Perché le elezioni Usa sono un referendum su Trump

Gli americani tornano al voto per scegliere i rappresentanti al Congresso. Una chiamata alle urne che ha tutta l'aria di un test elettorale per il presidente, a due anni dal suo ingresso alla Casa Bianca

Donald Trump

Tornano alle urne i cittadini degli Stati Uniti, chiamati al voto per designare i loro rappresentanti al Congresso, nel corso delle elezioni di metà mandato. Elezioni che hanno più le sembianze di un 'referendum' sul presidente Donald Trump, in un Paese al momento profondamente spaccato dal punto di vista politico. Due anni dopo la serata dell’8 novembre 2016, che tra lo stupore generale portò il miliardario newyorchese alla Casa Bianca, i democratici sognano di ottenere una “vendetta politica” – per lo meno parziale – prima della scadenza naturale del 2020. 

Malgrado il nome di Donald Trump non appaia su alcuna scheda sarà nella mente di tutti, tanto dei suoi sostenitori entusiasti come dei più feroci detrattori. Il 70enne presidente ha fatto campagna fino all’ultimo momento, “arringando” le folle ai comizi al grido di “Make America Great Again”. “Sicurezza e prosperità sono in gioco in questa elezione”, ha affermato il presidente nel suo ultimo meeting a Cap-Girardeau, nel Missouri, dove ad accompagnarlo c’era la figlia Ivanka. “Sta succedendo qualcosa e mi ricorda l’atmosfera di due anni fa”, ha aggiunto, indossando l’ormai celebre cravatta rossa. 

Quando si vota

I primi seggi apriranno alle 6 (le 12 italiane) in vari stati della costa orientale americana. In “palio” ci sono i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, un terzo di quelli del Senato, oltre che la carica di governatore in una trentina di stati tra cui Florida e Alaska. I sondaggi danno favoriti i democratici per conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani dovrebbero mantenere il controllo del Senato. L’incertezza, comunque, resta reale.

I numeri delle elezioni

Non c’è dubbio che ci sia molta attesa per il primo vero test elettorale per Trump, dopo la sua vittoria alle presidenziali di due anni fa, e a dimostrarlo ci sono i numeri record del voto anticipato: oltre 34 milioni di persone hanno già espresso la propria preferenza, ovvero oltre il 50% in più di quelli che lo fecero alle elezioni di metà mandato di quattro anni fa. L’affluenza è aumentata tra tutte le categorie di votanti, ma soprattutto tra i giovani e le minoranze, secondo quanto riportato da The Hill. Un dato che fa ben sperare il partito democratico, che mai come quest’anno si affida alle donne per vincere, con 187 candidate alla Camera e 15 in Senato.In gioco ci sono i 435 seggi della Camera (dove il mandato ha durata biennale) e 35 dei 100 seggi del Senato (dove invece si resta in carica sei anni; due di questi seggi, però, saranno occupati solo per due anni perché si tratta di elezioni ‘speciali’, necessarie per le dimissioni dei senatori in carica). La posta politica è enorme: dal voto in sostanza dipende la governabilità del Paese nei prossimi due anni. 

Spesa da record

A testimoniare l’importanza di queste elezioni, anche i soldi spesi: saranno, infatti, le elezioni di metà mandato più costose nella storia del Congresso degli Stati Uniti. Secondo le stime del Center for Responsive Politics, si arriverà a una spesa di 5,2 miliardi di dollari a sostegno dei candidati, soprattutto nei collegi in bilico. Soldi investiti, in gran parte, da pochi individui, fatto che dovrebbe far riflettere sull’influenza eccessiva che pochi miliardari hanno sull’esito delle elezioni. I principali donatori sono stati Sheldon e Miriam Adelson, che hanno versato 113 milioni di dollari a sostegno dei repubblicani; poi, il primo donatore democratico, Thomas Steyer, ex manager di hedge fund, con 50,7 milioni di dollari. Al momento, i repubblicani hanno la maggioranza alla Camera e in Senato. Per ottenere il controllo della Camera, i democratici dovranno guadagnare 23 seggi. 

I seggi in bilico

Secondo l’ultima analisi di Politico, ci sarebbero 22 seggi in bilico e i repubblicani, per mantenere la maggioranza, avrebbero bisogno di conquistarne 21. L’ultima stima prevede un guadagno per i democratici compreso tra i 25 e i 40 seggi, sufficiente quindi a riconquistare la maggioranza. Secondo il sito FiveThirtyEight, le possibilità che i democratici ottengano la maggioranza sono pari all’85,8 per cento. 

Il ruolo di Trump

Molto probabilmente, il ruolo del presidente Donald Trump sarà decisivo, in un modo o nell’altro: potrebbe permettere al partito repubblicano di confermarsi maggioranza o spingere tutti i suoi critici ad andare a votare, contro di lui; nelle ultime settimane, ha messo l’immigrazione irregolare al centro del dibattito politico, nella speranza di indebolire i democratici, accusati di essere responsabili delle carovane di migranti che arrivano dai Paesi dell’America centrale. I pacchi bomba indirizzati a politici e altre persone critiche con Trump, opera di un sostenitore del presidente, e l’attentato a una sinagoga di Pittsburgh (11 morti) compiuto da un suprematista bianco potrebbero incidere sui tanti elettori indecisi. 

La situazione

Sulla carta, anche in Senato i democratici potrebbero riconquistare la maggioranza, ma hanno soprattutto da perdere da queste elezioni: solo 9 dei 35 seggi in palio sono difesi dai repubblicani, mentre gli altri sono al momento occupati dai democratici (due, in realtà, sono occupati da indipendenti, che però in Aula votano con i democratici). Dieci seggi democratici da difendere, poi, sono in Stati dove il presidente Donald Trump ha vinto nel 2016. Dei 9 seggi in mano repubblicana, solo pochi sono quelli dove esiste una concreta possibilità di vittoria dei democratici. Secondo FiveThirtyEight, i democratici hanno solo il 14,8% di possibilità di riconquistare il Senato. Se si dovesse arrivare a un Congresso diviso, le possibilità di approvare leggi di una certa importanza sarebbero vicine allo zero. Oltre ai seggi a Washington, sono in gioco 6.665 cariche statali e migliaia di incarichi a livello locale; 36 Stati su 50 voteranno anche per eleggere il proprio governatore.

Rischio interferenze: Facebook blocca 30 profili

Facebook ha annunciato di aver bloccato circa trenta profili – oltre a 85 sul social network per la condivisione di foto, Instagram, che controlla – che potrebbero essere legati a entità straniere e creati per interferire nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. “Nel quadro dei nostri sforzi per impedire le ingerenze su Facebook durante le elezioni, siamo in contatto regolare con le autorità incaricate dell’applicazione della legge, con esperti esterni e altre società in tutto il mondo”, ha indicato Facebook in un comunicato, “Domenica mattina, le autorità incaricate dell’applicazione della legge ci hanno contattato a seguito di attività che hanno recentemente scoperto e che secondo loro potrebbero essere legate a entità straniere”.

Gli orari di chiusura dei seggi

A partire dalle 18 ore locali, da mezzanotte in Italia, cominceranno a chiudere i seggi negli stati americani ed arrivare quindi i primi risultati delle elezioni per il Congresso - tutti i 435 seggi della Camera e 35 senatori - e per i governatori di 36 stati che si svolgeranno domani. L'ultimo stato dove si chiuderanno i seggi sarà l'Alaska all'una di notte, le sette di domani mattina in Italia. Si prevede quindi che un quadro chiaro dei risultati di queste elezioni, si potrà avere quando da noi saranno circa le nove del mattino.

Ecco l'elenco delle chiusure, tutte riportate all'orario dell'eastern time, dei seggi nei diversi stati:

  • 18.00 (mezzanotte in Italia): Indiana, Kentucky.
  • 19.00 (l'una di notte in Italia): Georgia, New Hampshire, South Carolina, Vermont, Virginia.
  • 19.30 (l'una e mezza): North Carolina, Ohio, West Virginia.
  • 20.00 (le 2 di notte): Alabama, Connecticut, Delaware, Florida, Illinois, Maine, Maryland, Massachussetts, Mississippi, Missouru, New Jersey, Oklahoma, Pennsylvania, Rhode Island, Tennessee, North Dakota.
  • 20.30 (le 2.30): Arkansas.
  • 21.00 (le 3): Arizona, Colorado, Kansas, Louisiana, Michigan, Minnesota, Nebraska, New Mexico, New York, South Dakota, Texas, Wisconsin, Wyoming.
  • 22.00 (le 4): Iowa, Montana, Nevada, Utah, Idaho, Oregon.
  • 23.00 (le 5): California, Hawaii,, Washington.
  • 1.00 (le sette): Alaska.
Guarda anche

Migliaia di migranti sfidano Trump e marciano verso gli Stati Uniti

Attendere un istante: stiamo caricando il video...
Attendere un istante: stiamo caricando il video...

È arrivata in Messico la lunga colonna di migranti partita dall'Honduras e diretta verso gli Stati Uniti. Durante il percorso attraverso l'America Centrale centinaia di persone si sono aggiunte alla carovana formata da famiglie in fuga da miseria e violenza: ora sono fra i 3mila e i 4mila

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Notizie di oggi

  • Attualità

    Gli inceneritori fanno male alla salute? Che cosa dicono gli studi

  • Salute

    In classe c'è una bimba immunodepressa, i compagni si vaccinano per proteggerla

  • Economia

    La sugar tax diventa sovranista: "Nessun aumento se lo zucchero è italiano"

  • Politica

    Nasce la fronda 5stelle anti Salvini: così il decreto sicurezza spacca il Movimento

I più letti della settimana

  • Va al tabacchi e gioca 2 euro: vincita "assurda" per il fortunato (ignoto)

  • Estrazioni di oggi di Lotto e SuperEnalotto: ecco i numeri vincenti

  • Ilary Blasi, shopping con la piccola Isabel senza trucco (né parrucca)

  • Pensioni, in arrivo un milione di buste arancioni: ecco cosa sono

  • "È in gravi condizioni": operato d'urgenza il noto cantante italiano

  • Gf Vip, Monte e Salemi al capolinea. Lui sbotta: "Faccia di cu*o, io con te metto un punto"

Torna su
Today è in caricamento