Lory Del Santo: "Mio figlio malato, si è tolto la vita per anedonia"

La situazione si è aggravata a dicembre: "Aveva iniziato a sviluppare una doppia personalità. Una personalità dissociata. Ma solo dentro di sé. Non era evidente, ma lasciava tracce. Ne scriveva nei fogli in cui studiava". Oggi l'attrice prova a rialzarsi: "Ho bisogno di esser costretta ad uscire di casa"

(Nel video in alto, l'intervista a Lory Del Santo)

"Se tu mi chiedessi se sono stata più triste o più felice, sono stata più felice, perché sono stata vent'anni con un angelo, ma il suo destino già segnato". Così Lory Del Santo, 59 anni, parla per la prima volta a 'Verissimo' del suicidio del figlio Loren, avvenuto lo scorso agosto. "Dopo che è successo il fatto è stata fatta una investigazione. Si è andati a cercare cosa poteva dare una spiegazione. Abbiamo trovato, grazie all'aiuto di persone competenti, prove inequivocabili che aveva questa malattia, la anedonia".

"Per prima cosa - spiega Lory - voglio dire che ho voluto fare quest'intervista perché il fatto è successo tempo fa, e ho cercato di vivere da sola tutto questo periodo, senza parlare con nessuno senza amici. Ho vissuto nella menzogna, senza l'aiuto e il conforto di amici e della gente. Ma io penso che sia importante poter parlare e spiegare per ritrovare la forza di essere forti". 

La nascita di Loren

L'attrice ricorda la nascita del figlio, il secondogenito dopo Devin e Connor, quest'ultimo morto agli inizi degli anni '90 precipitando da un grattacielo. I primi istanti di vita di Loren sono stati segnati da alcune complicazioni. "Era il 1999. Ora avrebbe compiuto vent'anni. Loren è nato prematuro, pesava 900 grammi - racconta Lory - Ha avuto un grande trauma durante la nascita. Sono state fatte iniezioni per un processo di ricostruzione degli organi interni non ancora terminati. Mi dissero che nel suo caso la probabilità di farcela era inferiore all'uno per cento. La notizia mi travolse. Ma mi dissero anche che 'ogni giorno che vivrà sarà un dono di Dio'". 

"Con lui ogni giorno era un dono"

"Io ho vissuto tutta la mia vita con lui. Felicemente. Ogni giorno era un dono. Il fato ha voluto che lui non avesse alcun problema fisico, ma mi hanno detto che ci sono patologie che non si vedono e che sarebbero potute insorgere nel corso degli anni. Io l'ho sempre fatto controllare. Loren non ha mai mancato un giorno di scuola, è sempre riuscito laddove riuscivano gli altri, anche nello sport. L'unica cosa che mi ha colpito è che tutti gli insegnanti dicevano che era sempre solo e tagliato fuori dalla voglia dei bambini di stare insieme con gli altri. Un po' solitario, un po' introverso. Tutto questo, però, non era riuscito ad intaccare la sua vita. Nessuna cosa che lui ha fatto fino all'ultimo istante ci faceva immaginare cosa poi sarebbe successo". 

"Loren soffriva di anedonia, una patologia terrificante"

Loren si è tolto la vita a fine agosto. "La sua mente è stata brutalizzata da cose che lo hanno costretto a non essere lui", spiega. "Dopo quanto successo, è stata fatta una investigazione. Si è andati a cercare cosa poteva dare una spiegazione. Abbiamo trovato, grazie all'aiuto di persone competenti, prove inequivocabili che aveva questa malattia, la anedonia". "Alla maggior parte della gente questo temine non dirà niente. Ma è una patologia terrificante che hai sottopelle come nascosta, sommersa e non evidente. Chi ha questa patologia riesce a far credere che qualsiasi specialità abbia  faccia parte del suo carattere. E' una malattia del cervello che porta alla degenerazione delle cellule cerebrali. E' mancanza di desiderio". 

Dicembre, la situazione si aggrava: "Ha cominciato a sviluppare una doppia personalità"

"Io predisponevo tutto quello che gli potesse servire. E lui non mi chiedeva mai nulla in più di quello che già aveva. Chi è affetto da questa patologia non prova come noi odio, amore. E' indifferente a quello che accade, accetta la realtà e ciò che si presenta ma senza entrare in una situazione. E' qualcosa di inarrestabile e irreversibile". 


"Da dicembre dell'anno scorso la situazione si è aggravata. Aveva iniziato a sviluppare una doppia personalità. Una personalità dissociata. Ma solo dentro di sé. Non era evidente, lasciava tracce. Ne scriveva nei fogli in cui studiava". 

"Una patologia congenita dalla nascita"

"Mi sono distutta la mente per capire se umanamente si poteva fare qualcosa per aiutarlo ma tutti mi hanno detto che difficilmente si possono aiutare casi di questo genere. Perché loro non commettono mai errori ovvi, è impossibile preoccuparsi. Se anche avessimo scoperto questa cosa, inoltre, purtroppo la scienza non mette a disposizione una risoluzione definitiva che possa portare tutto alla normalità. Si è tolto la vita per questa patologia, che, mi hanno dato certezza al cento per cento, è congenita dalla nascita".  

Il rapporto con il fratello Devin

"Lui e Devin erano come gemelli. Si amavano follemente. Con lui ha fatto anche un master di specializzazione. Io ho esaudito tutti i suoi desideri. Devin amava così tanto il fratello da essere convinto di essere la persona che più la amava al mondo. Avevano progettato di stare insieme tutta la vita". "Oggi Devin vuole vivere questo momento da solo, è un guerriero. Non vuole farmi vedere che è debole e che ha bisogno. Sono convinta che ce la farà. E' una sua scelta. Gli dispiace non avergli urlato continuamente che gli voleva bene. Ne abbiamo parlato per ore. Ha pianto per ore e io dovevo dargli coraggio. Minacciava di... voleva stare con lui. Ma le persone sono sempre con noi. Se le ami sono sempre con noi. Chiunque hai amato è sempre nel tuo cuore".

"Segregarmi nel dolore fa male, voglio condividere questo con il mondo"

Lory afferma di aver deciso di non assumere alcun farmaco che vada ad alleviare il dolore, perché ritiene che viverlo sia il modo giusto per affrontarlo. "Oggi voglio condividere questo con il mondo perché so che fuori ci sono tante persone brave che mi vogliono bene. Perché questa è sfortuna. E' la vita, è il destino". "Ora io devo devo prendere, uscire. Mi hanno detto che stare segregata nel mio dolore può solo farmi male. Il nostro obiettivo nel mondo è quello di fare del bene, di aiutare il resto del mondo. Quindi ho ancora tanto da fare in questo mondo. Il mio carattere è fatto di  generosità, bontà e una vena comica".
"Vale la pena vivere qualsiasi cosa accada. Il mio esempio oggi sono le persone che hanno affrontato disgrazie fortissime. In questi ultimi giorni mi è sembrato di cadere nel baratro. E' come avere un cuore attaccato ad un masso che ti porta giù e tu devi controbilanciare con il pensiero, l'energia, la forza di amare questa vita comunque vada. Non dobbiamo perder tempo ad odiare ma ad amare".  

"Mi dicevano che sarei stata sommersa dalle critiche"

Prima che l'intervista venisse realizzata, la Del Santo è stata messa in guardia dalle persone care sul fatto che il pubblico avrebbe potuto considerare la sua scelta con pregiudizio. "Quando c'è una disgrazia uno non può permettersi di andare in pubblico. 'Sarai sommersa da critiche', mi dicevano. Io amo la gente, rispetto il suo giudizio e se decideranno che ho sbagliato va bene così. Ma il mio sguardo sarà rivolto a quelli che capiranno che non avevo alternativa per andare avanti. Ho ascoltato chi mi ha detto di fare qualcosa, qualsiasi cosa. 'Muoversi è l'unica soluzione. Oggi ho bisogno di essere costretta ad uscire". 

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