Coronavirus, perché la situazione negli Usa è molto preoccupante

Il Paese è ancora in piena prima ondata. Trump conferma che il bilancio potrebbe superare la soglia dei 150.000 morti. 30.911 contagi confermati nella sola giornata di lunedì

A New York riaprono i ristoranti con tavolini all'aperto. Foto Ansa Epa

Spaventa la curva di contagi di coronavirus nel mondo: nelle ultime ore si è registrato il record di crescita di nuovi casi dall'inizio della pandemia. Il conteggio mondiale dei malati ha superato quota 9 milioni. Occhi puntati sul Nord America. 30.911 contagi confermati nella sola giornata di lunedì. Negli Usa si trova ormai un caso su cinque di quelli mondiali. A New York ieri hanno riaperto gli uffici, i ristoranti con tavoli all'aperto e molte altre attività, ma altre aree degli Usa sono colpite dall'epidemia in maniera violenta. La prima ondata di coronavirus non è ancora finita negli Stati Uniti, e si sta aggravando. Come scrive il sito della Cnn, i maggiori focolai del virus sono ora nel Sud e nell'Ovest del Paese, dove - affermano le autorità - soprattutto i giovani non rispetterebbero le misure di distanziamento sociale e per questo sono più soggetti al contagio.

I giovani tendono ad ammalarsi di coronavirus in forma lieve ma possono trasmettere il virus alle persone più anziane e fragili, ricordano gli esperti. "Con i recenti contagi di giovani in luoghi come la Florida aspettiamoci un più basso tasso di decessi" nei prossimi giorni, scrive su Twitter il dottor Tom Frieden, ex direttore del Centro Usa per il controllo e la prevenzione delle malattie. Ma secondo Anthony Fauci, massimo esperto negli Usa di malattie infettive, il recente alto numero di contagi tra i più giovani "non è sorprendente". E ha ammonito sul rischio che si corre ora: "Si infettano, poi tornano a casa e infettano i più anziani".

Il bilancio della pandemia di coronavirus negli Stati Uniti potrebbe superare la soglia dei 150.000 morti. Lo ha detto ieri il presidente Donald Trump. L'attuale bilancio è "probabilmente 115 (115.000) ma potrebbe andare un pò sopra, fino a 150 (150.000), o anche oltre, ma avremmo perso da 2 a 4 milioni di vite" se il Paese non avesse preso provvedimenti per rallentare la diffusione del virus, ha affermato Trump in un'intervista con la rete via cavo Spectrum News. Trump faceva riferimento evidentemente al modello dell'Imperial College di Londra, che annunciava, a metà marzo, un possibile bilancio di 2,2 milioni di morti negli Stati Uniti se non fosse stata intrapresa alcuna azione. Secondo la Johns Hopkins University, che è un riferimento in materia, il bilancio delle vittime del coronavirus negli Stati Uniti ha raggiunto oggi i 120.000 morti.

"Abbiamo fatto un buon lavoro e ora stiamo rimettendo in piedi il Paese", ha detto il capo dello Stato durante un'intervista alla Casa Bianca. Alla domanda sull'opportunità di organizzare nuovi comizi elettorali quando diversi Stati nel Sud e nell'Ovest del Paese stanno registrando una impennata di nuovi casi di Covid-19, Donald Trump ha assicurato che la sicurezza sanitaria non è stata trascurata. Nei sondaggi nazionali Trump è dato in netto svantaggio su Joe Biden, il candidato democratico alle presidenziali di novembre (ma i sondaggi nazionali sono poco indicativi per come è organizzato il sistema elettorale a stelle e strisce): il modo in cui la Casa Bianca ha gestito l'emergenza coronavirus è e sarà il tema decisivo dei prossimi mesi di campagna elettorale.

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"Non c'e' una seconda ondata. Sono solo focolai". A dirlo, cercando di tranquillizzare gli statunitensi, è stato il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, parlando del nuovo coronavirus durante un'intervista alla Cnbc. "Sappiamo come gestire queste cose adesso, abbiamo fatto molta strada dallo scorso inverno" ha aggiunto. Da giorni, l'amministrazione Trump sta cercando di sminuire gli allarmi sull'aumento dei contagi.

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