Sinai, più di 300 morti nell'attacco alla moschea. Al Sisi: "Ci vendicheremo"

L'aviazione militare egiziana ha distrutto alcuni veicoli utilizzati ieri nell'attacco alla moschea di Rawda, insieme ad alcuni magazzini che contenevano armi e munizioni

Uno dei feriti viene soccorso (Ansa)

L'aviazione militare egiziana ha distrutto alcuni veicoli utilizzati ieri nell'attacco alla moschea di Rawda, insieme ad alcuni magazzini che contenevano armi e munizioni: lo ha reso noto il portavoce delle forze armate del Cairo, Tamer el-Refai.

Il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, aveva annunciato che l'esercito e la polizia avrebbero vendicato "i nostri martiri" e ristabilito "con la forza la sicurezza e la stabilità in tempi brevi" nella regione.

Il bilancio è di almeno 235 morti

 E' salito ad almeno 305 il numero dei morti nell'attacco contro una moschea nella regione egiziana del Sinai: lo ha reso noto la Procura egiziana, precisando che fra le vittime vi sono anche 27 bambini.

Bombe e spari contro i fedeli in preghiera

L'attacco, non ancora rivendicato ufficialmente ma attribuito dalle autorità ai gruppi jihadisti aveva come obbiettivo la moschea di Rawda, situata a una quarantina di chilometri a ovest del capoluogo del Sinai del Nord, El-Arish.

L'attacco alla moschea sufi

La moschea era considerata un luogo di preghiera della comunità sufi, corrente islamica ritenuta "politeista" dall'interpretazione sunnita più radicale, in quanto incoraggia il culto dei "santi".

Stando alle prime ricostruzioni un gruppo di uomini armati ha circondato l'edificio e fatto esplodere una bomba all'esterno della moschea, abbattendo poi i fedeli spaventati che cercavano di darsi alla fuga.

Minniti: "Questa strage è un segnale"

Marco Minniti torna a lanciare l'allarme sul pericolo del ritorno dei cosiddetti "foreign fighters" dai teatri bellici dopo la sconfitta militare dell'Isis. E torna a farlo dopo la terribile strage nel Sinai. In una intervista al quotidiano "Il Mattino", il responsabile del Viminale parla della strage come di un "segnale".

"La sconfitta militare di Islamic State - nota infatti - non è la sua fine ed in questo momento è ragionevole pensare che di fronte ad una sconfitta possa esserci l'intento di rispondere con un'azione terroristica per dimostrare che l'organizzazione è ancora esistente e capace di avere un'operatività". "Nessuno sa quanti siano i combattenti stranieri - ha poi detto Minniti nella sua intervista - ma si può pensare che facendo una media delle informazioni avute, che siano tra venticinque, trentamila provenienti da cento paesi del mondo".

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