Daniela Collu, dalla tv al Cammino di Santiago: "Un 'perché no?', l'esperienza più bella" | L'INTERVISTA

"Volevo solo camminare" è il primo libro scritto dalla conduttrice, un diario di bordo del pellegrinaggio più famoso del mondo (fatto da atea)

Daniela Collu

Atea patentata, natura-resistenze e camminatrice poco convinta. Così si descrive Daniela Collu, conduttrice televisiva (ha presentato quattro edizioni di Strafactor su SkyUno e The Real su TV8), speaker radiofonica e autrice. Insomma, apparentemente la persona meno adatta al tanto faticoso - quanto religioso - Cammino di Santiago, eppure in quei 360 chilometri percorsi in 12 giorni - nel 2018 - è entrata in contatto con la sua spiritualità più profonda, ha scoperto le meraviglie della natura e ora non vuole far altro che continuare a camminare. 

Un'esperienza talmente forte e travolgente da volerla condividere. 'Volevo solo camminare', il suo primo libro, è il diario di bordo di questo affascinante viaggio verso Santiago, ma soprattutto dentro se stessa.

Da pochi giorni è uscito il tuo libro, 'Volevo solo camminare'. Partiamo dal titolo, come è nata la scelta di intraprendere questo cammino?
"E' nata da un anno particolarmente pieno. Pieno di viaggi, di aerei, di treni e scadenze un po' stressanti, poi 15 giorni di vuoto. Ero riuscita a organizzare il lavoro per avere 15 giorni di niente e non volevo buttarli in una comune vacanza. Volevo fare un viaggio che avesse un senso, che avesse un peso specifico diverso. Cercavo la forza di un viaggio. Non mi era mai venuto in mente di fare il Cammino di Santiago. Una notte ero online a cercare possibili mete e mi è tornato in mente che una mia amica lo aveva fatto anni fa, in particolare mi è venuta in mente una suo foto bellissima e ho detto 'perché no?'. E' stata la cosa più intelligente che ho fatto, abbandonarmi a un 'perché no?'".

Il Cammino di Santiago è uno dei pellegrinaggi più famosi, ma tu ti definisci atea. Nessuna spinta spirituale quindi nei primi passi?
"No, nessuna. Sono atea e non ho fatto il cammino con una finalità religiosa, ho scoperto che può nascere da quella spinta ma ci sono tante persone che non lo fanno per arrivare alla cattedrale (a Santiago di Compostela, ndr). Tanti lo fanno per avventurarsi, per vedere posti meravigliosi e sfidare se stessi".

E camminando c'è stato qualcosa che ti ha fatto avvicinare alla fede?
"No, però sono stata presa a schiaffi dalla grandiosità della natura. Ho visto cose che non avevo mai visto, degli alberi giganti ad esempio. La montagna è una maestra e una compagna di viaggio molto impegnativa. Sono grata di vivere in un mondo che mi regala una nature del genere, questo l'ho capito lì. Non è stata una scampagnata nei boschi. Non ci ho trovato nessuna divinità, ma sicuramente sono entrata in contatto con una parte molto spirituale di me grazie al silenzio, alla fatica. Tutto quello che fai lì, dalla mattina alla sera, lo fai con te stesso".

Cosa hai incontrato nei 360 chilometri che hai percorso?
"Ho incontrato le storie di tante persone, capito cose di me che non avevo avuto tempo e spazio di capire prima. Soprattutto ho capito che per avere il coraggio dei propri desideri basta iniziare a realizzarli, mettendo un piede dietro l'altro. Quando dicono che il cammino ti cambia la vita è vero, perché superare certi limiti ti fa capire che puoi superare anche gli altri che ti sei imposta".

Sei partita da sola e la solitudine, come hai spiegato prima, è certamente qualcosa che ti fa entrare profondamente in contatto con te stessa. Cosa hai scoperto di te che prima non conoscevi?
"C'è una cosa molto comune nel mio lavoro, la sindrome dell'impostore: pensi che stai facendo le cose in cui sei brava, ma hai sempre paura che arriva qualcuno e ti dice che non sei in grado e ti mette alla porta. Il cammino la zittisce questa sindrome, perché ti guardi indietro e vedi quanta strada hai fatto. Ogni tanto il punto bisognerebbe farlo anche nella vita, non è una cosa che fanno tutti".

E' importante anche guardare indietro?
"Certo. Io non ho paura di fare bilanci. Che problema c'è? Da che stiamo scappando?"

C'è qualcosa che non è mai stato detto su questo cammino?
"Sicuramente sì. E' un po' come le mamme che non parlano dei dolori del parto perché non se li ricordano più. La fatica del cammino è enorme. Tutti i giorni ricominci a camminare, è una fatica costante e continua, provante. Secondo me qualche parola in più su cosa ti aspetta realmente ti aiuta a calibrare l'allenamento e la preparazione. Altro che non è stato detto invece è perché quando si torna non si riesce a raccontare tutto. Quello che non è stato detto resta sul cammino ed è giusto così".

Da questa esperienza molte persone tornano cambiate. Chi è Daniela oggi?
"Una persona che vuole solo camminare. E' come se avessi acquisito uno strumento in più, quello di mettere un piede davanti all'altro. E' una cosa che mi elettrizza senza paura".

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