Coronavirus: emergenza nazionale negli Usa, minimalismo nel Regno Unito

Gli Stati Uniti forniranno assistenza finanziaria alle persone colpite dalla pandemia di coronavirus: sussidi di disoccupazione garantiranno ai lavoratori di poter prendere giorni di malattia o congedo familiare. Polemiche a Londra per il piano Johnson

SAUL LOEB / AFP

Il Parlamento statunitense ha approvato il pacchetto di misure tese a mitigare l'impatto economico dell'epidemia di coronavirus: il Governo degli Stati Uniti fornirà assistenza finanziaria alle persone colpite dalla pandemia.

La legge approvata a larghissima maggioranza comprende misure che garantiscono ai lavoratori di poter prendere giorni di malattia o congedo familiare, rafforzano i sussidi di disoccupazione. Inoltre tutti gli americani potranno sottoporsi gratuitamente al test del coronavirus.

Dopo giorni di stallo e tensioni nei negoziati tra la Speaker Nancy Pelosi e la Casa Bianca, ieri sera è arrivata la svolta con l'ufficio della leader democratica che ha detto che si era raggiunto un accordo e Donald Trumo che, via Twitter, ha dato il suo "pieno appoggio" al pacchetto, autorizzando quindi i repubblicani a votarlo in modo bipartisan. Ora la misura passa al Senato dove è previsto il voto all'inizio della prossima settimana per poi mandarlo alla firma del presidente.

Gli Stati Uniti dichiarano l'emergenza nazionale

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato un'emergenza nazionale di fronte all'emergenza coronavirus. Un passo, ha detto, che permetterà di mobilitare risorse per 50 miliardi. I 50 stati dovranno aprire centri per affrontare la crisi e approntare piani per l'emergenza.

Già la settimana prossima saranno disponibili mezzo milione in più di test per il corononavirus - ha detto Trump - Ciò porterà probabilmente a 1,4 milioni di test la settimana prossima e cinque milioni in un mese".

Debbie Birx White House Coronavirus Response Coordinator foto ansa-2

Debbie Birx White House Coronavirus Response Coordinator, Foto Ansa

Attualmente il Regno Unito è l'unico paese europeo ad avere ancora collegamenti con gli Stati Uniti, ma come spiegato da Trump, presto anche l'Inghilterra potrebbe finire nell'elenco dei paesi banditi.

Dal 13 marzo scorso il governo degli Stati Uniti ha proibito l’ingresso nel suo territorio a tutti i cittadini non statunitensi dei 26 paesi europei dell’area Schengen o che li hanno visitati nelle ultime due settimane. La lista di questi paesi comprende Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera.

Ha fatto tuttavia discutere il modo con cui Donald Trump ha continuato a stringere le mani alle persone malgrado l'emergenza coronavirus. Lo ha fatto anche oggi in conferenza stampa con i diversi esponenti di società private coinvolte nelle iniziative anti coronavirus, provocando qualche imbarazzo. Molti hanno notato lo sguardo teso del dirigente di Walmart, mentre Bruce Greenstein, del gruppo Lhc, si è sottratto alla stretta, proponendogli una più igienica toccata di gomito.

Coronavirus, il caso del Regno Unito

Intanto piovono critiche sul governo di Londra per il piano di contenimento del contagio illustrato dal premier Boris Johnson, ritenuto "debole". Dopo una riunione del comitato di emergenza Cobra il premier aveva infatti escluso la chiusura delle scuole e degli eventi pubblici.

"Devo essere onesto con il popolo britannico - aveva dichiarato Johnson - molte famiglie perderanno i propri cari prima del tempo".

In particolare, a puntare il dito contro il governo è l'ex ministro della Salute, Jeremy Hunt, che parlando all'emittente Channel 4 ha detto di ritenere "sorprendente e preoccupante che non stiamo facendo nulla, quando abbiamo appena quattro settimane prima di arrivare al livello dell'Italia".

"Il nostro obiettivo è ridurre il picco dell'epidemia così che il Servizio sanitario nazionale sarà in una condizione più forte, quando le condizioni climatiche miglioreranno", ha detto un portavoce del premier.

Coronavirus, a Londra non servono (ancora) misure all'italiana

A differenza di Paesi come Italia, Francia e Stati Uniti, dove Giuseppe ConteEmmanuel Macron e Donald Trump hanno inviato i loro messaggi alla nazione con un video, Johnson si è presentato davanti alla stampa, alle cui domande ha risposto per circa mezz'ora. E non lo ha fatto da solo. Insieme a lui c'erano i due principali consiglieri scientifici del governo britannico: il chief medical officer, Chris Whitty (il calmo esperto di cui abbiamo bisogno per affrontare la crisi, lo ha definito il Guardian), e il chief scientific adviser, Patrick Vallance. Due professori dall'incredibile carriera medica e accademica. Sono loro, insieme alla loro squadra, gli autori del piano per rispondere alla crisi che nel Paese, hanno avvertito, è soltanto alle fasi iniziali. E sono loro che sono stati chiamati a spiegare le tesi che sosterranno l'azione del governo, un'azione che si basa su “evidenze scientifiche”, è questo il mantra che viene ripetuto in continuazione ormai da settimane.

Evidenze scientifiche che probabilmente sono condivise da tanti altri governi e dai loro esperti, che però quello britannico comunica con una disarmante trasparenza. Una di queste la spiega Vallance: "Non possiamo impedire del tutto che il contagio si propaghi, e non è nemmeno desiderabile, perché dobbiamo creare una certa immunità nella popolazione per proteggerci anche in futuro". Come l'influenza anche il coronavirus si sconfigge anche grazie all'immunità di gregge, che normalmente viene creata con l'ausilio dei vaccini. Per il Covid-19 il vaccino è ancora lontano e allora il fatto che la parte sana della popolazione contragga il virus e sviluppi anticorpi, diventa anche un modo per proteggere anche i più vulnerabili e anziani, che “sono a maggior rischio”. Inoltre gli esperti britannici pensano che il Covid-19 potrebbe anche diventare come l'influenza stagionale, e riproporsi ciclicamente in futuro e allora tra i vaccini che si creeranno, e l'immunità già presente in parte della popolazione, sarà più facile da battere.

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Quando un calciatore si ammala la notizia preoccupa tanti. Ma si tratta di un giovane in ottima salute e condizione fisica, una persona per cui il rischio è bassissimo (seppur ovviamente non pari a zero), e per cui la guarigione sarà piuttosto veloce. Queste persone una volta guarite contribuiranno a costruire una barriera protettiva per tutta la società quando si tornerà alla vita normale e il virus potrebbe ricomparire, non essendo stagionale come l'influenza. Ai giovani Londra ha chiesto di non chiedere subito l'ospedalizzazione, ma sapere che sintomi anche forti per due giorni sono normali e di avere fiducia senza andare subito in panico. I letti in ospedale nel momento della crisi forte, che non si nega che verrà, serviranno per i casi più gravi e per gli anziani

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