Alaa Salah, la “regina” vestita di bianco della rivoluzione in Sudan guidata dalle donne

Una giovane studentessa è diventata il simbolo delle proteste in Sudan, nelle quali le donne hanno avuto un ruolo preponderante. La sua foto mentre parla alla folla è diventata virale

Ci sono foto che riescono a catturare meglio di altre un momento particolare, una svolta epocale che ricorderemo negli anni a venire. Quella di Alaa Salah, in piedi sul tetto di un’auto, vestita di bianco e con il dito puntato verso il cielo e circondata dagli schermi illuminati dei telefoni che immortalano la scena, rientra sicuramente in questa definizione. È questa giovane studentessa di architettura di ventidue anni il simbolo delle proteste in Sudan contro il presidente Omar al-Bashir.

La foto è stata scattata con uno smartphone lo scorso 8 aprile a Karthoum da Lana H. Haroun, che l’ha condivisa su Twitter, nel pieno di una manifestazione in piazza. “Stava cercando di dare speranza ed energie positive e ci è riuscita”, ha detto Haroun alla Ccn, raccontando il contesto i cui la fotografia è stata scattata. “In quel momento stava rappresentando tutte le donne e le ragazze sudanesi e ha ispirato tutte quelle che stavano partecipando a quel sit-in. Raccontava la storia delle donne sudanesi… era perfetta”.

alaa salah foto twitter-2

“Sono molto contenta che la mia foto abbia contribuito a far conoscere la rivoluzione in Sudan nel resto del mondo… Dall’inizio delle proteste sono scesa in piazza e ho partecipato alle manifestazioni perché i miei genitori mi hanno insegnato ad amare la mia casa”, ha detto Salah al Guardian. “Il giorno che hanno scattato quella foto, ero stata a dieci differenti raduni e avevo letto un poema rivoluzionario. Le persone erano molto incoraggiate. Inizialmente avevo formato un gruppo di circa sei donne e ho iniziato a cantare e loro si sono messe a cantare con me, poi la folla è cresciuta”. Un verso del poema letto da Salah è diventato molto popolare nelle proteste: “Le pallottole non uccidono. Quello che uccide è il silenzio delle persone”.

Il simbolismo dietro la foto di Alaa Salah

L’immagine è stata già paragonata a quelle di altri celebri momenti di protesta pacifica, da quella dello studente che sfidò i carri armati in piazza Tienanmen, alla giovane dimostrante turca investita dal getto d’acqua degli idranti della polizia durante le proteste a Istanbul a Taksim Square, fino alla ragazza che andava incontro agli agenti durante le rivolte a Baton Rouge nel 2016.

La figura di Alaa Salah si è caricata di forti simbolismi, a partire dal suo abbigliamento. Hind Makki, studiosa sudanese-americana che vive a Chicago, ha analizzato su Twitter in un thread diventato virale i diversi elementi che rendono quella foto così potente: la studentessa – figlia di una stilista che lavora con abiti tradizionali sudanesi - indossa degli orecchini a forma di luna, simbolo della femminilità, e un “tobe” bianco, un abito “indossato dalle donne che lavorano negli uffici e che può essere di cotone (una delle principali esportazioni del Sudan)”: Alaa Salah “rappresenta quindi le donne che lavorano come professioniste nelle città come pure quelle impiegate nei settori agricoli nelle aree rurali”.

L’abbigliamento della giovane “è anche un richiamo agli abiti indossati dalle nostre madri e nonne negli anni ’60, ’70 e ’80, che si vestivano così mentre marciavano per le strade contro le precedenti dittature militari”, ha aggiunto Makki, ricordando che “i sudanesi di tutto il mondo si riferiscono ai manifestanti di sesso femminile come ‘Kandaka’, che è il nome dato alle regine nubiane dell’antico Sudan, il cui dono ai loro discendenti è un’eredità di donne emancipate che lottano duramente per il proprio paese e per i diritti”. In un video, condiviso su Twitter da Makki, Salah canta: "Mia nonna è una Kandaka" e la folla risponde: "Rivoluzione!"

La rivoluzione guidata dalle donne

Guardando bene l’immagine, si vede che Alaa Salah non è l’unica donna in piazza in quel momento: ai suoi piedi infatti si riconoscono i volti di decine di donne.

Lo scorso 22 aprile, Open Democracy ha pubblicato un approfondimento sul ruolo centrale delle donne nelle proteste in Sudan contro il regime di al-Bashir, scoppiato lo scorso dicembre nel pieno della grave crisi economica che ha investito il Paese. Le più colpite in quel contesto sono state le famiglie e le donne hanno iniziato a far sentire la propria voce organizzandosi in una serie di manifestazioni non violente e portando avanti azioni di disobbedienza civile, sotto l’hashtag social #SudanUprising. “Ma la leadership femminile, come in molti altri contesti, non è stata riconosciuta dai media. Quando se ne parla, si dice che le donne si “uniscono” alle proteste, anziché presentarle come leader – scrive il portale – Lo ‘zagrouda’ (il grido gioia tipico delle donne arabe) è diventato una sorta di richiamo in codice per ogni protesta in strada. Quando la gente sente queste voci di donna, sa che è arrivato il momento della rivoluzione e che è ora di mettersi in marcia”.

E sono proprio state proprio donne le prime ad opporsi al regime islamista sudanese, che a partire dagli anni Novanta ha imposto pesanti restrizioni sul vestiario e alla libertà individuale.

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