Coronavirus, regolarizzare i migranti irregolari per garantire più salute: c'è chi apre la strada

Il governo del Portogallo ha deciso di concedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che ne hanno già fatto richiesta per permettere loro di affrontare l'emergenza sanitaria e social del coronavirus nelle migliori condizioni possibili. E in Italia come stanno le cose?

Madrid, Spagna: migranti sul tetto di un centro di accoglienza protestano per le scarse condizioni igieniche e il rischio di contagio Covid-19. Foto: EPA/JuanJo Martín

C'è in Europa chi ritiene che la sicurezza e la salute di tutti si costruiscano con l'estensione dei diritti e non con le limitazioni. E alle parole fa seguire i fatti. Il governo del Portogallo guidato da António Luís Santos da Costa ha deciso di concedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che ne hanno già fatto richiesta, almeno fino al primo luglio, per permettere loro di affrontare l'emergenza coronavirus nelle migliori condizioni possibili. 

Lisbona ha approvato la sanatoria per i richiedenti asilo e per tutti gli stranieri senza permesso di soggiorno che abbiano già fatto richiesta di accesso ai servizi sanitari. Il decreto pubblicato venerdì sera stabilisce che il documento di domanda di regolarizzazione basterà come giustificativo e varrà in sostanza come un permesso di soggiorno temporaneo. In tal modo si vogliono garantire i diritti del maggior numero possibile di cittadini che si trovano in questo momento in Portogallo. Da oggi le frontiere sono chiuse quasi ermeticamente.

Grazie alla temporanea regolarizzazione i migranti avranno la possibilità di accedere a tutti i servizi pubblici come la sanità, l'affitto di una casa, o il conto in banca. Per ottenere il permesso bisognerà solo dimostrare di aver già effettuato una richiesta nei mesi scorsi. In questo modo potranno anche cercare un lavoro regolare, anche se è evidentemente il tema sanitario quello che ha accelerato il processo decisionale. "Le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici solo perchè la loro domanda non è stata ancora elaborata", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Interni, Claudia Veloso. "In questa emergenza, i diritti dei migranti devono essere garantiti", ha aggiunto. Il ministro portoghese dell'amministrazione interna, Eduardo Cabrita, ha spiegato che, data l'attuale situazione di crisi, è "importante garantire i diritti dei più fragili, come nel caso degli immigrati".

Migranti e coronavirus: il Portogallo sceglie la regolarizzazione

La mossa del governo socialista nasce anche da una condierazione tanto ovvia quanto poco scontata: nessun Paese europeo si dovrebbe permettere nel mezzo di una gravissima pandemia di avere sul proprio territorio persone che sfuggano completamente al monitoraggio sanitario. Regolarizzare subito chi è irregolare vuol dire prendersi cura della salute di tutti i cittadini. Solo politiche sanitarie inclusive della popolazione straniera irregolare possono proteggere la salute non solo dei diretti interessati, ma della popolzione nel suo complesso.

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Il numero di decessi in Portogallo per coronavirus ha superato quota 100, più di 5000 i casi confermati. Lisbona ha aperto la strada: non è dato sapere se altri Paesi prenderanno esempio. Se, come ripetuto a più riprese dal premier Giuseppe Conte, è ferma intenzione del governo italiano "non lasciare nessuno indietro", garantire il diritto alla salute anche ai cittadini stranieri irregolari diverrà una delle tante priorità di questa fase. Per il momento il governo italiano ha prorogato i termini per il rinnovo dei permessi di soggiorno fino a metà giugno. Per prefetti - che hanno ampi poteri per affrontare l'emergenza in queste settimane - e Asl non ci sono soluzioni pronte all'uso da mettere in campo. Ma è arrivato inevitabilmente il momento di porre ufficialmente (e non solo delegando ad associazioni e volontariato) la massima attenzione anche alle condizioni in cui vivono migliaia di persone in Italia in spazi pubblici abbandonati, insedimenti informali e centri di accoglienza sovraffollati, dove il distanziamento sociale è molto complesso da rispettare e dove le condizioni igieniche sono precarie.

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