"Una telefonata, stanno sparando": il racconto del console italiano a Christchurch

Strage nelle moschee in Nuova Zelanda. 49 morti. Una tranquilla città multiculturale che si trova all'improvviso a fare i conti con il più grave fatto di sangue della sua storia

49 morti. Una tranquilla città multiculturale che si trova all'improvviso a fare i conti con il più grave fatto di sangue della sua storia. "Mi ha chiamato un mio collega indiano dalla moschea, era spaventatissimo, ha perso molti amici. Quando ho sentito la parola 'sparatoria' non riuscivo a connettere, non si era mai sentita una cosa del genere". A raccontare all'AdnKronos i momenti di panico e tensione vissuti a Christchurch è il console onorario italiano Belfiore Bologna, professore di architettura al politecnico della città, che ha fatto di tutto per calmare i suoi studenti.

Doppio attacco alle moschee, 49 morti: dai terroristi omaggio a Luca Traini

Tutti i cittadini italiani che vivono a Christchurch stanno bene.

Attentati Nuova Zelanda, console: "Nessuno si aspettava una cosa del genere"

Il console onorario è comprensibilmente scosso dopo una lunga giornata difficile; Bologna ha descritto Christchurch come una città "multiculturale" di 350mila abitanti dove non si registravano tensioni etniche, "non c'erano neanche scritte sui muri". E ancora: "E' una città tranquilla, nessuno si aspettava una cosa del genere" afferma il console, che ancora non si capacita di quanto sia avvenuto. "Non a caso - sottolinea - gli autori sono stranieri, gente venuta da fuori".

Le prime drammatiche notizie gli sono giunte poco dopo le 13 (ora locale). Bologna si era appena chiuso nel suo ufficio per lavorare quando è arrivata la tragica telefonata del collega indiano di religione musulmana, che fa parte della sua squadra. Bologna è corso ad avvertire i vertici dell'ateneo ma intanto sono arrivate le direttive della polizia per il 'lockdown' dell'istituto, durato ore. Tutte le porte esterne sono state chiuse, mentre gli studenti e il corpo docente venivano radunati lontano dalle finestre. Noi professori "abbiamo cercato di mantenere la calma, gli studenti erano nel panico. Allo stesso tempo ho sentito diverse volte il mio collega al telefono. Alla fine la polizia lo ha portato da noi. Era devastato".

"Nella nostra squadra all'università c'è gente di tutti i Paesi, io sono italo-venezuelano, ci sono polacchi, indiani" dice Bologna, raccontando che in città vi è una importante comunità di immigrati asiatici, da Cina, India, Medio Oriente "ma non si sono mai sentiti messaggi di estrema destra". Gli italiani sono circa 300, tutti collegati tramite una pagina Facebook e, assicura il console, "sembra stiano tutti bene" conferma il console onorario.

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Attentati Nuova Zelanda, le parole di Mattarella 

In Nuova Zelanda "alcuni forsennati hanno sparato uccidendo decine di persone inermi di religione islamica che stavano pregando in una moschea. Sulle loro armi hanno messo come riferimento alcuni nomi, tra questi quello di Traini, quell'uomo che pochi mesi fa a Macerata ha sparato a casaccio contro ogni immigrato che incontrava. E hanno messo anche il nome di un canadese, che due anni fa in Canada ha ucciso alcune persone in una moschea. E i terroristi questi due nomi li hanno affiancati nella loro dissennatezza al doge di Venezia della battaglia di Lepanto, di 500 anni fa, e a Carlo Martello, vincitore a Poitiers 1300 anni fa. Questo cancellare la storia, questo rifiutare la storia, questa condizione che cancella la civiltà che la storia ha costruito è il pericolo che abbiamo di fronte". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando all'Università politecnica di Ancona in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico.

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