti con cui farlo. Ed è importante anche avere questa consapevolezza del percorso che nel tempo certi mezzi artistici hanno comunicato e continuano a comunicare".

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