Le voci dei bimbi siriani dopo 8 anni di guerra: "Vita e conflitto per noi sono una cosa sola"

Dopo 8 anni di conflitto 4 milioni di bambini non conoscono altro che la guerra, 1 su 2 ha bisogno di assistenza umanitaria, 1 su 3 è senza scuola e almeno 2,5 milioni sono sfollati all’interno del Paese: i risultati del nuovo rapporto di Save the Children

Palazzi sventrati, morti ammazzati per strada, vite felici prima della guerra e dopo distrutte, ma anche colombe, girotondi, simboli di speranza nei disegni dei bambini siriani in mostra al Parlamento europeo a Bruxelles nel 2016 Ansa/Salvatore Lussu

Sara, 14 anni, è rimasta ferita durante un attacco aereo che ha distrutto la sua casa a Deir Ezzor e ora vive in un campo profughi in Siria. "Prima della guerra la mia vita era bellissima ed ero felice con la mia famiglia. Ora non sono più felice, la mia vita e la guerra sono una cosa sola". Lina, 13 anni, è sfuggita all'assedio nel Ghouta orientale e oggi vive ad Idlib: "La guerra ha portato via tutto a noi bambini e ci ha lascitao senza nulla, senza istruzione e senza futuro". I miei genitori sono stati uccisi quattro anni fa quando la nostra casa è stata colpita da una bomba, e ho sperato di morire anch’io, ma Dio aveva altri piani". 

Dall'inizio del conflitto in Siria, otto anni fa, sono nati più di 4 milioni di bambini siriani che non conoscono altro che la guerra. Più della metà dei bambini in Siria si trovano in condizioni precarie e bisognosi di assistenza umanitaria, un terzo è senza scuola, almeno 2,5 milioni sono sfollati all'interno del Paese e più di un terzo di loro si sente sempre o frequentemente angosciato, insicuro e solo. 

La voce dei bambini siriani dopo otto anni di guerra

Questi i risultati di un’indagine realizzata da Save the Children nei governatorati di Idlib, Aleppo, al-Raqqa e al-Hassakeh, tra i più colpiti dalla guerra in Siria. Il report "Un domani migliore: la voce dei bambini siriani" della ong raccoglie le testimonianze di centinaia di bambini che, pur profondamente segnati dalle conseguenze di violenze e distruzione, conservano la fiducia nel futuro e nella possibilità di ricostruire il loro paese, ma chiedono al mondo pace, stabilità e istruzione. 

Il 30% dei bambini intervistati ha dichiarato di non sentirsi al sicuro e per più della metà di loro le violenze del conflitto, la separazione dalle famiglie o la perdita dei propri familiari, la distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture, insieme alla mancanza di scuole e assistenza sanitaria sono la dura realtà con la quale sono costretti fare i conti ogni giorno. 

La povertà e la disoccupazione causate dal conflitto hanno minato la stabilità delle famiglie e forzato ragazzi che dovrebbero andare a scuola a svolgere lavori pericolosi o a sposarsi precocemente (il 65% delle bambine e ragazze afferma che i matrimoni precoci sono un problema molto serio nella propria comunità). 

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I tassi di malnutrizione, malattia e disabilità sono aumentati a dismisura durante il conflitto e i bambini ascoltati nell’indagine si sentono impauriti, tristi, ansiosi e molti di loro manifestato i segni di un forte stress emotivo. 

Il sogno di un futuro, la speranza nella ricostruzione e nel ritorno alla normalità

I bambini siriani restano comunque bambini e i loro sogni somigliano a quelli dei loro coetanei: passare il tempo con gli amici, andare bene a scuola, stare con i propri cari. Quasi tutti vorrebbero vivere in un contesto di pace privo di ogni forma di violenza.  "Voglio che la guerra finisca per poter tornare dove vivevo e ricostruire il mio Paese. Non chiedo altro che poter tornare a scuola. Spero che il mondo si accorga di noi e ci aiuti", è la speranza di Lina. "Penso sia molto importante che noi bambini possiamo parlare della nostra vita. È difficile immaginare il futuro del mio Paese quando non abbiamo neanche una casa, ma sono ancora ottimista. Vorrei dire a tutti i bambini del mondo di non allontanarsi mai troppo dalla loro famiglia e di non giocare con oggetti pericolosi", dice Sara.

Bambini e ragazzi come loro hanno chiare aspettative nei confronti degli adulti di riferimento nel loro paese e vorrebbero che si adoperassero per porre fine alla guerra, garantire loro educazione e servizi sanitari e che si impegnassero per la ricostruzione della Siria. Chiedono anche alla comunità internazionale di fare il possibile per trovare soluzioni per chiudere il conflitto e proteggere i bambini, alleviare la loro povertà e sofferenza, investire nella ricostruzione del Paese e aiutare i rifiugiati siriani a tornare a casa. 

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“Tanti bambini in Siria non hanno avuto altro che la guerra, e hanno gli occhi pieni di dolore e violenza. Quelli di cui abbiamo raccolto le testimonianze si sentono soli e insicuri, molti hanno perso la loro famiglia. Chi ha commesso queste gravi violazioni contro i bambini siriani durante il conflitto ne deve rispondere di fronte alla comunità internazionale. Chiediamo ai leader che si incontreranno a Bruxelles di ascoltare la voce dei bambini siriani. Anche se hanno attraversato otto anni di guerra e violenze, sono ancora fiduciosi di poter costruire un futuro migliore per il loro Paese. Chiedono pace, stabilità e istruzione, e la comunità internazionale deve trovare il modo di rispondere alla loro richiesta", Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children Italia.

Alla vigilia della terza Conferenza dei Paesi Donatori a Bruxelles, la ong chiede un impegno pubblico per sostenere una ripresa rapida della vita dei bambini in Siria, con investimenti specifici e continuativi sui settori che riguardano i minori. Le parti in conflitto e la comunità internazionale devono anche creare le condizioni necessarie per la pace e la protezione dei bambini, garantendo a tutti l’accesso ai servizi fondamentali di cui necessitano.
 

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Commenti (1)

  • Poveri bambini e povere persone..

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