C'è chi si oppone ai diktat dell'Ue e non aumenta le tasse (non l'Italia)

Ultima "ribellione" in ordine di tempo quella della Romania che si è rifiutata di aumentare le accise sulle benzina. Così i piccoli iniziano a fare la voce grossa con i grandi, Germania e Fondo monetario internazionale in primis

A volte si ribellano: parliamo dei piccoli paesi europei che, di fronte alle "cure" anticrisi che Ue, Fmi e Banca Mondiale prescrivono iniziano ad alzare la voce per dire di "no".

L'ultimo caso, forse il più clamoroso, riguarda la Romania, il cui presidente Traian Basescu non accetta una misura concordata dal governo di Bucarest con Unione europea e Fondo Monetario di aumentare le accise sulla benzina nell'ordine di 7 centesimi di euro al litro.

Nel 2009 la Romania ricevette aiuto internazionale, un vero e proprio salvataggio da 20 miliardi di euro, che imponeva però come condizione un "cuscinetto" di liquidità da tenere a disposizione ma senza immediate urgenze, dal quale attingere in caso di nuovo peggioramento della crisi economica europea. A questo scopo viene previsto l'aumento delle tasse sulla benzina.

Basescu però si sta opponendo, e la sua mancata firma sta provocando una fase di stallo che, anche se non particolarmente pericolosa per la situazione finanziaria, ha un forte significato simbolico: i "piccoli" iniziano a fare la voce grossa con i "grandi".

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