Gerusalemme Capitale, Trump sposta l'ambasciata Usa ed infiamma il Medio Oriente

La cerimonia lunedì 14 maggio, giorno della nascita di Israele. Il giorno successivo i palestinesi commemorano la Nakba (catastrofe). Attese grandi proteste nei territori palestinesi: morti e feriti nel settimo venerdì di proteste

Morti e feriti tra i palestinesi che protestano ai confini della Striscia di Gaza nel settimo venerdì della "Marcia del ritorno"

Il trasferimento dell'ambasciata Usa in Israele a Gerusalemme permetterà al processo di pace in Medio Oriente di andare avanti "sulla base della realtà piuttosto che della fantasia". Questa la posizione degli Stati Uniti d'America in una mossa che rischia di infiammere il Medio Oriente a 6 mesi dal riconoscimento ufficiale da parte degli Usa di Gerusalemme quale capitale di Israele.

Ora l'amministrazione Trump tira diritto e lunedì completerà lo spostamento della sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme, città contesa come capitale anche dai Palestinesi.

Grandi proteste sono tuttavia attese nei territori palestinesi. Solo ieri si sono registrati almeno due morti e centinaia di feriti ai confini di Gaza nel settimo venerdì di protesta per "la marcia del ritorno". La mossa statunitense è criticata da buona parte della comunità internazionale e causa di ulteriori tensioni in Medio Oriente. 

L'inaugurazione coincide con il 70esimo anniversario della creazione dello Stato di Israele: il giorno successivo i palestinesi commemorano la Nakba (la catastrofe in lingua araba), vale a dire l'inizio dell'esodo e della cacciata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre.

La nuova ambasciata avrà inizialmente da 50 a 60 impiegati e si installerà inizialmente nei locali che erano del consolato americano, in attesa della costruzione di un nuovo edificio. 

Secondo quanto ha affermato un alto funzionario Usa, parlando in un briefing in condizione di anonimato l'amministrazione Usa è "abbastanza ottimista" che l'apertura dell'ambasciata produrrà una regione più stabile "nel lungo periodo".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riconosciuto la città contestata di Gerusalemme come capitale di Israele sei mesi fa. Oltre agli Stati Uniti solo il Guatemala ha deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.

La mossa di spostare l'amabiasciata è stata fatta "nel migliore interesse degli Stati Uniti, ed è qualcosa che il presidente aveva promesso durante la campagna", ha aggiunto l'alto funzionario, sottolineando che il cambiamento nella politica statunitense potrebbe "creare una dinamica migliore per la pace" e "visto da una prospettiva più ampia penso che aiuterà la stabilità".

Il funzionario ha poi respinto le relazioni secondo le quali altri paesi si sono rifiutati di partecipare all'apertura, spiegando che non sono stati inviati inviti e che l'evento è una "celebrazione bilaterale" con Israele.

Fra gli 800 invitati all'inaugurazione della contestata nuova ambasciata americana a Gerusalemme non vi sono diplomatici stranieri. La precisazione giunge dopo che il negoziatore palestinese Saeb Erekat ha esortato tutti i dignitari stranieri a boicottare l'inaugurazione.

La delegazione statunitense sarà guidata dal vice segretario di Stato John Sullivan, insieme all'ambasciatore David Friedman, al segretario al tesoro Steven Mnuchin, alla figlia e al genero di Trump, Ivanka Trump e Jared Kushner, e Jason Greenblatt, che è l'inviato speciale di Trump per la pace nel Medio Oriente.

Lunedì la cerimonia a Gerusalemme

Jared Kushner e la moglie, e consigliere come lui della Casa Bianca Ivanka Trump, lunedì saranno alla cerimonia di apertura della ambasciata degli Stati Uniti d Gerusalemme. Ma il genero di Donald Trump, che sin dall'inizio dell'amministrazione è stato l'uomo di punta della politica del Medio Oriente, oscurando il ruolo dell'ex segretario di Stato Rex Tillerson, non sarà il capo della delegazione, che invece sarà guidata dal vice segretario di Stato John Sullivan.

La mossa, dovuta al rispetto del "normale protocollo" che vuole che a guidare la delegazione sia il funzionario di più alto grado, è stata però subito letta a Washington come un segnale che nella nuova era di Mike Pompeo il dipartimento di Stato sembra intenzionato a riprendersi il terreno perso sul fronte della politica mediorientale.

"Jared Kushner finora è stato al controllo del file israeliano-palestinese" commenta con Politico Martin Indyk, che è stato ambasciatore in Israele ai tempi di Bill Clinton. "Non credo che Pompeo voglia mettersi nel sedile di dietro per questa questione, questo indica che vuole avere un ruolo che Tillerson non aveva", ha aggiunto.

Il ruolo più defilato, almeno ufficialmente, di Kushner nella cerimonia di lunedì prossimo è ancora più significativo se si pensa che il controverso trasferimento dell'ambasciata è successo della linea seguita sin dall'inizio da Kushner, anche contro l'opposizione di chi all'interno dell'amministrazione, come appunto il poi licenziato Tillerson, consigliava una linea più prudente.

A parte la regia della politica estera, la mossa conferma come Kushner continui a tenere un profilo più basso da quando la compagnia immobiliare della sua famiglia è soggetta ad un'inchiesta federale. E infatti dalla Casa Bianca rendono noto che è stato che lo stesso Kushner abbia contattato Pompeo per chiedergli di partecipare alla cerimonia. "Pompeo è così sicuro della sua posizione che non si sente minacciato da Jared nel modo in cui si sentiva minacciato Tillerson", aggiungono altre fonti della Casa Bianca che concludono: "le dinamiche sono molto più collegiali".

La manifestazione a Roma

Un corteo è previsto alle 15 a Roma in Piazza dell'Esquilino, in occasione del 70esimo anniversario dell'esodo della popolazione araba palestinese durante la guerra arabo-israeliana del 1948 e la fondazione dello Stato di Israele.

Gli organizzatori chiedono "a tutte le forze democratiche, partiti, sindacati, associazioni, donne e uomini amanti della libertà, solidali con la lotta del popolo palestinese, di manifestare la propria indignazione verso le politiche criminali e di pulizia etnica del governo di occupazione israeliana contro il popolo palestinese".

"Per dire no al trasferimento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Per la fine dell'assedio di Gaza. Per lo smantellamento delle colonie israeliane nei territori palestinese. Per il diritto e l'attuazione del ritorno dei profughi palestinesi come previsto dalla risoluzione 194 dell'Onu. Per la libertà di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Per il rispetto della legalità internazionale e tutte le risoluzione che riguardano la Palestina. Per uno Stato libero, democratico e laico in Palestina con Gerusalemme capitale. Contro l'aggressione e la guerra imperialista e per la pace in Medioriente"

"Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce, contro ogni forma di accordi militari con Israele- si conclude l'appello degli organizzatori- Chiediamo al Governo italiano di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese, per mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele e perchè si rispettino le risoluzioni ONU e quindi non vengano trasferite le ambasciate a Gerusalemme".

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