Nicola Porro: "Guarito dal coronavirus dopo tanto tempo, attenti al virus della paura" (VIDEO)

Il giornalista: "La malattia è tremenda, ma la paralisi della paura può essere peggiore"

Nicola Porro, 50 anni

"Il coronavirus per me è cominciato ad inizio marzo ed ora questo foglio della Asl, dopo due tamponi negativi effettuati come da protocollo, mi ha liberato". Comincia così il video pubblicato da Nicola Porro sul sito NicolaPorro.it, in cui racconta la sua battaglia contro il coronavirus finalmente terminata. Il giornalista è stato uno dei primi personaggi pubblici ad aver annunciato, lunedì nove marzo, di aver contratto il virus. "Il periodo di quarantena per me è terminato 28 marzo. Ora sono come tutti ai 'domiciliari', ma libero di andare a fare la spesa". 

Coronavirus, l'esperienza di Nicola Porro

Porro spiega come ha contrastato il virus, ma allo stesso tempo ci tiene a mettere in guardia i cittadini dalle implicazioni psicologiche della paura causata dall'emergenza sanitaria. "Non è stata una passeggiata per me, il virus è passato dopo tanto tempo, ma il primo pensiero va a quelle diecimila famiglie che hanno perso uno dei propri cari per questa malattia - esordisce nel video - Questo primo riconoscimento che dobbiamo avere nei confronti dei morti e dei 3500 che sono ora in terapia intensiva, un numero incredibile, va però accompagnato anche alla considerazione che, oltre al virus, bruttissima bestia, c'è da sconfiggere il panico. Per me è finita bene, per altri drammaticamente, ma la paura non aiuta a combattere il virus, neanche ai primi sintomi malattia, quando i medici non possono stare dietro a tutti né, giustamente, devono accogliere tutti in ospedale". 

"Non facciamoci paralizzare dal virus della paura"

"La paura è una tremenda sensazione che si sta diffondendo in società - conclude Porro - Tanta gente ha paura di questa malattia e accetta limitazioni alla propria libertà che oggi sono sacrosante ma che domani potrebbero risultare prevaricatrici. Dunque il mio invito, in rispetto di chi non c'è più, è quello di pensare che questa malattia si può sconfiggere all'80 per cento dei casi, anche senza ospedale, e che e non dobbiamo farci paralizzare dalla paura. La malattia è tremenda, ma la paralisi della paura può essere peggiore". 

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