Usa, lo "scandalo email" sulla strada di Hillary verso la Casa Bianca

La candidata democratica avrebbe usato account e server personali anche per corrispondenze di interesse governativo quando era Segretario di Stato. Non ha violato alcuna legge, ma la questione potrebbe essere più grave di quanto si possa pensare: "È stata molto negligente" scrive il Washington Post

I sondaggi la danno in vantaggio, e non di poco, su Donald Trump, ma la corsa di Hillary Clinton verso la Casa Bianca è "zavorrata" dal caso delle email (avrebbe usato account e server personali anche per corrispondenze di interesse governativo). La questione potrebbe essere più grave di quanto si possa pensare. Certo, quanto annunciato ieri dal direttore dell'Fbi, James Comey, toglie ogni dubbio dal punto di vista legale: la candidata democratica non ha violato alcuna legge e per questo non deve essere incriminata. Ma lo stesso non si può dire analizzando la vicenda da un punto di vista etico. Anzi, proprio il valore morale della sua azione, potrebbe creare problemi a Clinton.

Per quel motivo? Intanto Comey ha detto chiaramente che il comportamento di Clinton è stato "estremamente negligente". Non solo. Il capo dell'Fbi in 15 minuti ha completamente smontato la versione raccontata da Clinton, fornendo una serie di dettagli interessanti. Per il Washington Post, che propone una lunga analisi sulla vicenda, c'è un passaggio particolarmente degno di nota: Comey ha infatti sostenuto che 110 email contenevano informazioni classificate nel momento in cui sono state inviate o ricevute. Questo contraddice Clinton, che da sempre sostiene di non aver mandato o ricevuto mail con materiale riservato dalle sue mail private. Una bugia, o quanto meno una incongruenza, che potrebbe peggiorare l'immagine della candidata.

Comey ha poi chiosato: "Ogni persona ragionevole [...] avrebbe dovuto sapere che in un sistema non protetto non poteva esserci spazio per questo tipo di informazioni". Ma c'è molto di più, continua il Washington Post. Intanto il numero dei dispositivi e dei server: Clinton non ha usato un solo telefono (per semplicità, come aveva detto), bensì più telefoni, oltre a diversi server di mail. Inoltre l'Fbi ha recuperato diverse mail cancellate (senza alcun dolo, ha detto Comey), ma non tutte le conversazioni eliminate sono state recuperate. E infine c'è la questione degli hacker: anche se non ci sono prove di una attacco pirata, alcuni "attori ostili", anche governi stranieri, potrebbero avere avuto accesso alle informazioni da lei comunicate.

Quanto quindi le indagini dell'Fbi hanno e potranno crearle problemi? Il fatto che non sia stata accusata di un crimine è un elemento molto importante. In quel caso avrebbe dovuto fermare la sua campagna elettorale, oppure sarebbe diventata un candidato molto debole. Tuttavia resta il problema dell'opinione pubblica e della sua credibilità. Per un candidato che è già fortemente nel mirino di chi le contesta poca onestà e trasparenza, il commento di Comey è "devastante", dice il quotidiano di Washington. Perché Clinton, davanti agli elettori e agli oppositori repubblicani, da oggi è una persona libera da complicazioni giudiziarie, ma "estremamente negligente".
 

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