Coronavirus, Wuhan vieta per 5 anni consumo e caccia degli animali selvatici

Il governo locale ha vietato l'allevamento, la caccia e il consumo di animali selvatici. L'associzione Oipa: ''Il divieto è un'ammissione di colpa''

Foto di repertorio

Stop per cinque anni alla caccia e al consumo di animali selvatici. La decisione arriva da Wuhan, la città cinese dove il nuovo coronavirus si è manifestato per la prima volta, con l'ipotesi (da confermare), che l'epidemia sia partita proprio da un “wet market”, uno di quei mercati in cui vengono venduti, per essere cucinati e mangiati, animali di ogni genere. Un "avviso" diffuso sul sito web del governo locale vieta - con effetto immediato e per cinque anni - l'allevamento, la caccia e il consumo di animali selvatici.

Tra i dieci punti della normativa pubblicata , anche il bando al "commercio illegale" e al consumo di specie rare. La notizia arriva dopo mesi di battaglia contro il coronavirus, quando ormai nel mondo sono oltre 5 milioni i casi di contagio e più di 328.000 i decessi a causa della pandemia. Si è diffuso a partire da un mercato del pesce che "ha effettuato transazioni illegali di animali selvatici", diceva a gennaio Bin Li, numero due della Commissione sanitaria nazionale cinese.

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Divieto di vendita e consumo di animali a Wuhan, Oipa: ''Un'ammissione di colpa''

"La decisione delle autorità locali di Wuhan, primo focolaio della pandemia di Covid-19, di vietare il consumo di animali selvatici per cinque anni è un'ammissione di colpa". Così Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa Italia, Organizzazione Internazionale Protezione Animali. "Molta strada occorre fare affinché l'umanità instauri una relazione armoniosa con gli animali - continua - E cinque anni sono niente in questa direzione. Per l'ennesima volta un'epidemia virale fa il salto di specie e colpisce l'uomo nel momento in cui cattura in natura, tiene in cattività e uccide specie selvatiche per cibarsene". "Occorre ripensare l'intero sistema alimentare a livello globale: solo una dieta vegetariana può garantire a tutti, anche alle popolazioni più povere, un corretto uso del suolo, il rispetto degli animali, la sostenibilità ambientale", conclude.

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