Continua la saga di Wikileaks. Dopo che negli ultimi mesi numerose persone si sono schierate al fianco di Julian Assange, questa volta a esporsi in prima persona è stata proprio la madre dell'hacker.
Christine si è recata lunedì in Ecuador, per chiedere personalmente alle autorità di Quito e al presidente Correa in persona di accettare la richiesta di asilo politico presentata dal figlio.
Paura per una estradizione negli Usa - Il timore della donna, condiviso anche da molti sostenitori del progetto Wikileaks, è che Assange possa essere estradato negli Stati Uniti, “dove potrebbe essere condannato a morte o a molti anni di prigione, e potrebbe anche essere torturato come sta accadendo ora a Bradley Manning”, il militare statunitense sospettato di aver consegnato al giornalista migliaia di documenti segreti.
“Se hanno fatto questo ad un cittadino statunitense, non avranno remore a farlo ad uno straniero”, ha commentanto la donna, come riporta la Cnn. “Sicuramente il presidente e il suo staff prenderanno la decisione migliore” ha concluso Christine.
“L'Ecuador prenderà la propria decisione in maniera indipendente” ha detto il presidente Rafael Correa in un'intervista rilasciata ad una televisione locale. Il premier ha infatti sottolineato che negli Stati Uniti i “crimini politici” vengono puniti con la pena capitale. “Dobbiamo vedere se tutto quello che è successo nel caso di Julian Assange è compatibile … con la Costituzione e la nostra visione dei diritti umani e politici”.
Assange al momento si trova nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove si è rifugiato il 19 giugno. La Corte Suprema britannica aveva accettato la richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia, dove il giornalista dovrà rispondere dell'accusa di violenza sessuale contro due donne. Il timore però è che Stoccolma possa mandare Assange negli Stati Uniti, il Paese che è stato maggiormente danneggiato dalle rivelazioni uscite su Wikileaks. L'hacker australiano ha infatti pubblicato più di 250mila documenti segreti, rendendo così noti i retroscena delle guerre in Afghanistan e in Iraq.





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