Rallenta l'avanzata a Mosul, prime crepe tra alleati anti-Isis

Prosegue a rilento l'offensiva lanciata dal governo iracheno a Mosul, mentre si registrano accuse reciproche tra le forze governative e gli alleati combattenti curdi. La Turchia intanto chiede un maggiore coinvolgimento nelle operazioni

Mentre l'avanzata verso la roccaforte dell'Isis segna un rallentamento, confermando le preoccupazioni espresse dal ministero della Difesa francese secondo il quale quella contro il Califfato in Iraq non sarà una "guerra lampo", si registrano le prime crepe sul fronte dell'alleanza che sta portando avanti l'offensiva. Segnali di tensione si registrano non solo nell'insolito sodalizio tra forze regolari irachene e peshmerga curdi, come scrive l'Agi, ma persino tra i ranghi della stessa coalizione internazionale. 

Come ricostruisce Paolo Dodero, se da un lato iracheni e curdi operano insieme lungo le due principali linee del fronte, a sud e a est di Mosul, come dice lo stesso Pentagon le truppe governative "fin dalla prima giornata di combattimenti soo riusciti a conseguire gli obiettivi prestabiliti" e "anticipare in parte le scadenze previste" dai piani militari, mentre i combattenti del Kurdistan procedono più a rilento, trovandosi a doversi confrontare con la strenua resistenza dei jihadisti, che hanno piazzato trappole esplosive e hanno organizzato almeno una dozzina di attentati suicidi contro gli "invasori". Da qui le accuse da parte delle truppe regolari di non aver rispettato la tempistica assegnata, mentre i guerriglieri curdi denunciano una presunta inosservanza dei patti da parte degli alleati, cui a loro dire spetterebbe consolidare le posizioni conquistate prima di poter realizzare ulteriori avanzamenti di posizione. 

La Turchia intanto non resta a guardare. Ankara ufficialmente contribuisce alle sole operazione in Siria, ma il premier Binali Yildirim ha rivendicato la partecipazione di caccia turchi alel incursioni aeree alleate intorno a Mosul come parte di operazione di copertura rispetto all'avanzata curdo-irachena a terra; interventi che potrebbero essere ripetuti, ha confermato il primo ministro. Dal canto suo, il presidente Recep Tayyip erdogan in persona ha lamentato l'esclusione delle forze turche dall'offensiva di terra, ricordando le "radici storiche e geografiche delle responsabilità turche" nei confronti di quell'area, "gli interessi dei nostri fratelli sunniti e turcomanni nella regione", e reclamando infine un pieno coinvolgimento nelle decisioni, sia belliche sia negoziali, che si dovranno prendere in seguito. 

Ma le tensioni sono arrivate anche nelle stanze della diplomazia. Al vertice di Parigi previsto per il 20 ottobre sul futuro di Mosul, Francia e Iraq hanno invitato una ventina di Paesi - tra cui la Turchia. Dal concesso è escluso però l'Iran, come ha specificato il capo della diplomazione francese Jean-Marc Ayrault, nonostante questo sia uno paesi strategicamente importante in questa fase del conflitto iracheno. 


 

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