Il Califfo è vivo e torna dopo un anno di silenzio: in un audio la nuova strategia dell'Isis

Il leader dell'Isis, dato per morto, diffonde un lungo messaggio intercettato da Site in cui incita alla jihad. Perché il Califfo è tornato a farsi sentire: parla l'esperto

Abu Bakr al-Baghdadi

C'è un nuovo messaggio audio di Abu Bakr al-Baghdadi. Ed è il primo che il capo dell'Isis diffonde da circa un anno, smentendo le solite voci che ciclicamente lo danno per morto. Il messaggio è giudicato autentico dagli analisti del SITE Intelligence Group e sembra essere stato registrato nelle scorse settimane. La registrazione dura circa un’ora, in cui Baghdadi si concentra più sui nemici del gruppo che sulle ingenti perdite di territorio subìte negli ultimi due anni (si stima che lo Stato Islamico, o Isis, abbia mantenuto solo il 2% del territorio che controllava all’apice del suo potere).

Come in altri messaggi diffusi in precedenza, Abu Bakr al-Baghdadi ha anche invitato i militanti dell'Isis a compiere attacchi terroristici contro i civili sia in Europa che negli Stati Uniti. Finora i messaggi di Baghdadi sono stati diffusi a cadenza annuale. Il messaggio di 54 minuti intitolato "Buone notizie per i pazienti" – diffuso da Al Furqan, la sezione media del Califfato, e intercettato e tradotto dal gruppo di intelligence Site – è un mix di retorica jihadista e riferimenti all'attualità. Il presunto Al-Baghdadi invita infatti i seguaci ad attaccare gli occidentali con "coltelli, pistole, macchine e bombe", sostenendo che la vittoria per i credenti non si misura sul campo, e parla di eventi recenti come le divergenze tra Stati Uniti e Turchia.

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Le ultime immagini del leader dello Stato islamico sono di quattro anni fa, quando proclamò la nascita del Califfato dalla moschea Al Nouri di Mosul, mentre il suo ultimo messaggio audio risaliva al settembre 2017. Nei mesi successivi erano state diffuse a più riprese notizie relative alla sua morte: l'ultima, a giugno, affermava fosse stato ucciso in un attacco aereo russo. Notizie alla cui veridicità – ricorda il "New York Times" – i funzionari dell'antiterrorismo statunitensi ed europei avevano da tempo affermato di non credere, e che hanno contribuito a rendere al-Baghdadi una figura quasi leggendaria. Su di lui gli Usa hanno messo una taglia di 25 milioni di dollari.

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L'audio di Al-Baghdadi e la nuova strategia dell'Isis

L'audio sembrerebbe voler indicare un cambio di strategia dell'Isis dopo le sconfitte subìte: non avere più uno Stato con un territorio, ministeri e leggi, ma ripiegare sulla vecchia strategia del terrore jihadista tanto cara al fondatore di al Qaeda, Osama bin Laden, con attacchi terroristici in tutto il mondo nella certezza che la jihad trionferà. "La vittoria o la sconfitta per i jihadisti non è nella conquista di una città o di un territorio, non dipende da chi possiede una supremazia aerea o missili intercontinentali o intelligenti, ma nelle forza dei nostri soldati", afferma il Califfo.

Gli obiettivi del messaggio audio: parla l'esperto

Recuperare una base di supporto popolare ed imporre la propria ideologia sugli altri gruppi jihadisti. Sono i principali obiettivi del recente messaggio audio attribuito al leader del sedicente Stato islamico (Is), Abu Bakr al-Baghdadi, evidenziati da Lorenzo Marinone, responsabile del Desk Medio Oriente e Nord Africa del Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali. In un'intervista ad Aki-Adnkronos International, l'esperto premette che l'audio dell'autoproclamato Califfo "sembra assolutamente attendibile" ed è registrato "verosimilmente durante il mese di agosto" e afferma che dal messaggio emerge "l'esistenza di una competizione molto profonda nel mondo jihadista per far prevalere un'ideologia piuttosto che un'altra e quindi per riuscire ad imporsi in determinate aree della regione mediorientale a scapito di quelli che a tutti gli effetti sono avversari". Si tratta di un messaggio che "dà enorme spazio a questioni 'interne' al panorama jihadista" e "quindi non è tanto rivolto agli Stati Uniti, all'Occidente" ma a "tutta quella galassia, non solo Daesh (l'acronimo dell'Is in lingua araba, ndr), ma anche al-Qaeda e tutte quelle organizzazioni che possono essere ideologicamente vicine all'universo di Daesh", prosegue l'analista, ricordando come l'ultimo messaggio attribuito ad al-Baghdadi risalga al settembre dello scorso anno.

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Marinone analizza quindi i passaggi del discorso di quasi un'ora dell'autoproclamato Califfo partendo dalla Siria e, in particolare, da quello che sta avvenendo e può succedere nei prossimi mesi nella regione di Idlib, l'ultima aerea sotto il controllo dei ribelli. A Idlib, sottolinea l'esperto del Ce.S.I, "c'è un gruppo che era la branca di al-Qaeda in Siria, Hayat Tahrir al-Sham, che adesso avrebbe sciolto i legami con al-Qaeda e dal quale da alcuni mesi si è staccato un nucleo separatista che, invece, dichiara ancora la fedeltà ad al-Qaeda". Secondo l'esperto, gli attriti e i contrasti tra le varie formazioni jihadiste possono rappresentare "una possibile base di reclutamento per Daesh che cerca di beneficiare dalla competizione tra al-Qaeda e chi si è staccato da al-Qaeda". "Emerge un messaggio molto chiaro anche riguardo l'Iraq - prosegue Marinone - In particolare al-Baghdadi si rivolge alle tribù sunnite ricordando l'esito dell'esperienza dei Consigli del Risveglio", ovvero quella fase del 2006-2007 in cui le tribù sunnite si erano alleate con le forze statunitensi rivoltandosi contro al-Qaeda, della quale erano state il nucleo fondante.

"Ora le tribù sunnite sono strette tra due fuochi: da una parte l'Is che è presente in quelle zone con delle cellule e dall'altra le autorità irachene e la coalizione internazionale - sostiene l'esperto - In questo contesto il messaggio di al-Baghdadi è mirato a recuperare la propria base di supporto: è un passaggio delicato dal punto di vista di Daesh per la sua sopravvivenza e per la possibilità di agire in quelle aree. Il gruppo, infatti, ha sempre avuto la necessità di avere un qualche tipo di supporto tra la popolazione locale. E' una priorità assoluta come lo era per al-Qaeda". Marinone aggiunge che "Daesh continua ad essere una minaccia globale, ma in questa fase i riferimenti qualitativi del messaggio di al-Baghdadi lasciano intendere che la priorità sia data alle aree dove tradizionalmente è nato e ha ricevuto supporto" e sottolinea come "Daesh venga fuori da una storia di sconfitte e vittorie militari, da un'esperienza quella di al-Qaeda in Iraq, che ha avuto fasi alterne". "Anche le sconfitte più dure non hanno annullato la capacità del gruppo di riorganizzarsi ed espandersi e non sono riuscite a scalfire il suo portato ideologico. Al di là della singola figura di al-Baghdadi, ci sono meccanismi tali per cui, se anche venisse meno, l'organizzazione potrebbe comunque sopravvivere", conclude.

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Nella storica moschea Al-Nuri di Mosul Abu Bakr al Baghdadi proclamò la nascita del califfato il 29 giugno 2014. Ora è un cumulo di maceri come il minareto "pendente" Al-Hadba

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