sabato, 25 ottobre

Che significato hanno barba e baffi nel mondo musulmano?

Il giornalista egiziano Ashraf Khalil, una delle voci più celebri di Piazza Tahrir nei giorni della rivoluzione, spiega alla BBC perchè barba e baffi nel mondo arabo e musulmano non siano una semplice questione di "stile"

Redazione 4 febbraio 2013

Durante l'era Mubarak, avere la barba era inaccettabile in Egitto. Ora è tornata di moda, ma non è una semplice questione di "stile". Nel mondo arabo e musulmano, i peli del viso significano molto di più. Lo racconta alla BBC il giornalista egiziano Ashraf Khalil, una delle voci più celebri di Piazza Tahrir nei giorni della rivoluzione.

Un paio di anni fa - racconta - sono stato con i miei genitori in una moschea vicino a Chicago. Mi hanno presentato a una vecchia amica di famiglia - una signora che mi aveva conosciuto quando ero un bambino e non mi aveva più visto per anni. Ha abbracciato mia madre e stretto la mano a mio padre, ma quando si è girata verso di me, si trovava a una trentina di centimetri di distanza, non mi ha stretto la mano, si è limitata ad agitare la sua in segno di saluto, goffamente. Mio padre le chiese perché avesse tenuto le distanze. Lei gli spiegò che era a causa della mia barba. Pensava che avere dei peli sul viso fosse simbolo di una profonda religiosità islamica e aveva paura che se avesse offerto la sua mano per stringerla, io non avessi voluto. Mio padre, che sa esattamente quanto non religioso io sia, ama ancora adesso raccontare questa storia.

Nel mondo arabo e musulmano, i peli del viso significano molto di più di un semplice stile. Si tratta di un significante sociologico, una scorciatoia che aiuta a capire con chi si ha a che fare ancora prima di iniziare a parlare con una persona. Ci sono soprattutto un paio di stili diversi, e come giornalista ho imparato a sviluppare una sorta di grafico interno.

In Egitto, i membri dei Fratelli musulmani in genere tendono a portare una barba folta ma molto curata e baffi. Invece i musulmani salafiti - ultraconservatori fondamentalisti - come fanno crescere la barba lunga e "selvaggia" , lasciando spesso il loro labbro superiore rasato, un chiaro riferimento al modo in cui il profeta Maometto portava la barba 1400 anni fa. Alcuni all'interno del campo salafita fanno addirittura un passo in più e tingono le loro barbe con l'henné, in una varietà di colori dal marrone all'arancione

Nell'Egitto post-Hosni Mubarak in Egitto le barbe hanno fatto un grande ritorno sulla scena. Per anni, le barbe erano viste come simbolo dei movimenti islamici che Mubarak considerava una minaccia per il suo regno. I dipendenti del governo, dagli agenti di polizia ai piloti della EgyptAir, non potevano farsi crescere la barba. Ma ora, i dipendenti pubblici in tutto il paese chiedono di rimuovere il divieto. Improvvisamente portare la barba in Egitto è diventata una questione di diritti civili e di libertà di espressione. Il tema è addirittura diventato un punto di riferimento politico. Gli ultimi mesi hanno visto crescere le proteste nei confronti del presidente Mohammed Morsi - da lungo tempo una delle figure più in vista dei Fratelli Musulmani. Uno dei cori di protesta nella manifestazioni può essere tradotto con "Radete la barba di Morsi e sotto ci troverete Mubarak!".

La barba non è un'esclusiva del mondo musulmano. La maggior parte dei preti cristiani copti e dei monaci portano la barba lunga. Infatti, quando il nuovo Papa copto Tawadros II è stato scelto quest'anno, su internet girava uno scherzo proprio riferito alla sua barba. La barba di Tawadros era infatti identica in tutti i dettagli a quella di Emad Abdel-Ghafour - ex capo del più grande partito salafita.

La barba è anche considerata un simbolo di virilità e onore. Non dimenticherò mai - scrive sempre Ashraf Khalil - a questo proposito una cosa successa durante una sessione dell'Organizzazione della Conferenza Islamica. Era il marzo 2003. La "coalizione dei volenterosi", guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna, stava per invadere l'Iraq e la tensione era alta. A un certo punto un diplomatico iracheno e uno kuwaitiano si scontrarono e l'iracheno gridò, "I tuoi baffi siano maledetti!". Questo rimane il mio insulto preferito di tutti i tempi.

Va ricordato poi come i peli sul viso possano essere molto più di un identificatore sociologico. Possono anche essere una tattica di sopravvivenza.

Ho passato - racconta il giornalista egiziano - due anni come corrispondente per il Los Angeles Times in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, e il mio aspetto fisico è stato un elemento chiave nella mia capacità di muovermi in sicurezza nel paese. Come egiziano-americano, non potevo imitare in modo convincente l'accento iracheno, ma ad una prima occhiata riuscivo a confondermi nella folla. Ho passato ore a studiare il modo in cui gli uomini della mia età erano vestiti, il tipo di scarpe che indossavano e come portavano la barba e i baffi. Saddam Hussein e i suoi figli erano tutti appassionati di baffi. Gli iracheni sono gente dai grandi baffi e così per un paio di mesi, ho abbandonato la barba e ho tentato di farmi crescere i baffi in stile iracheno. E' stato un disastro, non sarei mai riuscito a imitare baffi così folti come quelli degli iracheni.  L'esperimento si è concluso quando sono tornato negli Stati Uniti e mio fratello minore, dopo avermi dato un'occhiata, mi ha detto che assomigliavo a un grasso Freddy Mercury. Fonte: BBC

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