Brexit, il problema delle due Irlande e il confine fantasma

Da vent'anni il confine tra le due Irlande non esiste più ma il collante dell'accordo di pace tra il Regno Unito e la Repubblica d'Irlanda è stata la comune adesione all'Unione europea. Con la Brexit tutto potrebbe essere rimesso in discussione

Pro British Loyalist mural on the Shankill Road, west Belfast, Northern Ireland

La Brexit si è arenata sul backstop: dopo due anni di negoziati, un termine ormai diventato familiare nel linguaggio europeo. Backstop è traducibile in italiano in questo contesto con, copertura, garanzia, assicurazione. Secondo il lessico della Brexit, è il meccanismo concordato da Londra e Bruxelles per evitare che tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord si tornasse ad un confine fisico vero e proprio.

Le barriere, il filo spinato, le torri di osservazione, gli elicotteri, le pattuglie della polizia e dell'esercito sono state abolite col cosiddetto Accordo del Venerdì Santo, l'accordo di pace del 1998 che mise fine al conflitto nordirlandese. Quell'accordo stabilì di fatto un'unità territoriale in tutta l'isola irlandese. Non è un caso che i primi colpi di arma da fuoco che diedero inizio ai 'Troubles', i disordini, il termine col quale i britannici eufemisticamente continuano ad indicare la guerra civile combattuta in Irlanda del Nord, furono sparati proprio a dei valichi doganali, come quello Newry. Da lì ne seguì un'escalation che, nello scontro tra le due comunità che popolavano le sei contee nordirlandesi, quella unionista protestante e quella nazionalista cattolica, è costata 3.500 morti, su una popolazione di circa 1,9 milioni di persone.

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L'Accordo del 1998, oltre a prevedere il ritiro dell'esercito britannico dal nord e la divisione del potere politico tra protestanti e cattolici, stabilì anche che le persone che nascono sull'isola irlandese hanno diritto sia a un passaporto britannico che ad uno irlandese, o ad entrambi. E' evidente che il collante che ha consentito questa soluzione, e oltre allla pacificazione e portato con sé anche la piena libertà di circolazione delle merci e dei servizi nelle due parti dell'isola, sia stata la comune appartenenza all'Unione europea.

accordo di pace di belfast-2

Con la Brexit verrà a mancare questo collante, a meno che, nel periodo di transizione di circa due anni che farà seguito all'uscita del Regno Unito dalla Ue, non si giunga ad una nuova soluzione, sotto forma di un nuovo accordo commerciale tra Londra e Bruxelles. E' per questo, che nell'ambito dell'accordo siglato a novembre tra il governo di Theresa May e la Commissione europea, è stato ideato il backstop.

L''assicurazione', fortemente voluta sia dall'Irlanda che dal Regno Unito, prevede che, in caso di mancato accordo nel periodo di transizione, l'Irlanda del Nord e il Regno Unito rimangano non solo legate all'unione doganale europea, ma che l'Irlanda del Nord rimanga anche allineata a una serie di regolamenti Ue in materia commerciale, differenziandosi di fatto dal resto della Gran Bretagna. Questo serve ad impedire, ad esempio, che merci importate nella Gran Bretagna post Brexit e non conformi ai regolamenti europei (soprattutto in tema di agroalimentare), non possano transitare in Irlanda del Nord (territorio britannico) e da lì, attraverso il confine 'aperto', entrare in Irlanda e quindi, in tutto il territorio dell'Unione.

La mancata definizione nell'accordo per la Brexit di un limite temporale per il backstop, ha portato alla rivolta dei 'Brexiteer', gli euroscettici duri e puri del Partito conservatore britannico e degli unionisti del Democratic Uniionist Party (Dup), partner di maggioranza del governo May - il Dup fu l'unico grande partito nordirlandese che si rifiutò di sottoscrivere l'accordo di pace del 1998.

Per i fan della Brexit, un'adesione indefinita all'Unione europea vanificherebbe i benefici del divorzio da Bruxelles, rappresentati in primo luogo dalla possibilità di stringere accordi commerciali con i Paesi terzi come Usa, Cina e India, liberi dai vincoli europei. Per il Dup, è inconcepibile che in Nordirlanda, sia pure per un tempo limitato e limitatamente ad alcuni regolamenti commerciali, sia differenziato dal resto del Regno Unito.

Di qui, la sonora bocciatura, lo scorso 15 gennaio, dell'accordo già negoziato tra il governo britannico e la Commissione europea.

Bocciatura che ha portato alla giravolta della premier May (era stata lei a volere il backstop e a negoziarne i termini con Bruxelles), che ora tenta di ottenere dalla Ue una riapertura del negoziato, per "sostituire" il backstop con "misure alternative", come chiesto dalla Camera dei Comuni nel voto di martedì.

L'Unione europea, per ora, ha chiuso la porta a qualsiasi possibilità di riscrittura del testo già concordato. La Ue è al massimo disposta a rimettere mano alla dichiarazione politica che accompagna l'accordo, fornendo ulteriori rassicurazioni a Londra sulla volontà di negoziare un nuovo trattato commerciale dopo la Brexit. Nonché, è pronta a fornire nuove garanzie sul ricorso al backstop, che dovrà avvenire in via eccezionale e per un tempo limitato. Basterà ai britannici? Nel frattempo, l'orologio della Brexit continua, inesorabile, ad avvicinarsi alla fatidica data del 29 marzo e l'ipotesi 'no deal' si fa sempre più concreta.

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