Bufera sul programma di Lucci: "Indegne le parole su Falcone e Borsellino", la Rai apre indagine

Dure polemiche per l'intervento del cantante neomelodico siciliano Leonardo Zappalà a 'Realiti', su Rai 2. Il programma slitta in seconda serata

Enrico Lucci

Una partenza da dimenticare quella di 'Realiti', il nuovo programma condotto da Enrico Lucci e in onda il mercoledì su Rai 2. Ascolti disastrosi (2,45% di share e 428.000 telespettatori) e un'indagine interna aperta dalla Rai per l'intervento del cantante neomelodico catanese Leonardo Zappalà, che parlando dei giudici Falcone e Borsellino, vittime delle stragi di mafia del '92, ha detto: "Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita, le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce, ci deve piacere anche l'amaro". Parole che hanno scatenato aspre polemiche e la dura reazione di Viale Mazzini, che ha aperto un'istruttoria.

"La Rai - si legge in un nota - ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti, andata in onda su Rai 2 in diretta. Direttore di Rete, conduttore, autori sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti 'sensibili'; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie". 

Nel frattempo, mentre si prova a fare luce sulle responsabilità, il programma è stato spostato in seconda serata - sempre il mercoledì - e non sarà più in diretta. 

Bufera su 'Realiti', Enrico Lucci si difende

"Ho il vago dubbio che nessuno abbia visto il programma, che poi era evidente già dai dati d'ascolto", commenta l'ex Iena Enrico Lucci. "Se andassero a vedere la puntata capirebbero che sono intervenuto con parole chiare e dure, ricordando anche che 'la mafia è merda'", sottolinea Lucci all'AdnKronos, ricordando che lo spazio dedicato all'argomento si è concluso con una standing ovation dello studio che applaude Falcone e Borsellino.

Lucci ripercorre l'intera vicenda: "Nella puntata del 5 giugno ci siamo occupati tra le altre cose del fenomeno dei neomelodici siciliani, ovvero siciliani che cantano in napoletano. Su questo è stato realizzato un servizio. Uno dei due protagonisti del servizio, un ragazzetto 19enne che si chiama Leonardo Zappalà, è poi venuto ospite in trasmissione. A lui mi sono rivolto con tono paternalistico per demolire quelli che lui indicava come idoli, cioè Al Capone e Scarface, e per dirgli quali invece dovrebbero essere i veri idoli. Gli ho detto che doveva studiarsi la storia così tra 20 anni sarebbe stato una persona migliore e doveva conoscere chi erano i grandi siciliani. Gli ho citato Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Peppino Impastato e poi, cogliendo l'occasione del 205° anniversario della fondazione dei Carabinieri, gli ho detto di pensare a tutti i carabinieri morti ammazzati dalla mafia. E ho concluso dicendo: 'Soprattutto pensa ai due nostri grandi fratelli Falcone e Borsellino'. Frase conclusiva accompagnata da una standing ovation dello studio. Quindi non so davvero chi polemizza di cosa ci accusa", conclude Lucci.

La rabbia della famiglia Borsellino

Per conto della famiglia Borsellino è intervenuto Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D'Amelio. "Per ora - dice Trizzino - mi limito a dire vergogna! In famiglia decideremo se tutelarci in altre sedi. Questo Paese è alla deriva ma a tutto c'è un limite. Nessuna volontà censoria. Ognuno è libero di sragionare come vuole. Lo garantisce l'articolo 21 della Costituzione. Trovo però alquanto bizzarro che non ci si sia preoccupati di garantire un contraddittorio - dice ancora il genero del giudice Paolo Borsellino - Cosi per spiegare che quegli uomini, per ripristinare la primazia di quelle Istituzioni che riconoscono il diritto di parola anche al neomelodico, hanno operato per puro spirito di servizio e con responsabilità. Con l'unica colpa di non girarsi dall'altra parte. Ecco oggi sta tornando di moda questo 'girarsi dall'altra parte' per paura, ignoranza, superficialità eccetera. A questo si vuole reagire, per ricordare che tutto fu assai difficile e amaro per Falcone e Borsellino - dice ancora Fabio Trizzino - La loro soddisfazione per i risultati ottenuti non fu mai fine a stessa ma un tributo al miglioramento della società. In primis di quella siciliana. Ma, si sa, durò poco anche quella! Propongo, quindi, che la Rai ripari a questa leggerezza facendo confrontare i neo melodici con i tanti ragazzi che invece hanno capito il sacrificio di Falcone e Borsellino. E ce sono tantissimi in giro per l' Italia e vi assicuro nel mondo intero".

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