È guerra, appello della società civile: "Stop armi italiane alla Turchia, lo prevede la legge"

Via all'offensiva nel nord della Siria. La legge 185 del 1990 impedisce di inviare armi a Paesi in stato di conflitto armato. La Turchia è da molti anni uno dei maggiori clienti dell’industria bellica italiana: “Chiediamo con forza al Governo italiano di adoperarsi"

ANSA/AP

L'invasione del Kurdistan è iniziata. Via all'offensiva della Turchia contro i curdi nel nord-est della Siria. L'annuncio è stato dato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al quale la telefonata con il presidente russo Vladimir Putin non ha fatto cambiare idea. L'offensiva ha provocato finora almeno 11 morti, di cui otto civili, secondo fonti locali. Non solo raid aerei, anche le truppe di terra hanno oltrepassato il confine e sono penetrate nel nord della Siria.

"Stop armi italiane alla Turchia"

La Rete Italiana per il Disarmo esprime forte preoccupazione per le notizie di guerra che giungono dal confine tra Turchia e Siria e per la conferma anche da parte del presidente Erdogan dell’inizio di attività militari e di bombardamenti da parte dell’esercito turco. “Chiediamo con forza al Governo italiano di adoperarsi per fermare un’escalation di conflitto inaccettabile - dice Francesco Vignarca coordinatore della RID - In particolare risultano drammatiche le notizie di fonte curda secondo le quali i primi bombardamenti avrebbero colpito anche obiettivi civili”.

La Rete Italiana per il Disarmo chiede formalmente al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che vengano sospese con effetto immediato tutte le forniture di armamenti e sistemi militari verso il Governo di Ankara, come prevede la legge 185 del 1990 che impedisce di inviare armi a Paesi in stato di conflitto armato.

La Turchia è da molti anni uno dei maggiori clienti dell’industria bellica italiana e che le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland. “Negli ultimi quattro anni l’Italia ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro” sottolinea Vignarca. In particolare nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva per un controvalore di oltre 360 milioni di euro. Tra i materiali autorizzati: armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, arazzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software.

"Non è accettabile - dichiara Giorgio Beretta analista sull’export di armi per la RID - che il nostro Paese, che ha attivamente sostenuto l'impegno delle popolazioni curde di contrasto all'ISIS, continui a inviare sistemi militari alla Turchia che oggi intende occupare militarmente i territori curdi. E' giunto il momento che anche il Parlamento faccia sentire la propria voce chiedendo lo stop alle forniture di sistemi militari di produzione italiana fino a che la situazione non sarà chiarita. L'appartenenza della Turchia alla Nato non può costituire un alibi per non affrontare la questione ed assumere le necessarie decisioni".

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Guerra, perché la Turchia invade il Kurdistan

Perché la Turchia ha deciso di attaccare? La Turchia con questa operazione militare vuole creare una sorta di 'cuscinetto' per evitare di trovarsi le Ypg al di là del confine. Un 'cuscinetto' profondo oltre 30 chilometri, al cui interno costruire 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia.

Ankara, che può contare sull'appoggio di gruppi ribelli siriani che si oppongono ad Assad, considera le Unità di protezione del popolo (Ypg) il braccio siriano del partito dei lavoratori curdi Pkk e quindi un'organizzazione terroristica. 

Amnesty International nel recente passato ha denunciato attacchi indiscriminati da parte dell’esercito turco e dei gruppi armati alleati nelle città di Afrin e Azaz, a nord di Aleppo, in cui sono state uccise decine di civili.

Da quando è iniziata la guerra in Siria, nel 2011, la Turchia ha prima combattuto il regime siriano di Bashar al Assad, con l’obiettivo di instaurare in Siria un regime islamista sunnita opposto a quello sciita degli Assad. Nel 2014, però, il governo turco cominciò a concentrarsi sempre di più sui curdi siriani, visti come una minaccia alla propria sicurezza nazionale mentre diventavano sempre più forti in Siria grazie alle vittorie ottenute contro l’ISIS anche grazie all'appoggio degli Stati Uniti d'America.

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 In verde le forze alleate della Turchia, in giallo i territori del Rojova controllati dai curdi siriani, in rosso le aree controllate da Damasco.

 "Gli Stati Uniti non appoggiano l'attacco turco in Siria e hanno detto chiaramente alla Turchia che questa operazione è una cattiva idea", ha affermato il presidente Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. Trump si aspetta che la Turchia, dopo aver "invaso" la Siria, rispetti "tutti i suoi impegni", tra cui "proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria". "Inoltre la Turchia è ora responsabile nel garantire che tutti i combattenti dell'Isis catturati restino in prigione e che l'Isis non rinasca in nessun modo o forma", aggiunge. "Noi li richiameremo ai loro impegni", afferma il tycoon, e "monitoreremo strettamente la situazione".

"Noi curdi siamo pronti, ci difenderemo in ogni modo"

"Ci stanno attaccando. Sono in corso vergognosi bombardamenti. Noi curdi siamo pronti, ci difenderemo in ogni modo". Così sul Corriere della Sera Nesrin Abdullah, comandante e portavoce delle Unità Femminili di Protezione Popolare (o Ypg.

"Noi curdi siamo abituati a combattere contro nemici più forti. Abbiamo 600 chilometri di confine in comune con la Turchia, un territorio dove è facile applicare le tecniche della guerriglia. Comunque non abbiamo scelta. Erdogan vuole creare una fascia di sicurezza profonda una trentina di chilometri. Ma nella realtà vorrebbe eliminare la nostra presenza organizzata. In passato abbiamo resistito ben 58 giorni prima di abbandonare alla furia criminale turca la piccola enclave di Afrin"

Chi sono i curdi

I Curdi vivono divisi tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia e Azerbaigian, e rivendicano da sempre la creazione di una propria nazione. La parte più estesa del Kurdistan si trova in Turchia, dove vivono 13 milioni dei circa 30 milioni di persone di etnia curda.

L'escalation turca contro le forze curde in Siria ha inizio nel 2018, quando venne attaccata Afrin, nell'ovest del Paese arabo: decine di civili furono uccisi e decine di migliaia lasciarono le loro case a causa dei combattimenti.  Ora la Turchia vuole creare una sorta di 'cuscinetto' per evitare di trovarsi le Ypg al di là del confine. Un 'cuscinetto' profondo oltre 30 chilometri, al cui interno costruire 140 villaggi in cui ricollocare almeno due milioni di rifugiati siriani che attualmente vivono in Turchia.

La Fds, l'alleanza curdo araba che dopo aver sconfitto l'Isis amministra la regione autonoma del Nord della Siria in un messaggio all'Occidente ha messo in guardia dal rischio che l'invasione turca possa fare della Siria una "zona di conflitto permanente". 

M5s: "Condanniamo l’operazione militare lanciata dalla Turchia"

“Condanniamo in maniera decisa l’operazione militare lanciata dalla Turchia nel nord-Est della Siria abitato da una forte componente curda. Siamo molto preoccupati per un’azione che rischia di alterare un equilibrio faticosamente ristabilito nella regione dopo anni di lotta contro i terroristi dell’Isis”. Così in una nota i deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione Esteri alla Camera. “È necessario che tutte le forze internazionali operino per riportare la stabilità in quella zona, a tutela soprattutto di una popolazione che ha svolto un ruolo fondamentale nel contrastare la minaccia terroristica e a tutela dell’integrità territoriale dello Stato siriano. Una nuova guerra vanifica gli enormi sforzi fatti per assicurare la libera e pacifica convivenza tra popolazioni di diversa cultura e religione e crea nuovi pericolosi focolai di scontro”.

È iniziata la seconda guerra siriana: la Turchia attacca i curdi che sconfissero l'Isis

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