Turchia, Conte attacca Erdogan sulla Siria e i curdi accusano: "Usate armi vietate"

Momenti di tensione nel corso della telefonata tra il premier italiano e il presidente turco per il reiterato invito di Conte a interrompere l'iniziativa militare. I curdi denunciano l'uso di napalm e fosforo bianco nell'assedio di Ras al-Ain. In campo la Russia

I curdi denunciano l'uso di armi non convenzionali nella battaglia di Ras Al-Ain (Foto scattata il 17 ottobre 2019 dal confine turco, EPA/SEDAT SUNA)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Una telefonata che fonti di Palazzo Chigi ha vissuto momenti di tensione per il "fermo e reiterato invito" del presidente Conte a interrompere questa iniziativa militare, che ha effetti negativi sulla popolazione civile. Ricordiamo che da oltre una settimana è in corso un'offensiva militare nel nordest della Siria: la Turchia vuole creare un "cuscinetto" di 30 chilometri di profondità sul lato siriano del confine per tenere a bada i combattenti curdi e creare una zona di reinsediamento per alcuni dei 3,6 milioni di rifugiati siriani che vivono sul suo territorio.

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Secondo quanto si apprende tuttavia l'intervento della Russia e l'arrivo delle truppe regolari di Damasco nella regione autonoma del Rojava potrebbero rappresentare un punto di svolta. L'emittente curdoirachena Rudaw sostiene che il ministro degli esteri turco avrebbe avallato la presenza di una forza di intersposizione siriana a patto della "rimozione delle miilzie curde" dalla regione.

Intanto dal fronte del Rojava al confine tra Siria e Turchia arrivano testimonianze che mostrano tutto l'orrore della guerra. Se le milizie sunnite sostenute dall'aviazione di Ankara hanno conquistato quasi metà di Ras al-Ain, importante città di frontiera, i combattenti curdi delle forze democratiche siriane hanno accusato la Turchia di ricorrere ad armi vietate come munizioni al napalm e al fosforo bianco.

Il fosforo bianco è comunemente usato creare cortine fumogene o come arma incendiaria; il napalm è una sostanza viscosa che brucia a temperature estremamente elevate: entrambe sono vietata da una convenzione delle Nazioni Unite ma come si è visto negli ultimi otto anni le armi vietate sono state usate più volte contro i civili siriani.

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Il medico Manal Mohammed, responsabile del Rojava Health Board, ha spiegato all'emittente curda Rudaw come le persone ricoverate negli ospedali di Ras al-Ain, nella Siria settentrionale, presentano "ferite per nulla comuni", che fanno temere che siano state "usate armi non convenzionali".

"Il nostro personale sanitario sta ora indagando per vedere quale tipo di armi siano state usate contro di noi".

La città di Ras al-Ain è una della più antiche città della regione, abitata fin dal neolitico perché - come suggerisce l'etimologia - sorge su imporanti sorgenti d'acqua in un territorio prettamente carsico. Questa suo "tesoro" lo è resa da sempre teatro di battaglie. Dopo la prima guerra mondiale venne divisa in due dal confine che separa Turchia e Siria. Con lo scoppio della guerra civile siriana qui si scontrarono le milizie jihadiste ribelli e le forze Ypg curde che gradualmente cacciarono prima l'esercito di Damosco, poi i ribelli del Fronte di al-Nusra. All'inizio dell'operazione militare turca qui vivevano 30mila persone.

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