Giovanni Vernia: "Ho un 'pirla' dentro che emerge sempre nel momento meno adatto" (INTERVISTA)

Lo showman torna in scena nei teatri italiani dal 21 novembre con uno spettacolo autobiografico. Far ridere? "Una malattia" ci ha confessato, insieme a tante altre cose

Giovanni Vernia

Nei corridoi degli Studi Rai, dove sta facendo le prove di 'Tale e Quale Show', c'è poca rete e dopo un paio di chiamate interrotte esce e richiama lui. "Dentro non prende" e alla seconda tacca Giovanni Vernia è già un vortice di chiacchiere e risate, quelle che non mancheranno nel suo nuovo spettacolo teatrale 'Vernia o non Vernia', che dal 21 novembre toccherà 19 città italiane. Nel frattempo, però, si pensa alla finale di venerdì. E si parla anche d'altro.

Domani sera finalissima di Tale e Quale Show. Un pronostico?
"Il pronostico è che farò sicuramente qualche 'Verniata'. Non li faccio tali e quali, la perfezione è noiosa. L'originale sarà sempre meglio, tanto vale metterci qualcosa che fa sorridere la gente. I miei compagni la sentono la finale. Si tiene molto alla classifica, c'è una lotta ai punti, io francamente non sono interessato a quella roba lì. Nella mia vita sono felice se ottengo la risata, è il mio lavoro. Sono felice se porto gioia".

Sei tornato dopo la scorsa stagione. Quando Carlo (Conti, ndr) chiama, Giovanni risponde...
"Per forza, è troppo divertente. Mi piace cantare, mi piace ballare, chiedo sempre personaggi dove posso divertirmi. Me lo fanno fare in televisione e perché dire di no? E' una pacchia".

Il 21 novembre inizia il tuo tour teatrale 'Vernia o non Vernia'. Che spettacolo ci aspettiamo? 
"Uno spettacolo molto introspettivo, in cui parlerò della metafisica dell'essere. Fin dalle origini eh..."

Sei poco credibile...
(Ride, ndr) "E' uno spettacolo assolutamente autobiografico. Io parlo di questo pirla che ho sempre avuto dentro di me e che emerge sempre nel momento meno adatto. Da bambino emergeva quando ero a contatto con dei parenti del sud che mi facevano particolarmente ridere e io facevo la parodia, ma questo creava problemi perché poi quei parenti lì sapevano che li prendevo in giro e non arrivavano più gli auguri di Natale a casa. Poi me la sono portata sempre dietro, quando lavoravo. Bello dire 'quando lavoravo', perché io avevo un lavoro serio, facevo l'ingegnere, ma non riuscivo a stare serio e facevo la parodia dei miei capi. E' una cosa che non consiglio a nessuno. Non fatelo, i capi non la prendono bene. Questa cosa crea dei problemi anche nelle cose di tutti i giorni, ad esempio quando guardo una serie televisiva drammatica. Gomorra è una serie drammatica, con me diventa comica, trovo delle cose che sono divertenti. Ecco, nello spettacolo vedrete che Gomorra diventa una serie comica. Stessa cosa con le canzoni, io non riesco a godermi una canzone perché mi vengono in mente delle cose divertenti. E' una malattia. L'obiettivo è sempre quello, far ridere". 

Una domanda dalla vena shakesperiana, visto il titolo del tuo spettacolo, o forse più alla Marzullo. Chi è Vernia e chi non è Vernia?
"Vernia è la persona seria, quella che doveva studiare, fare carriera aziendale, il sogno di tutti i genitori. Non Vernia sono invece tutte le altre personalità che escono all'improvviso. E' la vena di follia che ho sempre dentro".

Sul web hai lanciato un format che sta spopolando, 'Un giorno capirai', dove commenti l'attualità con la tua tagliente ironia. C'è qualcosa nell'Italia di oggi che invece non ti fa proprio ridere?
"Non voglio essere banale, ma secondo me in ogni cosa c'è un lato divertente. Bisogna riuscire a trovare il lato giusto. 'Un giorno capirai' è proprio questo tentativo, trovare una chiave ironica per far riflettere anche su cose che possono essere drammatiche, come il razzismo ad esempio, di cui ho parlato proprio oggi dopo la vicenda di Balotelli e di quella mamma che a scuola ha insultato un bambino. Stiamo arrivando a dei livelli di bruttezza tremendi, però o ti deprimi oppure usi l'umorismo, che come diceva Freud è il più potente antidepressivo. Tutto sta a trovare il lato giusto, altrimenti diventi patetico e fastidioso. Questa è la vera difficoltà di 'Un giorno capirai'. E' la cosa più difficile da scrivere che io e il mio autore affrontiamo, ma ci piace farlo perché è bello alleggerire. Ormai ovunque ti giri ci sono drammi e polemiche. Se guardi i quotidiani online è pieno. Durante i talk show in tv parlano tre, quattro ore, e cosa riprendono sui giornali? La lite. Quando si picchiano, quando si insultano. Viviamo in un'epoca in cui si sta più attenti alla polemica che al contenuto". 

Hai appena parlato di web, allora ti chiedo, per voi artisti è un'arma a doppio taglio?
"Lo è se gli dai troppa attenzione. E' ovvio che se affronti un argomento più scottante, come potrebbe essere la satira politica o sociale, trovi sempre quello che non è d'accordo con te e ti insulta. Se affronti l'argomento in modo sbagliato e non stai attento, ti fai un autogoal tremendo. Sui commenti negativi però ho la mia filosofia. Io mi sento di dare un abbraccio affettuoso a tutti quelli che passano il tempo insultando chi fa. E' molto più facile criticare che fare. Io preferisco appartenere alla categoria del fare, poi ci sono certi che si sentono realizzati se criticano chi fa, spesso gratuitamente. Se io entro in un bar e sento dei commenti su qualcosa sui cui non sono d'accordo, non mi metto lì a insultare ma mi faccio i fatti miei ed esco. Stessa cosa faccio sui social. Stiamo dando troppa importanza a queste persone che cercano di avere importanza con questi atteggiamenti sui social, in un bar non gli si darebbe questa importanza. Bisognerebbe considerare i social come un bar".

Torniamo alla risata. Cosa ti fa più ridere?
"La spontaneità e la naturalezza dei miei bimbi e dei bimbi in generale. Ho la fortuna di avere due bambini piccoli e la loro spontaneità è il 'Non Vernia', guardare la realtà intorno con occhi liberi da schemi e preconcetti".

Il 1 ottobre 'Le Iene' hanno ricordato Nadia Toffa con uno straordinario omaggio televisivo. Qual è il tuo ricordo più bello di lei?
"Innanzitutto il suo primo servizio sulla Terra dei Fuochi. E' stata una cosa che ha scoperchiato lei con quei servizi, è lei che l'ha portata alla luce. Quando ha affrontato la malattia ci siamo scambiati sempre dei messaggi. In certe circostanze non sai mai cosa scrivere, grazie a Dio ci sono gli emoticon che riassumono un po' tutto. Lei era sempre molto sorridente anche in quella situazione, ho quel ricordo lì. Nadia me la ricordo sorridente".

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