Chi sono i gilet gialli e cosa vogliono (e ora un ex M5s apre la "succursale" italiana)

Tensioni in Francia e a Parigi in occasione del quarto sabato di proteste dei gilet gialli. Rinviate le partite della Liga1, la serie A francese, chiusi anche musei e negozi mentre il governo teme il golpe. Proteste per il video degli studenti costretti in ginocchio dalla polizia

I "gilets jaunes" a Parigi FOTO EPA/ETIENNE LAURENT

Massima allerta in Francia per le manifestazioni dei gilet gialli, una crisi che sta mettendo a dura prova il governo di Edouard Philippe e la presidenza di Emmanuel Macron. "Nelle ultime settimane hanno fatto nascere un mostro", ha dichiarato il ministro dell'Interno Christophe Castaner.

A fronte del rischio di una nuova esplosione di violenze e di una "strategia del caos" del governo, uno dei rappresentanti dei "gilet gialli liberi", Benjamin Cauchy, ha lanciato un appello alla calma e a non andare a manifestare a Parigi, sostenendo che l'appuntamento nella capitale è "una trappola".

A tre settimane dall'inizio della prima grande mobilitazione contro il caro carburante il capo dello stato Emmanuel Macron ha deciso di attendere prima di prendere la parola, ma il governo dispiegherà in occasione del quarto sabato di protesta del movimento dei gilet gialli un dispositivo "eccezionale" con 89.000 membri delle forze dell'ordine in tutta la Francia, di cui 8.000 a Parigi per tentare di evitare le stesse scene di guerra urbana di sabato 1 dicembre.

Schierati a Parigi per la prima volta da decenni i veicoli blindati della gendarmeria. L'esecutivo teme una alleanza fra ultradestra, ultrasinistra, i più radicali fra i "gilet gialli" e i giovani delle banlieue, alcuni dei quali hanno saccheggiato luoghi e monumenti pubblici sabato scorso nella capitale.

Chiusi la Torre Eiffel e il Louvre

Le forze d'élite antisommossa sono state poste in allerta rafforzata: chiusi la Torre Eiffel e il Louvre, così i negozi lungo gli Champs-Élysees, punto nevralgico delle proteste, e i grandi magazzini le Galeries Lafayette Printemps, Bhv. Sabato scorso i grandi magazzini del centro erano stati costretti a far uscire tutti i clienti attorno alle 17 a causa della loro prossimità agli scontri fra manifestanti e polizia.

Nel resto della Francia vige il divieto di manifestare nelle zone più sensibili: a Montauban 28 Molotov e tre bombe artigianali sono state sequestrate ad una rotonda occupata da "gilet gialli" mentre  le parole d'ordine diffuse sui social evocano attacchi alle istituzioni.

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Sono anche state rinviate sei partite della Ligue 1: non si giocheranno la sfida di cartello tra il Paris Saint-Germain capolista ed il Montpellier, Monaco-Nizza, Saint-Etienne-Olympique Marsiglia, Tolosa-Lione e Angers-Bordeaux. 

Le proteste sono già inizate venerdì qunado al grido di "Macron, dimissioni!", migliaia di liceali hanno manifestato contro il governo a Parigi, nell'ambito dell'ondata di protesta scatenata dai gilet gialli. Arrivati a Place de la Republique, decine di giovani manifestanti si sono inginocchiati con le mani dietro la schiena, mimando la scena degli arresti di 151 ragazzi a Mantes-la-Jolie che ha creato molta indignazione in Francia.

Studenti costretti in ginocchio dalla polizia in Francia

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Di fronte al rischio di nuove importanti violenze e disordini, che hanno fatto parlare anche di rischio golpe, si moltiplicano gli appelli alla calma e a non partecipare. Su 'Le Parisien', il portavoce del governo Benjamin Griveaux dice di temere che armi da fuoco possano circolare in occasione delle manifestazioni a Parigi ed in provincia. 

Chi sono i gilet gialli

Il movimento dei gilet gialli trova le proprie radici nelle aree rurali della Francia e le sue motivazioni vanno ben oltre il rincaro dei prezzi della benzina che rappresenta la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso: prima di tutto la rabbia nasce dalla spaccatura tra la Francia dei centri urbani e quella periferica e rischia di far esplodere le contraddizioni di un paese profondamente diviso. E tanti sono i richiami al maggio del '68.

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Tra ottobre e novembre video ed eventi su Facebook denunciavano il rincaro del prezzo della benzina e invocavano manifestazioni collettive contro Macron, che fin dalla sua elezione è stato visto come simbolo delle élite e della Francia benestante. In poco tempo nei comuni rurali transalpini nacque l’idea di identificarsi nei gilet gialli che gli automobilisti devono indossare quando scendono dall’auto in panne. Nelle prime fasi è stato un movimento sostanzialmente senza leader, anche se alcune figure-chiave hanno guadagnato una certa visibilità.

A differenza dei Forconi i gilet gialli non hanno avuto, almeno nelle prime fasi, legami con i movimenti di estrema destra, però vi sono molti elementi comuni come la composizione sociale fatta in buona parte da piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani.

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Ma da dove vengono e chi sono i "gilet gialli"? 

I blocchi stradali degli autoproclamati 'gilet gialli' sono diventati realtà settimane dopo che la cittadina Jacline Mouraud il 18 ottobre scorso ha postato su Facebook un video in cui si diceva stanca "dell'accanimento del governo contro gli automobilisti". Il video, presto diventato virale con milioni di visualizzazioni, ha di fatto incanalato e fatto scoppiare il malcontento di alcune fasce della popolazione, che ha così deciso di organizzarsi e protestare scendendo in piazza.

Come ha raccontato il quotidiano Le Figaro, il movimento nasce ancor prima di ottobre, in seguito a una petizione online lanciata a fine maggio da Priscillia Ludosky, una venditrice di cosmetici di 32 anni abitante di Savigny-le-Temple (Seine-et-Marne), per chiedere l'abbassamento dei prezzi del carburante. La petizione, lanciata su Change.org, ha riscosso un vero successo, raccogliendo finora l'adesione di 800mila persone. Le prime chiamate 'alle armi' su Facebook risalirebbero invece al 10 ottobre scorso, stando almeno a una nota dei servizi di intelligence consultati da RTL. A guidare la protesta nei fatti sono otto abitanti dell'Île-de-France, cinque uomini e tre donne tra i 27 ei 35 anni, che secondo RTL - che cita la polizia francese - sarebbero persone "con un profilo piuttosto neutrale, che non rivelano alcun impegno militante e nessun legame noto con i gruppi a rischio". 'Amici' su Facebook da molto tempo, i 'vertici' del movimento avrebbero in comune la passione dei raduni automobilistici.

Secondo gli osservatori - ed e ciò che preoccupa di più le autorità francesi - i gilet gialli sono un movimento fatto in larghissima parte da persone che non hanno mai partecipato a manifestazioni politiche e ogni previsione su come possano degenerare gli scontri con la polizia in un contesto di manifestanti molto inesperti è totalmente nel campo delle probabilità. 

Gilet gialli in Italia

Sull'onda delle proteste in Francia anche in Italia prende piede un progetto pienamente sovranista: quello del coordinamento nazionale dei Gilet gialli italiani. Al primo posto delle proposte politiche da "far votare" alla rete pubblicate sulla sua pagina Facebook, spicca l'Italexit, seguita dalla lotta alla povertà e dalla tassazione unica al 15%, altresì detta flat tax, già cavallo di battaglia della Lega.

Alla vigilia della temuta manifestazione dei gilet gialli in Francia, la loro 'costola' Made in Italy ha già raggiunto i 7mila seguaci sul social network: tra gli esponenti di spicco del movimento, ci sono l'ex deputato del M5S Ivan Della Valle e Giancarlo Nardozzi, presidente del Goia, un gruppo organizzato dei venditori ambulanti. Tra le proposte in questo senso, ci sono la promozione delle micro imprese, lo stop alla costruzione di grandi aree commerciali e l'uscita immediata dalla direttiva Bolkestein. La diminuzione delle accise sul carburante, centrale in Francia e all'origine dei primi scontri violenti, è solo al quinto posto delle sedici proposte.

Ivan Della Valle, ex deputato M5s

I gilet gialli italiani stanno crescendo e hanno tutta l'intenzione di "tenere il fiato sul collo al Governo", perché "dopo sei mesi le promesse fatte non sono state ancora realizzate, e non c'è una seconda chance". A sottolinearlo è Ivan Della Valle, ex deputato grillino e coordinatore del movimento nazionale 'gemello' a quello francese. "Capiamo l'esasperazione del popolo, ma siamo contro la violenza - dice Della Valle all'Adnkronos - Per noi si può manifestare in modo pacifico e legale".

In Italia, non si dovrebbero vedere cassonetti bruciati o vetrine distrutte, almeno per ora. In piazza, però, i gilet gialli italiani scenderanno presto in strada. "Aspettiamo di capire cosa farà il Governo con la legge di bilancio, ma l'intenzione è iniziare a gennaio sit-in e manifestazioni".

La crescita del sostegno al movimento, intanto, è esponenziale. "Siamo cresciuti in modo massiccio: in dieci giorni siamo passati da una decina a settemila follower e abbiamo aperto dieci coordinamenti locali in dieci regioni", tra cui Lazio, Lombardia, Veneto e Sardegna, per citarne alcune. Ogni gruppo ha già dalle cinquanta alle cento adesioni.

L'uscita dell'Italia dall'Euro sembra il tema che ha riscosso maggior favore tra i sostenitori del movimento nostrano dei gilet gialli. "Sulla pagina Facebook abbiamo già fatto due sondaggi: in quello sul discorso Europa hanno votato più di 1.200 persone e l'85% è per l'uscita dell'Italia dall'Unione europea. È sicuramente un punto chiave".

L'obiettivo del movimento non è politico. "Non abbiamo intenzione di creare una lista per le elezioni europee, vogliamo restare un movimento apolitico e apartitico", precisa Della Valle, che ammette di presentare istanze molto simili a quelle di Lega e Movimento 5 Stelle. "E' che vediamo che si torna indietro su molte cose: ad esempio, sulla direttiva Bolkestein non si è fatto nulla, ma potrei citare decine di altre cose". Non è esclusa nemmeno una manifestazione a Bruxelles: "Dovesse esserci bisogno, siamo pronti". Nel frattempo, i gilet gialli cominciano ad attecchire anche in Germania e Belgio.

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