Continuano le proteste dei tibetani contro la dominazione cinese. Questa volta ad immolarsi è stata Drung Gertso, una ragazza di 26 anni che abitava nella provincia di Gansu, nel nord-ovest del Paese. La giovane è morta a causa delle ustioni.
Secondo quanto riferisce la Xinhua, l'agenzia di stampa cinese citata dalla Bbc, “Drung soffriva di distubi mentali, e aveva raccontato ai suoi parenti di volersi uccidere perchè frustrata dai suoi problemi familiari”.
Diversa è però la versione degli attivisti, secondo i quali la ragazza, prima di darsi fuoco, avrebbe gridato slogan per la liberazione del Tibet e per il ritorno del Dalai Lama.
La mancanza di giornalisti stranieri sul territorio rende infatti difficile accertare le notizie provenienti dalla regione, filtrate da Pechino. Spesso è quindi necessario affidarsi ad ong e associazioni per i diritti umani per ricevere informazioni.
Solo ieri un altro ragazzo di 21 anni si era dato fuoco nella provincia di Sichuan, regione che negli ultimi mesi è stata teatro di numerose immolazioni. "Le autorità locali lo hanno trasportato in ospedale" ha fatto sapere l'organizzazione Free Tibet, con sede a Londra. "E' stato dimesso 30 minuti dopo" e le sue condizioni di salute sembrano essere buone.
Dal marzo del 2011 sono più di 40 le persone, per la maggior parte monaci buddisti, che si sono immolate per protestare contro la dominazione cinese nelle zone abitate dalla popolazione tibetana. Pechino, come ricorda il giornale Le Point, ha sempre ribadito di aver “liberato pacificamente” la regione, e di averne migliorato le condizioni economiche. Nonostante questo, non sono pochi quei tibetani che negli ultimi anni hanno accusato Pechino di voler distruggere la religione e la cultura della regione.





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