Carlo Lucarelli: "Blu Notte su Rai3? Bene per 10 anni, poi fuori senza un perché" | L'INTERVISTA

Dal 17 febbraio torna su Sky Arte con 'Inseparabili. Vite all'ombra del genio', un format che racconta persone legate a doppio filo con grandi artisti

Carlo Lucarelli

Per dieci anni ha raccontato su Rai3 i più avvincenti misteri e fatti di cronaca italiana, con il suo 'Blu Notte'; dalla sua penna sono nati romanzi polizieschi e personaggi entrati a far parte della nostra cultura non solo televisiva, come l'ispettore Coliandro; oggi Carlo Lucarelli - che al mestiere di conduttore ci ha rivelato di preferire quello di scrittore - torna su Sky Arte con 'Inseparabili. Vite all'ombra del genio'.

Da lunedì 17 febbraio, alle 21.25, al via la nuova stagione. Otto puntate, ciascuna dedicata a un personaggio vissuto all'ombra di un grande artista, di cui ha conosciuto gli aspetti più difficili e contraddittori. Una lettura, da un altro punto di vista, di indimenticabili geni: da John Lennon a Marlon Brando, da Philip k. Dick a Bela Lugosi, da Marvin Gaye a Oscar Kokoschka, dai Sex Pistols a Zelda Fitzgerald.

Otto nuove puntate con otto nuovi personaggi da raccontare. Come li ha scelti?
"E' un elenco abbastanza corposo di personaggi importanti e persone che hanno vissuto alla loro ombra e che sono stati condizionati o li hanno condizionati. Questa è la prima scrematura. Abbiamo scelto le storie che ci sembravano più importanti, meno conosciute e più belle da raccontare, perché alla fine c'è sempre una chiave narrativa e quindi andiamo a cercare le storie che sono più appassionanti".

Si parte con l'assassino di John Lennon. Secondo lei c'era ancora un punto di vista inesplorato in questa vicenda?
"Sicuramente sì, ed era la vita e il punto di vista di chi gli ha sparato, Mark David Chapman. Il rapporto che c'è tra loro due, ovviamente ideale e lontano, ma di un curioso condizionamento a vicenda, come se in qualche modo sentivano che si sarebbero incontrati. Quel punto di vista era da raccontare meglio secondo me".

E' un caso molto particolare, un estraneo che entra a far parte della vita di Lennon decretandone la morte...
"Sì, è una storia molto strana, emblematica. E' il rapporto tra un idolo e una persona ossessionata da lui. Quando John Lennon dice 'Prima o poi mi ammazzeranno', sembra quasi che pensi a delle persone come Chapman e dall'altra parte c'è Chapman che fin da bambino è condizionato dal suo modo di pensare e vivere i Beatles e John Lennon. Nelle altre storie che raccontiamo ci sono rapporti familiari: Marlon Brando e il figlio, Marvin Gaye e il padre".

Lei è un guru della cronaca nera italiana, raccontata per dieci anni su Rai3 in 'Blu Notte'. Perché non c'è stato più spazio per quel programma?
"Ce lo chiediamo anche. Non lo so, non me l'hanno mai detto. Facevamo un programma che si occupava di cronaca e poi di misteri italiani. A un certo punto abbiamo smesso perché non ci hanno più chiamato. Il motivo per cui non andavamo più in onda, se costavamo troppo, se non ci guardava nessuno, se stavamo dicendo cose inutili, questo non l'ho mai capito. Per gli ascolti non credo, perché vedo che andiamo in onda in replica e siamo seguiti anche in replica. Va bene lo stesso. Evidentemente avevamo fatto il nostro tempo, non lo so. Ci sarebbero ancora tante storie da raccontare e tanti sviluppi delle storie che abbiamo raccontato, quindi anche un programma che prendesse la nostra eredità mi avrebbe fatto piacere, non necessariamente fatto da me. Non c'è problema comunque".

Ci sarebbero anche fatti misteri più recenti da approfondire...
"Sì, sicuramente. Ci sono delle storie che si legano. Mafia Capitale, ad esempio: raccontare Carminati, uno dei personaggi delle storie che avevamo raccontato quando parlavamo di una certa destra, della Banda della Magliana, sarebbe servito riprenderlo per capire bene chi è. Abbiamo degli sviluppi molto importanti adesso sulla strage di Bologna, quella di Brescia, Ustica. Quelle sono cose che sarebbe bello riraccontare, perché uno vede al telegiornale una sentenza e magari non ha chiaro tutto quello che era successo prima. Per non parlare di tutti gli ultimi scandali bancari, ce ne sarebbe di materiale".

Come viene raccontata oggi la nera in tv?
"Io non la guardo più tanto, dopo un po' non ne potevo più. Quando c'è stata l'esplosione della cronaca nera, infatti, siamo passati da casi di cronaca a casi storici proprio perché diventava emotivamente troppo coinvolgente. A volte viene raccontata bene, a volte male. Viene raccontata bene quando si raccontano delle cose a cui puoi dare una risposta se ti chiedono perché. Ovvero 'perché hai fatto vedere il sangue per terra?', se la risposta è 'così capisci meglio la storia' allora va bene, se la risposta è 'così faccio più audience perché il sangue vende' allora è sbagliato il modo di raccontare. La cronaca nera è talmente forte che non hai bisogno di gestirla, di sfruttarla, ci pensa già lei. Sono già abbastanza commoventi i genitori di una persona che è morta, senza che piangano in televisione".

Tra dovere di cronaca e tv del dolore, il confine è sempre molto labile...
"Sicuramente. Secondo me è sempre quella di prima la risposta che bisogna dare. Perché piangono in tv i genitori? Perché è importante, serve a raccontare meglio la storia, o perché serve a far conoscere una storia che altrimenti sarebbe dimenticata. Allora è giusto che piangano. E' sottilissima la differenza, non c'è una regola e chiunque può dire 'per me è importante', però sinceramente uno dovrebbe capire qual è il limite e fermarsi prima, perché non c'è bisogno di andare oltre. Andare oltre è negativo. Si sta alzando sempre di più l'asticella del sentimento in televisione e alla fine avremo bisogno di squartamenti in diretta perché vedere i genitori che piangono non ci dà più fastidio".

Lei è autore di molti romanzi, dalla sua penna sono nati personaggi cult come l'ispettore Coliandro. Ce n'è uno che considera un po' il su alter ego?
"Spero di no (ride, ndr). Coliandro è molto simpatico, per carità, ma mai e poi mai mi piacerebbe avere i pregiudizi che ha lui. Il Commissario De Luca, un personaggio su cui ho scritto tanti romanzi e al quale sono legatissimo, ha idee politiche che non sono le mie e non sarebbero mai state le mie. Un alter ego vero e proprio no. O tutti, perché ci metto sempre un po' di cose mie, oppure nessuno. Io spero nessuno. Anche se sono tutte persone che mi incuriosiscono, proprio perché le ritengo abbastanza lontane da me".

Quando scrive prende spunto dalla realtà che racconta?
"Sì, sia per i romanzi storici che sono ambientati in un altro posto, in una realtà che non è quella che ho intorno ma che comunque hanno a che fare con quella realtà, sia per le cose contemporanee. La realtà ti offre sempre un sacco di spunti, poi cambia, perché quello che scrivi diventa una realtà alternativa. Sicuramente però offre spunti sia tecnici, di piccoli elementi di trama, sia a livello esistenziale, dei punti interrogativi che la fantasia da sola non riuscirebbe mai a inventare".

E lei preferisce raccontare la realtà, a volte anche cruda, oppure dare sfogo alla fantasia nei suoi libri?
"Io preferisco i libri. Se succede qualcosa e mi fa venire in mente una bella idea per una storia, come mi si struttura in testa è 'capitolo uno, a capo, spazio'. Così mi viene in mente, non è che mi viene in mente 'scena interna o esterna', oppure un'intervista. E' molto bello e mi diverto a fare le altre cose, hanno punti di forza che a volte la letteratura non ha. Far vedere una cosa in tv è sicuramente superiore a quanto potrei raccontare io, però alla fine, se fossi costretto a scegliere, io scrivo romanzi, prevalentemente polizieschi".

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