Celentano e Toffanin, l'inafferabile botta e risposta che fa da spot ad ‘Adrian(o)’

Trasmesso nella puntata di ‘Verissimo’ il faccia a faccia tra la conduttrice e l’artista registrato nello studio del programma in (ri)partenza il prossimo 7 novembre: dieci minuti di domande e risposte che hanno suscitato qualche perplessità

(Adriano Celentano: l'incontro con Silvia Toffanin trasmesso da 'Verissimo')

Dieci minuti: tanto è durato l’incontro tra Adriano Celentano e Silvia Toffanin trasmesso nel corso della puntata di Verissimo in onda sabato 1 novembre. Inesatto definire ‘intervista’ il colloquio tra i due. Inesatto, se da un’intervista ci si aspettano dichiarazioni utili per farsi un’opinione su un tema, un argomento, che però non sembra esserci stato, considerata la vaghezza di contenuti che ha segnato l’intero astruso confronto. 

Doveroso passo indietro: ‘Adrian’, colossale creatura mediatica metà teatro, metà fumetto e per il resto gigantesco punto interrogativo, è stato trasmesso su Canale 5 in prima serata fino alla sospensione “per un malanno di stagione dell’artista”, giunto dopo che la soglia ghigliottinante dell’8% di share tranciasse le speranze di un seppur flebile successo. Il prossimo 7 novembre lo show tornerà in onda e, a questo punto, le aspettative riposte sono tante, almeno quanto quelle che il fruitore del gradevole talk pomeridiano di Toffanin riponeva nel dialogo con lo sfuggente ‘Molleggiato’, speranzoso di comprendere qualcosa in più sul genere di programma che si troverà nel palinsesto il prossimo giovedì.

Ma alla fine, dall’attesissimo botta e risposta tra le parti non si è ricavato nulla, se non una schiera di sopracciglia alzate dubbiose quando a domande del tipo “come si fa a non deludere il pubblico?”, sono seguite repliche come: “Bisogna fare in modo che lui non si accorga che tu ci sei. Più ci sei e più il pubblico si stanca. Specialmente se poi vai in televisione soltanto per… Capisci? (risatina, ndr) Penso sia così, magari sbaglio ma secondo me no”. 

Silvia Toffanin e Adriano Celentano: il dialogo è inafferrabile

Silvia Toffanin ha incontrato Adriano Celentano negli studi del programma ‘Adrian’ dopo un’evitabile messinscena con inverosimili vigilantes che l’hanno bloccata sul palco (lei, la compagna di Piersilvio Berlusconi bloccata sul palco di uno studio televisivo…). Finalmente si è trovata al cospetto suo e avvolto da un’atmosfera incomprensibilmente tesa, con il sottofondo musicale di un quiz show che mette in palio la salvezza del mondo e le luci soffuse che nemmeno Franca Leosini a ‘Storie Maledette’, è partito il botta e risposta. 

“Dove ci troviamo?”; “Siamo nella zona di Adrian”. “Stavolta ti farai vedere nel programma?”; “Certo”. “Perché il pubblico si aspetta tanto da te?”; “Perché io e il pubblico siamo due giocherelloni”. “Tu ti devi fare un po’ vedere!”; “Certo, ma bisogna fare in modo di farsi vedere senza che il pubblico si accorga che tu ci sia, altrimenti inizia ad annoiarsi”. Il dialogo è iniziato così ed è proseguito in un modo che alla fine di ogni pausa (già, le famosissime pause di celentaniana memoria) lo spettatore si convincesse che sarebbe stata la risposta successiva quella che, finalmente, avrebbe compreso. E invece no, perché davanti a “il pubblico amerà più Adrian che Adriano. Finche non si accorgerà di Adrian io sarò salvo. Io vorrei essere come Adrian”, cosa si può mai  capire?

Se la confusione avesse avuto un volto, sarebbe stato quello di Silvia Toffanin: cortese nell’ascoltare con sorriso imbarazzato, schietto nel porgere l’unica domanda più genuina di tutte - “Ma tu sei così anche nella vita?” - e disarmato davanti all’ennesimo, ermetico responso: “No, nella vita sono anche peggio”.

Il risultato di questi dieci minuti pieni di ‘boh?’ va evidenziato: l’incontro Toffanin-Celentano è riuscito a suscitare la sempre auspicata curiosità che muove l’attesa verso un programma televisivo che in molti, seppur con tutti i giudizi e i pregiudizi del caso, le simpatie e le antipatie per l’indefinibile personaggio, poi comunque guarderanno. E criticheranno. E odieranno. O magari ameranno, clamorosamente. 

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