L'Islam diviso di fronte alla guerra

La divisione tra Teheran e capitali arabe è dovuta in larga parte nel gioco a scacchi tra Islam sunnita e sciita per l'egemonia del Grande Medio Oriente, ma la consapevolezza di un conflitto le cui conseguenze possono essere inimmaginabili, sembra star riportando tutti gli attori in gioco a una maggiore prudenza

Un eventuale intervento militare americano in Siria fa sempre più paura, e non solo alle opinioni pubbliche e ai governi occidentali, ma anche alle capitali del Medio Oriente, che fino a pochi giorni fa erano "schierate" senza indugi pro o contro il regime di Damasco.

L'Iran, che di Assad è il grande protettore, dopo aver minacciato "gravi conseguenze" in caso di attacco oggi si propone come mediatore nella crisi, mentre la Lega Araba, con in testa l'Arabia Saudita, ha smorzato i toni di condanna nei confronti di Damasco, affermando sempre oggi di non "essere certa" dell'uso di armi chimiche.

La divisione tra Teheran e capitali arabe è dovuta in larga parte nel gioco a scacchi tra Islam sunnita e sciita per l'egemonia del Grande Medio Oriente, ma la consapevolezza di un conflitto le cui conseguenze possono essere inimmaginabili, sembra star riportando tutti gli attori in gioco a una maggiore prudenza.

IL MONITO DEL VATICANO: "SI RISCHIA GUERRA MONDIALE"

LA "MANO TESA" DI TEHERAN - L'Iran ha comunicato alle Nazioni Unite di essere pronto a trovare una "soluzione pacifica" alla crisi in Siria, su cui incombe la minaccia di un attacco militare americano. Lo ha riportato Irib, la tv di stato della repubblica islamica.

Il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, ha avanzato la proposta al segretario di stato Ban Ki-moon nel corso di un colloquio telefonico. "Nel respingere il ricorso alla forza per risolvere la crisi in Siria, (Zarif) ha sottolineato che l'Iran è pronto a trovare una soluzione pacifica", ha affermato. L'Iran ha appoggiato con forza il regime del presidente siriano Bashar al Assad nella rivolta, che si è tramutata in guerra civile, scoppiata nel marzo 2011, in cui finora sono morte 110mila persone.

Teheran, che ha negato l'accusa di armare il regime di Assad, ha cercato di incoraggiare i gruppi dell'opposizione siriana tollerati da Damasco a promuovere negoziati con il governo. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta spingendo per un'approvazione del Congresso di un attacco punitivo contro la Siria, il cui regime è accusato di aver usato armi chimiche contro i civili lo scorso 21 agosto, provocando centinaia di vittime. L'Iran ha condannato l'uso di armi chimiche ma ha suffragato la tesi di Damasco, secondo cui sarebbero stati i ribelli a compiere gli attacchi.

Autorità e vertici militari dell'Iran hanno avvertito negli ultimi giorni che un attacco degli Stati Uniti potrebbe destabilizzare la regione, ma si sono finora astenuti dal minacciare rappresaglie a sostegno di Assad. A Irib, Zarif ha detto a Ban che "un intervento militare in Siria avrebbe conseguenze dannose e diffuse, il controllo delle quali sarebbe molto difficile".

LA BATTAGLIA DIPLOMATICA TRA MOSCA E WASHINGTON

LA POSIZIONE DELLA LEGA ARABA -  "In Siria c'è una nuova forma di "Guerra Fredda, e giriamo in un circolo vizioso", ha affermato il segretario della Lega Araba, Nabil Arabi. L'organizzazione dei Paesi arabi, ha ribadito Arabi, chiede che "tutte le iniziative punitive contro il regime siriano siano nell'ambito della carta Onu e l'accordo per il bando all'uso delle armi chimiche". La condanna sull'uso di armi chimiche in Siria, ha continuato Arabi, "non significa che siamo completamente certi che il regime di Assad abbia commesso questo crimine, ma la responsabilità ricade sul governo in carica, che deve proteggere il popolo siriano".

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