Turchia, la Francia schiera la flotta ma non per difendere i curdi

Sanzioni e navi militari: nelle acque dell'isola di Cipro è iniziata un'altra guerra che vede protagonista la Turchia e in cui Italia e Francia sono direttamente coinvolte. In questo caso non solo parole: c'è in ballo il petrolio di Nicosia promesso a Total ed Eni

La Yavuz, nave da trivellazione turca inviata da Ankara nella Zee contesa di Cipro FOTO ANSA

Se molti dei riflettori del mondo sono puntati sulla guerra in Siria tra curdi e milizie turche, c'è un'altra guerra che vede protagonista la Turchia e che preoccupa davvero l'Europa più del destino del Rojava. È su Cipro e sulle sue riserve petrolifere che tra Bruxelles e Ankara è iniziato un vero braccio di ferro.

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Se per difendere i curdi non sono stati presi dall'Ue provvedimenti concreti, ben diverso è l'atteggiamento riservato alla difesa dei giacimenti di petrolio al largo di Cipro - su cui hanno diritto di sfruttamento la compagnia francese Total e italiana Eni -  presi di mira dalla Turchia. Ora due delle fregate più moderne della flotta francese sono state dislocate nel più piccolo stato dell'Unione.

L'altra guerra della Turchia

Cannoniere ma anche sanzioni. Il Consiglio Ue ha concordato di creare "un regime quadro di misure restrittive" nei confronti di persone e società "responsabili o coinvolte nelle attività illegali di trivellazione" alla ricerca di idrocarburi portate avanti dalla Turchia nel Mediterraneo Orientale.

Minacce cui la Turchia ha risposto di voler "rivedere" la propria cooperazione con l'Ue. L'arrivo della flotta francese e le sanzioni annunciate dall'Ue adesso rendono la situazione esplosiva.

Che cosa sta succedendo a Cipro

Per capire la genesi della crisi bisogna fare un passo indietro al 1974 quando la Turchia appoggia l'autoproclamata repubblica autonoma di Cipro del Nord. Da allora un muro separa l'isola e la scoperta di ricchi giacimenti di petrolio e gas ha riaperto le contese tra Nicosia e Ankara. 

Cipro supportata dalla comunità internazionale ritiene sua la Zona economica esclusiva in cui ha concesso una licenza di esplorazione congiunta all'Eni e alla francese Total per 7 dei 13 blocchi, poi alle americane Exxon Mobil e Noble Energy, l'olandese Shell e l'israeliana Delek.

Nel febbraio dello scorso anno, la nave di perforazione Saipem 12000, noleggiata da Eni, aveva rinunciato a compiere le trivellazioni previste su licenza di Nicosia dopo un blocco della Marina militare di Ankara. Il governo Gentiloni ha protestato, facendo intervenire nella zona la fregata Zaffiro della nostra Marina ma dopo un confronto abbastanza teso, Roma preferì desistere.

La tensione è tornata a salire quando ad inizio ottobre la nave da perforazione turca Yavuz ha fatto ingresso nel citato blocco 7 mentre tutti i riflettori si erano spostati sulla Siria.

Yavuz

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