La diplomazia non ferma la guerra in Siria: mille morti in una settimana

Dopo una settimana salutata come il trionfo della diplomazia a Washington e Mosca, più di 1.000 persone sono morte nei combattimenti in Siria, a testimonianza che le violenze, sul terreno, non sono vicine a una conclusione

I negoziati per evitare l'intervento statunitense in Siria si sono intensificati la scorsa settimana, così come la battaglia sul terreno tra le forze governative del presidente Bashar al-Assad e i ribelli. Villaggi e areee dove da settimane non si verificavano attacchi aerei sono stati bombardati dagli aerei da guerra del regime, le forze governative hanno attaccato gli oppositori nella periferia di Damasco, mentre i ribelli hanno lanciato un'offensiva nel sud; nel frattempo, uno storico villaggio cristiano (Maaloula) è passato di mano almeno quattro volte. E' il quadro della complessa situazione in Siria disegnato dal Washington Post.

RIBELLI DELUSI: "ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE NON IMPORTA NULLA DELLA SIRIA"

Dopo una settimana salutata come il trionfo della diplomazia a Washington e Mosca, più di 1.000 persone sono morte nei combattimenti in Siria, ultime vittime di un conflitto che ne ha uccise più di 100.000 in circa due anni e mezzo. Nonostante l'ottimismo diffuso, alcuni analisti temono invece che l'accordo raggiunto a Ginevra per il controllo internazionale e lo smantellamento delle armi chimiche siriane possa allungare la guerra. Le 1.400 persone uccise con il gas nei sobborghi di Damasco, ad agosto, rappresentano solo l'1% delle morti provocate dal conflitto con attacchi convenzionali, che andranno avanti, in assenza di un accordo più ampio.

ASSAD PREPARA LA "LISTA" DELLE ARMI CHIMICHE

Si tratta, alla fine, di un successo per Assad: "E' una vittoria per la Siria, ottenuta grazie ai nostri amici russi" ha dichiarato il ministro per la Riconciliazione nazionale, Ali Haidar, secondo quanto riportato dall'agenzia russa Ria Novosti. L'accordo, infatti, lascia senza risposte molti quesiti sulla situazione in Siria, tra cui quello sul futuro di Assad. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha detto di augurarsi "un accordo politico" per fermare il conflitto, in un'intervista alla Abc.

L'ESERCITO SIRIANO SPARA ANCHE SUI NEONATI

Ma l'escalation della scorsa settimana sottolinea che le violenze, sul terreno, non sono vicine a una conclusione. L'accordo raggiunto, peraltro, non farà altro che rafforzare le forze governative, pronte a riallinearsi e a vendicarsi dei ribelli, secondo Amr Al Azm, professore di storia alla Shawnee State University, siriano e sostenitore dell'opposizione.

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