Aborto (quasi) impossibile nel profondo Sud degli Usa: c'è anche la firma dei democratici

Anche in Louisiana, dopo Alabama, Missouri e Georgia, la legge vieterà l'aborto dopo le sei settimane (quando alcune donne non sanno ancora di essere incinte)

La crociata antiabortista sembra non arrestarsi. Il governatore della Louisiana (Usa) John Bel Edwards ha firmato la legge che "proibisce l'aborto" su feti per i quali è "riscontrabile il battito cardiaco". E' il primo democratico a firmare una legge sull'aborto così restrittiva. La comunicazione della firma è pubblicata sul sito del governo dello stato Usa. La legge era stata approvata dal Parlamento statale, con il voto favorevole anche di alcuni rappresentanti democratici. L'aborto, in base alla nuova legge, è vietato anche in caso di stupro o incesto. I medici che praticheranno l'interruzione della gravidanza compiranno un reato rischiando fino a due anni di carcere.

La Louisiana diventa così il quinto Stato degli Stati Uniti ad avere una legge che vieta l'aborto, di fatto, all'incirca dopo sei settimane. Edwards, unico governatore del suo partito nel profondo Sud del Paese, fece campagna elettorale contro il diritto all'aborto e in autunno cercherà di ottenere un secondo mandato. La leadership democratica considera "fuori dalla piattaforma del partito" i politici che non si battano per il diritto all'aborto, "ma in Louisiana - fa presente il Washington Post - il sentimento antiabortista è da lungo tempo parte del contesto culturale. Il tema non è divisivo come su scala nazionale".

Abortire diventa quasi impossibile in vari stati Usa

Lo stato dell'Alabama, tradizionalmente repubblicano, ha deciso di abolire quasi totalmente l'aborto poche settimane fa. Le interruzioni di gravidanza sono consentite solo nei casi di un grave rischio per la salute della donna.  Previste conseguenze pesanti per i medici che non si adegueranno e che violeranno la legge: rischieranno fino a 99 anni di carcere. Il voto in Alabama è un duro colpo alla sentenza "Roe contro Wade" con la quale la Corte Suprema Usa nel 1973 aveva di fatto legalizzato l'aborto a livello federale.

La scorsa settimana inoltre il Missouri ha promulgato una legge che vieta l'aborto dopo otto settimane e non consente eccezioni in caso di stupro e incesto; i dottori che violeranno la legge potrebbero essere condannati a pene fino a 15 anni di prigione

Le tante, e agguerrite, associazioni a difesa dei diritti delle donne hanno già annunciato di voler dichiarare guerra alle misure, considerate un salto indietro nel tempo. Il tema è ormai centrale nel dibattito pubblico americano. L'amministratore delegato della Walt Disney Co, Bob Iger, ha dichiarato che per il gruppo in futuro potrebbe essere "molto difficile" continuare a produrre film nello Stato della Georgia se entrasse in vigore un nuova legge restrittiva sull'aborto. "Penso che molte persone che lavorano per noi non vorranno lavorare lì", ha detto in un'intervista alla Reuters, "e dovremo ascoltare i loro desideri da questo punto di vista".

Aborto vietato anche in caso di incesto e stupro: i medici rischiano 99 anni di carcere

Netflix contro  la legge anti-aborto in Georgia

Anche in Georgia la legge sta per diventare estramemente restrittiva e Netflix scende in campo contro la legge anti-aborto. Minaccia che, se la misura entrerà in vigore, potrebbe smettere di girare film e serie tv nello Stato. Con una dichiarazione pubblicata da Variety Ted Sarandos, il Chief content officer della piattaforma di streaming, infatti, ha ricordato come Netflix abbia "molte donne che lavorano nelle produzioni in Georgia i cui diritti, insieme a quelli di milioni di altre, saranno gravemente limitati da questa legge. Per questo lavoreremo con l'Aclu e altri per contrastare questa legge nei tribunali - ha aggiunto - dato che la legge non è ancora applicata, noi continueremo a girare nello Stato, mentre sosteniamo i partner e gli artisti che hanno scelto di non farlo. Se dovesse mai entrare in vigore, noi ripenseremo il nostro intero investimento in Georgia".

Netflix diventa così il primo grande studio che si impegna ad agire contro la legge che intende vietare l'aborto da quando è possibile rilevare un'attività cardiaca dell'embrione, cosa che avviene a partire dalla sesta settimana, quando spesso le donne non hanno ancora appurato di essere incinte. La legge dovrebbe sostituire quella attuale che permette l'interruzione di gravidanza fino alla 20esima settimana. Da quando la legge è stata firmata all'inizio di maggio dal governatore Gop Brian Kemp, decine di attori e società di produzioni indipendenti hanno già annunciato che non gireranno più nello Stato che negli ultimi mesi è diventato una location preferita per film e serie tv. 

Alyssa Milano lancia lo sciopero del sesso contro la legge sullʼaborto

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Aborto, la Corte Suprema non si pronuncia (per adesso)

Con due diverse sentenze, la Corte Suprema degli Stati Uniti mostra di non volersi pronunciare in questo momento sulla questione dell'aborto, al centro di un accanito dibattito dopo che diversi Stati conservatori hanno approvato leggi fortemente limitanti. Il massimo organismo giuridico americano infatti non ha accolto il ricorso contro lo stop di una Corte d'appello alla legge dell'Indiana, con cui si intendeva vietare alle donne di abortire a causa di malformazioni del feto o in base alla sua razza e sesso. La Corte ha invece confermato un'altra legge dell'Indiana, firmata dal vice presidente Mike Pence quando era governatore dello Stato, che impone alle cliniche che effettuano le interruzioni di gravidanza di dare sepoltura o cremare i feti. La Corte d'appello del settimo circuito lo scorso anno aveva stabilito che la legge del 2016 violava il diritto alla privacy delle donne e quindi era incostituzionale. Ma a differenza dell'altra legge, 7 dei 9 sommi giudici - con l'opposizione di Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor - hanno rovesciato la sentenza della Corte d'appello, sostenendo che la legge non limita il diritto delle donne di scegliere di abortire.

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