Gli ultimi giorni dell'Isis: perché la fine del Califfato è vicina

A Raqqa, in Siria, si stanno consumando gli ultimi giorni da “capitale” jihadista. Viaggio tra i combattenti delle forze democratiche siriane pronte all'offensiva finale

Un fermo immagine tratto da un video di propaganda dell'Isis mostra a Raqqa un campo addestramento per bambini ANSA

Da un lato ci sono i ribelli sostenuti dagli Stati Uniti, dall'altro le forze del regime siriano appoggiate dalla Russia. Combattono insieme per un obiettivo in comune: mettere la parola fine alla guerra allo Stato islamico (Isis). A Raqqa, in Siria, si stanno consumando gli ultimi giorni da “capitale” jihadista. La fine del Califfato, almeno nella sua forma di Stato, avverrà con la sconfitta dei jihadisti nella provincia di Deir Ezzor, ultimo bastione dell’Isis nella parte orientale della Siria, di altissima importanza strategica sia perché l’area è ricca di petrolio sia perché è essenziale per il controllo del confine con l’Iraq.

Askanews è stata, nei giorni scorsi, dentro Raqqa, tra i combattenti delle forze democratiche siriane (SDF), un’alleanza curdo-araba sostenuta da Washington e dominata dalle Unità di Difesa del Popolo curdo (Ypg) che la Turchia considera un gruppo terroristico.

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Giovedì scorso un comandante di SDF aveva anticipato ad Askanews che l’offensiva su Deir Ezzor sarebbe “scattata alle prime ore di sabato”. Aveva spiegato che “l’operazione mira solo a spingere i jihadisti ad arretrare dalle zone settentrionali” della provincia. Puntuale ieri l’annuncio dell’offensiva da parte dei combattenti di SDF, scattata non a caso pochi giorni dopo l’avanzata delle truppe del regime del presidente Bashar al Assad che hanno rotto un lungo assedio degli uomini del Califfato, grazie soprattutto all’aiuto dell’aviazione di Mosca.

L’ora X stata decisa durante una riunione tenuta ad Al Shadadi, città nella parte meridionale della provincia di al Hasaka che costeggia i confini amministrativi di Deir Ezzor, ha dettagliato Mustafà Bali, responsabile media di SDF, secondo il quale all’incontro erano presenti “ufficiali dell’esercito americano comandanti di SDF e rappresentanti del Consiglio militare di Deir Ezzor”. L’offensiva, ha detto Bali, punta a prendere il controllo di più territorio possibile, ma “non prevede necessariamente la conquista della città di Deir Ezzor. Le nostre forze sono state lanciate su due direttive: una verso l’Ovest della provincia, sull’autostrada che conduce al distretto di al Kissrah” nella parte occidentale della provincia; e la seconda che partirà in direzione della cittadina di al Sur” nella parte orientale.

La provincia di Deir Ezzor è infatti attraversata da un’autostrada che collega la capitale irachena Baghdad con Damasco. Ed è essenziale per l’Iran, principale alleato di Assad, arrivare a controllare questa area che garantisce un collegamento terrestre tra Teheran e Beirut e quindi sul mar Meditarraneo. Insomma, la corsa per Deir Ezzor fa convergere diversi e anche contrapposti interessi, in un contesto di “non belligeranza” tra gli Usa, Assad e addirittura Teheran. Un contesto che per i curdi significa investire sul futuro degli assetti territoriali siriani. Per questo le forze di SDF, alleate di Washington, sono entrate in gara con le truppe pro-Assad, con la regia americana.

“Noi di SDF siamo gli unici ad avere un progetto politico per il futuro di una Siria federata”, ha affermato Bali, precisando che “più territorio riusciamo a conquistare più probabile è che in sede di negoziati con il regime questo nostro progetto potrà avere successo”. In una futura federazioni, i curdi avrebbero il controllo del Nord siriano, del “Rojava”.

Intanto, a Raqqa, dove i jihadisti si ritrovano rinchiusi in uno spazio inferiore al 20% della superficie della città, le operazioni procedono con grande lentezza. E tra le cause, come hanno spiegato alcuni combattenti SDF, “c’è forse la necessità di inviare più combattenti possibili al nuovo fronte di Deir Ezzor”. (Di Adib Fateh Ali) 
 

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